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Venerdì 17 luglio, ore 2026
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L’etica del volto vince la retorica della paura – riflessione dalla CDAL

Il direttivo della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali condivide una nota sull’attualità politica e sociale.

L’etica del volto vince la retorica della paura

Un passo della Scrittura, conosciuto come l’“apologo di Iotam” (Gdc 9, 8-15), si sta rivelando
drammaticamente attuale: con le metafore degli alberi, il testo parla di un certo Abimelek –
politico che oggi definiremmo opportunista e cinico – paragonandolo alla pianta del rovo.
«Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all’ulivo: “Regna su di noi”.
Rispose loro l’ulivo: “Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano degli uomini?” La richiesta a
regnare viene per questo rivolta al fico e poi alla vite, alberi nobili e fecondi, ma anche questi
rinunciano al comando per dare precedenza ai loro frutti. E così, alla fine, gli alberi ripiegano sul
rovo, che naturalmente accetta di diventare loro re».

Se consideriamo la situazione mondiale in questo momento, il messaggio è alquanto immediato: ci
stiamo lasciando guidare da governanti incapaci e ignoranti che ambiscono al potere inneggiando
a ideologie populiste e demagogiche.
Assistiamo, in queste settimane, alla crescente visibilità di un movimento politico che fonda gran
parte della propria comunicazione su messaggi divisivi che seminano odio. Si tratta di una linea
che suscita in noi forte preoccupazione perché non sembra orientata alla costruzione del bene
comune, ma alla ricerca del consenso tramite ricette estreme e manichee. Queste posizioni
semplificano la complessità del nostro tempo – attraversato da trasformazioni economiche,
tecnologiche e culturali senza precedenti – con il solo effetto di indebolire la tenuta democratica
del Paese.
Bersaglio di tale ideologia oscurantista sono stranieri, persone con disabilità, donne, omosessuali
e, più in generale, chiunque venga percepito come diverso o non conforme a determinati modelli
culturali e sociali.
L’ultima provocazione, espressione di un machismo nostalgico, è l’eliminazione del reato di
femminicidio. Questa specificazione giuridica non intende avallare l’idea che la vita di una donna
valga più di quella di un uomo, bensì indicare il movente sotteso alla sua uccisione. “Sono

femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli
uomini hanno delle donne”.
Sono parole di Michela Murgia, scrittrice e saggista che ha lottato fino alla fine per cambiare la
lingua su cui costruiamo la nostra società. Rifiutare questo termine significa negare la realtà, ma
soprattutto segna un pericoloso arretramento in un percorso culturale collettivo che ha portato
finalmente nel dibattito pubblico e politico un fenomeno a lungo considerato esclusivamente
privato.
In ambito educativo, si torna a proporre la creazione di classi separate per gli studenti e le
studentesse con disabilità, ignorando decenni di progresso culturale e civile. L’idea, lungi
dall’affrontare i reali problemi del nostro sistema di istruzione, non solo svilisce il lavoro di chi
quotidianamente con professionalità e competenza si spende per la piena inclusione dei più fragili,
ma è anche incostituzionale in quanto nega un diritto fondamentale. E ancora, a scuola
l’inclusione non è una possibilità concessa a chi è in difficoltà, ma piuttosto un’opportunità per
tutti gli studenti che imparano a confrontarsi con la diversità, a costruire relazioni improntate al
rispetto reciproco e ad allenare l’empatia, preparandosi così a vivere nella società reale.
Per non parlare del livore nei confronti degli stranieri, alimentato dal banale slogan “l’Italia agli
Italiani”, come se la questione migratoria, fenomeno che caratterizza la storia umana da
millenni, si potesse risolvere con i respingimenti armati, oggi ribattezzati “remigrazione”, ovvero
vere e proprie deportazioni.
Dinanzi a tale deriva politica ed etica, come Aggregazioni laicali della nostra diocesi, siamo
chiamati ad essere fedeli al magistero del Venerabile don Tonino Bello e alla sua “etica del volto”,
riaffermando la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua provenienza, condizione
sociale, genere, orientamento di vita o fragilità. Si tratta di un valore non negoziabile, radicato nel
Vangelo e alla base della Costituzione italiana.
Risulta quindi essenziale ridestare le coscienze sopite, educare al pensiero critico per contrastare
la polarizzazione delle posizioni e la disinformazione. Dobbiamo smontare la retorica della paura
promuovendo una cultura dell’accoglienza, e accrescere la presenza attiva nelle periferie urbane,
dove si concentrano le contraddizioni che generano emarginazione.
Solo questa vicinanza, carica di speranza, potrà dare futuro ai territori.
Facciamo appello ai partiti politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni e a tutte le realtà
civili affinché promuovano una cultura del dialogo, del rispetto e della partecipazione democratica,
contribuendo a costruire prospettive concrete di crescita umana ed economica per le nostre
comunità.

                                                                                                                                                                                                                                                                                               Il direttivo della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali



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