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Martedì 16 aprile, ore 2024
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Ciao Memina

Ieri 17 aprile ci ha lasciato Filomena De Ruvo, per tutti Memina. Molti non la conosceranno, molti altri sì. Memina è stata un pezzo vivo di storia della nostra tanto amata AC, essendo stata presidente diocesana della ormai ex Diocesi di Ruvo.

Il ricordo di Michele Mastropirro:

“Vocazióne”: [dal latino “vocatio -onis”, «chiamata, invito», der. di “vocare” «chiamare»]. “Nel linguaggio cristiano: la Vocazione è la chiamata di Dio per gli uomini, affinché realizzino il progetto che Dio ha pensato per la felicità di ciascuno.”  “Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (Gen 29,11).
Ieri 17 aprile verso le 18:30 ci ha lasciato Filomena De Ruvo, per tutti Memina.  Molti non la conosceranno, molti altri sì. Memina è stata un pezzo vivo di storia della nostra tanto amata AC, essendo stata presidente diocesana della ormai ex Diocesi di Ruvo.  Ho ricordi ben nitidi di Memina, vicina di casa e tanto amica dei miei nonni, nonché madrina di cresima di mia madre. Ho avuto la grande fortuna e il grande privilegio di ascoltare la sua diretta testimonianza di fede e di vita: dalla sua amicizia unica con don Tonino Bello alla grande esperienza missionaria in America Latina.  Il 17 settembre 1987 infatti, a sessantadue anni, Memina decise di partire per l’Argentina, anticipando il pensionamento dal servizio scolastico, (Memina era maestra di scuola elementare, la sua più grande passione).  “Il Signore mi chiamò e non ho potuto che rispondere presente alla sua chiamata.” – mi disse.
Con le lacrime agli occhi e il cuore tremante, non riuscivo a comprendere a fondo la forza di questa grande donna, che senza alcun tipo di esitazione, rinunciò alle comodità della sua vita, per rispondere con un grosso e pesante “sì” alla chiamata di quel Dio a cui, da sempre, si è affidata. Carica di tutte le sue paure che come macigni le pesavano sulle sue spalle, partì per un viaggio missionario che la tenne lontana da casa per due lunghissimi anni.
La sera del ritorno dall’Argentina, lo stesso don Tonino la attese in casa di dei miei nonni, trattenendosi fino a tardi guardando la partita dell’Italia. Non potendo aspettarla fino a tarda notte ritornó da lei al mattino seguente con un mazzo di rose rosse per poi restare pranzo a casa sua.  Una maestra di fede, una serva di Dio che ha vissuto la sua vita in funzione del servizio, con lo sguardo rivolto verso il cielo, verso il suo amato Padre Celeste, e le braccia tese verso il basso, verso gli ultimi.
Il coraggio di una donna che ha saputo rinunciare a tutto per aiutare i più bisognosi.  Non è un caso che lo stesso Don Tonino, “suo Vescovo” le scriveva: “[…]Alla tua scuola, quando tornerai qui, mi voglio iscrivere anch’io e seguirò come un alunno della primina, le tue lezioni di speranza.  Il Signore ti inondi di grazia e di tenerezze, un abbraccio Don Tonino tuo Vescovo”

Il mio invito (e desiderio) è quello di affidarle una preghiera, affinché trovi la luce che per tanto, troppo tempo, ha aspettato. Memina non è stata solo una donna, ma una grande donna, mia maestra di fede, mia maestra di vita e soprattutto parte della mia famiglia.




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