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Martedì 16 aprile, ore 2024
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XVIII Assemblea diocesana: intervento di Paola Fratini

La prima cosa che voglio dirvi oggi è GRAZIE, lo dico a mio nome, a nome di tutta la Presidenza Nazionale e del consiglio e lo faccio concretamente consegnando al presidente, ai consiglieri uscenti, ai presidenti parrocchiali e in loro a tutti voi un segno che il Presidente ha voluto far giungere in ogni diocesi.

Quando diciamo grazie per la nostra associazione credo che a tutti venga spontaneo pensare ad un volto o ad una realtà che l’ha accompagnato dentro l’associazione. E’ importante sempre dire grazie a chi ha consegnato a noi l’eredità e il patrimonio della storia e del cammino di fede dell’associazione ma anche a chi l’ha custodito, lo custodisce oggi e lo custodirà da ora in poi

È un grazie doppio: è l’associazione che ringrazia ogni responsabile e ciascuno di voi, ma è anche il grazie nostro all’associazione per averci permesso di fare questo tratto di strada insieme, strada che continua e in cui la gratitudine deve essere come carburante

Un piccolo gesto: grazie a chi hai accanto!

 

Quello del cammino assembleare mentre ci rende ancor più consapevoli di una storia che passa di mano in mano, e di cuore in cuore, è momento importante perché ci rinnova la consapevolezza che siamo dei traghettatori, non possediamo il cammino ma neppure lo chiudiamo

Sappiamo che si avvicenderanno nuovi volti di responsabili nell’associazione ma che i nostri cuori continueranno a battere all’unisono in un cammino che continua, non si ferma e non finisce.

E’ un po’ come pensare che abbiamo tra le mani un gomitolo, che con cura srotoliamo e dipaniamo ma il cui filo lo dobbiamo utilizzare per tessere insieme. Chi ha svolto la responsabilità fin ora ha fatto un disegno che non è finito, e mai lo sarà, adesso passa il filo, senza spezzarlo, ad altri ed il disegno sarà comunque bello anche se lo stile potrà essere diverso.

 

All’inizio di questo cammino assembleare, con la consegna di una traccia preliminare per il documento assembleare, il desiderio era quello di ascoltare tutti i soci valorizzando l’unitarietà, la partecipazione anche ai simpatizzanti e a coloro che si sono un po’ allontanati dall’associazione, cercando anche di aprire il cammino ad altre aggregazioni con cui costruire alleanze e al territorio, nel desiderio di rispondere alla richiesta di Papa Francesco di prenderci cura della costruzione di un «noi sempre più grande», questo lo avete fatto nel cammino che ha portato a questa assemblea e dobbiamo continuare a farlo, insieme, nel nostro cammino associativo ordinario.

 

Con la riflessione di questo cammino assembleare desideriamo prenderci cura di questo nostro tempo e della vita comune di tutti, attraversare le sfide che siamo chiamati a vivere cercando di leggerne insieme i segni e provare a dare risposte alle domante “giuste” come già gli orientamenti triennali ci invitavano a fare, a quelle domande che ci vengono fatte…non a quelle che nessuno ci fa…

 

Ecco che per dare queste risposte, e in tal modo essere testimoni di ciò che il Signore ha fatto e fa, il nostro tessuto che vogliamo tessere ha sulla trama e sull’ordito alcuni aspetti, affidati nella traccia inviata dal centro nazionale, che voi avete ben ripreso nella vostra riflessione che ha portato a questa assemblea raccogliendoli nel vostro documento assembleare e riproposto in base a ciò che il vostro territorio richiede, sono lenti con cui leggere la nostra realtà, punti su cui porre attenzione:

persone e comunità,

comunione e responsabilità

formazione e cultura,

sinodalità e spiritualità

 

 

Nel primo, persone e comunità, sottolineate in particolare quanto sia importante l’accompagnamento di ogni persona, “avviare un processo rieducativo che, sullesempio di Cristo, possa far comprendere che una comunità è cristiana se le persone che la abitano sono disposte a mettere daccordo la propria identità con lalterità”

 

Alla base di questo processo ritengo che ci sia la capacità di tessere relazioni: la cura di esse e direi le relazioni di cura.

 

Per noi in Azione Cattolica questo è sempre stato un punto fondamentale ed è correlato al desiderio di tenere il tempo della vita di tutti, perché la cura più grande è quella che ci aiuta a capire quali sono i tempi delle persone e a stare dentro ad essi, sincronizzarsi con ognuno (nelle fragilità, in certe fasce di età o situazioni di vita che richiedono maggior attenzione – vedi gvss, famiglie, fuori sede)

 

Quello della cura è davvero ciò che deve guidarci, è fondamentale, perché con la cura si promuove l’associazione e si generano nuove e rinnovate responsabilità.

Ma come si può esprime questa cura? … si può esprime nell’accompagnamento reciproco e per noi nell’unitarietà tra adulti e giovani e tra adulti di diverse età e condizioni di vita .

Questo aspetto è fondamentale, ci permette di vivere la comunione in modo completo perché l’unitarietà non è fare le cose insieme, non soltanto questo, ma pensarle insieme e dare a tutti dai piccoli ai grandi la possibilità di dire una parola che ha lo stesso peso di quella dell’altro. Questa comunione che si esprime nell’unitarietà ci aiuta a vivere insieme l’associazione e a evitare il rischio della autoreferenzialità.

 

Altro aspetto sicuramente importante è quello riguardante formazione e cultura. La formazione in Azione Cattolica è fondamentale, sta alla base di ogni nostro fare e pensare è quello che il nostro statuto ci chiede, ci permette di accompagnare il servizio dei responsabili e la loro crescita ed è importante però non solo come studio  personale o di gruppo ma anche quando diviene esperienza vissuta in comunità.

 

Parlate nel documento di “una formazione che sia essenziale, graduale, progressiva, modulare e flessibile, rispondente alle diverse fasi di maturazione di ciascuno e centrata su esperienze qualificanti e incarnate nel territorio.” questa la si attua se riusciamo ad essere comunità educante.

 

Mi soffermo un attimo di più sugli altri due temi (sinodalità e spiritualità, comunione e responsabilità) perché sono quelli che come presidenza nazionale ci siamo detti che sono importanti da sottolineare e con i quali vogliamo anche dare unità con tutte le altre assemblee che si svolgono in Italia, tra ieri e oggi se ne tanno celebrando circa 40 in contemporanea con la nostra!

 

Il brano che ci guida e ci accompagnerà verso l’assemblea Nazionale è quello di Atti 10 da cui è tratto il versetto “Testimoni di tute le cose da lui compiute” e in cui Pietro, invitato in casa di Cornelio (in una sorta di incontro sinodale), annuncia Gesù, sottolinea il suo essere testimone “prescelto” del Cristo e riconosce poi però che Dio non fa preferenza tra le persone ed è Signore di tutti….è questo quasi un invito, a passare dalla popolarità, richiamata nello scorso cammino assembleare, al noi più grande che oggi ci sollecita ad andare sempre più “fuori” dalle nostre comfort zone.

 

Se vogliamo essere testimoni di tutte le cose compiute dal Signore ed essere una associazione veramente accogliente e inclusiva che annuncia con coraggio Gesù Cristo dobbiamo prima di tutto tenere sempre presente che è partendo dalla Parola e dalla nostra vita spirituale che dobbiamo cercare di trarre la nostra capacità di riconoscerci un popolo e creare insieme quel “noi sempre più grande”.

 

Se lasciamo che lo Spirito “danzi” in mezzo a noi sapremo rappresentare una metafora vivente di chiesa che accoglie e ama, quella chiesa che noi vogliamo essere e nella quale possiamo essere testimoni, se rinnoviamo il desiderio di tenere il tempo della vita di tutti e di farlo attraverso l’ascolto e, come ci stiamo abituando sempre più attraverso uno stile SINODALE

 

Ci dobbiamo sentire fortemente incoraggiati a vivere la nostra corresponsabilità associativa al servizio del cammino sinodale, che sappiamo essere non un evento, ma una esigente esperienza di conversione pastorale che segnerà il futuro della Chiesa.

 

Dobbiamo sentire urgente portare nelle Comunità parrocchiali lo slancio e l’apertura missionaria che viene da EG 24 e sentirci chiamati a prendere l’iniziativa, coinvolgerci, accompagnare, fruttificare e festeggiare.

 

Il nostro essere “palestra di sinodalità” ci deve ricordare che dobbiamo fare si che l’associazione possa, come ha sempre fatto da più di 150 anni, aiutare la Chiesa a stare nella storia, a vivere accanto alle persone.

 

Aiutare la Chiesa a stare nella storia è un impegno grande ma che sicuramente abbiamo la forza di sostenere, ce lo insegnano i tanti testimoni della nostra associazione che nel tempo ci hanno preceduto e sono stati educatori, cristiani e cittadini a tutto tondo e sono stati pronti ad affrontare le emergenti sfide culturali, pastorali e sociali.

 

Il nostro essere soci di AC che vivono con stile sinodale, nella chiesa e nel mondo, dovrebbe essere vissuto un po’ con l’immagine del meridiano (che gira tutto il mondo) e lo fa però incrociando tutti i paralleli e con essi si interseca.

Questa immagine dell’incrocio, dell’intreccio, sollecita l’idea di quei piccoli punti di incontro che ci permettono di capire dove siamo, ci parlano di capacità di incontrare l’altro, e anche di riconoscere in ogni momento dove siamo e cosa possiamo fare per la nostra chiesa e la nostra società qui ed ora.

 

Con la nostra presenza e con lo stile del meridiano che incrocia tutti i paralleli cerchiamo di  favorire questo itinerario sinodale che pian piano si tradurrà in concretezza, e arriverà a decisioni operative, perché possa di fatto aprire orizzonti e gesti di speranza.

 

Allora il nostro praticare la sinodalità, …stile ecclesiale che ci richiama il primato delle persone sulle strutture e che stimola allincontro e al confronto tra le generazioni, sarà ancora una volta favorire e attivare ALLEANZE come già facciamo da tempo.

 

Proprio in questo però non dobbiamo cadere nella tentazione di dire “ma noi lo facciamo da sempre”.

Una palestra di sinodalità, è tale se in essa continuiamo ad allenarci e se non perdiamo la forma, uno sportivo non si ferma e non si accontenta mai ma cerca sempre di raggiungere un ulteriore obiettivo e questo è quello a cui anche noi come associazione siamo chiamati….

 

Questo stile tradotto nella vita non può far altro che divenire annuncio e ci permetterà di esercitare  e di vivere anche nella quotidianità la conversazione spirituale  “come esercizio di dialogo, ascolto e discernimento nelle proprie comunità”  ci porrà nella chiesa italiana aiutandola ad essere generatrice di speranza per il Paese e fermento di dialogo: sempre ricordando ciò che Papa Francesco ha detto a Firenze nel 2015 ossia che dialogare è fare le cose insieme.

 

Essere responsabili in AC è prima di tutto essere responsabili insieme, la corresponsabilità che ci caratterizza e che viviamo tra noi laici e con i sacerdoti assistenti è già testimoniare un modo di essere, un po’ rifar tornare quel “guardate come si vogliono bene” che troviamo in Atti, e ci fa essere “discepoli-missionari”

 

Richiamare l’idea di discepolo missionario che papa Francesco ci ha suggerito in EG è importante perché ci aiuta a comprendere il binomio responsabilità e missionarietà che potrebbe sembrare strano perché spesso rischiamo di vedere la responsabilità come una cosa  solo “nostra” e troppo personale.

 

Quando in AC si parla di responsabilità, rischiamo di pensare solamente alla sua declinazione più pratica e concreta, il ruolo, e questo specialmente in questo periodo rischia di farci impaurire perché tendiamo a dimenticare che la responsabilità è e deve essere una meta, lo stile con cui vivere tutta la nostra crescita formativa … se è così questo non può allora che farci gioire: la mia responsabilità fa bene anche a me!

E tutto ciò che fa bene a me non posso tenermelo per me ma devo donarlo.

 

Dobbiamo sempre più far comprendere l’importanza di vivere la responsabilità non come un ruolo passeggero ma come meta e come uno stile che ci rende più responsabili anche altrove, in ogni ambiente di vita, rendendo viva una associazione di persone che si prendono cura le une delle altre.

 

Quindi possiamo dire e sottolineare sempre e specialmente nel cammino assembleare, che la responsabilità è essa stessa formativa.

 

Nel cuore del nostro PF quando viene illustrato quale è il fine dell’AC la responsabilità è una delle 4 mete attraverso cui si declina (insieme a interiorità, fraternità, ed ecclesialità) ed è parte del percorso indispensabile per formare quei discepoli-missionari testimoni delloriginalità della vita secondo il Vangelo che è quello che più ci deve stare a cuore.

 

Essere responsabili in associazione non vuol dire solo saper stare con i ragazzi, essere dotati di capacità che ci permettono di camminare con i giovani e capaci di organizzare dei bei momenti per gli adulti. Siamo responsabili perché come battezzati siamo chiamati ad  una vita cristiana che ci chiede di prenderci cura dei fratelli e della chiesa, di metterci in gioco per essi e con essi nella misura in cui in quel momento possiamo… e, c’è poco da fare questa è vocazione di tutti!

E questo lega la responsabilità con la missione dei discepoli – missionari della chiesa del terzo millennio

 

È poi vero che dalla forma comunitaria e organica, tipica dell’associazione, viene la necessità che alcuni si prendano una maggiore responsabilità” e ricoprano dei ruoli per garantire un certo coordinamento così da permettere che tutte le parti restino vive e portino frutto per la chiesa e per il mondo, per realizzare il fine apostolico generale della Chiesa che è ciò a cui il nostro statuto ci chiama ed il bel motivo per cui oggi siamo qui

 

Vivere e testimoniare che la responsabilità è una meta e che è essa stessa formativa sarà allora fondamentale perché non accada quello che spesso ci capita di vedere: ovvero due polarità: o diventiamo responsabili equilibristi oppure ci allontaniamo.

 

Dobbiamo guardarci bene dal vivere l’AC come un’agenzia di servizi per cui lavoriamo. lAC è un luogo dove siamo persone a tutto tondo. È proprio vero come associazione crediamo che sia possibile realizzare il sogno di permettere a tutti di vivere bene la nostra identità associativa non solo “facendo le cose di AC” ma “vivendo l’AC” anche perché non possiamo permettere e non vogliamo che la nostra associazione perda il suo essere di tutti e per tutti, la sua popolarità, e diventi una associazione di soli responsabili (nel ruolo) con il rischio di perdere per strada chi non riesce a stare al tempo con i programmi associativi.

 

C’è un ultima cosa che vorrei sottolineare oggi, in questa assemblea elettiva non possiamo dimenticare l’importanza dell’essere qui e di quello che i delegati sono chiamati a fare, l’importanza della scelta democratica.

 

lo faccio dopo aver accennato alla responsabilità perché se questa la intendiamo come corresponsabilità allora è evidente che la scelta democratica è proprio quel qualcosa che ci permette di costruire unesperienza che nasce dal contributo di tutti e si avvale della partecipazione di ciascun aderente.

 

È legata alla responsabilità perché la scelta democratica è una scelta di corresponsabilità.

 

La scelta democratica non è legata solo a candidature e elezioni, queste sono importanti e fondamentali anche perché ci aiutano ad evitare leaderismi e movimentismo. Ma non dobbiamo dimenticare che siamo tutti chiamati a sostenere l’impegno di alcune persone, per accompagnarle affinché non si sentano sole.

Questa è la nostra scelta democratica!

 

E ricordiamo, nel tempo che ci sta davanti…nel triennio che arriva che democrazia come scelta è anche accettare di andare avanti insieme accogliendo anche una maggiore lentezza che può venire dalla necessità di creare consenso e di consentire la maturazione delle prospettive che si scelgono INSIEME

 

Una domanda che ogni tanto, inevitabilmente, mi faccio e che mi piace fare quando incontro le diocesi è “Ma vale la pena?” io credo che come anche Vittorio Bachelet ci ricorda si, valga la pena anche se un po’ di fatica è da mettere in conto nella consapevolezza che si tratta di quella fatica bella, quella fatica indispensabile per giungere alle cose belle…a me piace il vostro bel mare ma mi piacciono anche le montagne e so che senza fatica non si ha prospettiva

 

Ma essere Testimoni di lui come laici di AC lo si fa con queste scelte di cui abbiamo parlato, lo si fa con la nostra vita e anche dimostrando la bellezza di essere laici associati che, sempre per dirla con Bachelet, si vogliono bene e vogliono bene alla chiesa….ed è importante anche dirlo e ridircelo e noi lo faremo il 25 aprile in piazza san Pietro a Braccia aperte per accogliere tutti e li vi aspetto numerosi!

 

Scarica il Pdf dell’intervento di Paola




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