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Domenica 21 ottobre, ore 2018
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Pochi passi e sarai a Molfetta, papa Francesco!

Adesso manca davvero poco al 20 aprile, una data storica che resterà nel cuore di tutti quelli che, dalla diocesi e dalle città limitrofe, si raccoglieranno a Molfetta per incontrare papa Francesco, sui passi di don Tonino. L’entusiasmo è ovunque, seguito da qualche preoccupazione e disagio per motivi logistici; d’altronde non è semplice prepararsi ad un evento così straordinario. L’Ac, da sempre vicina al Papa, è in trepida attesa.

Perciò vogliamo ancora una volta far emergere la gioia per questa visita, soprattutto perché questi due uomini di fede hanno notevoli e variegati punti di contatto, come in molti hanno notato sin dai primi tempi di pontificato: quel modo di porsi così garbato, diretto, semplice, per tutti, quell’essere tra la gente e per la gente, quell’essere operatori di pace, quell’amore sconfinato per i poveri.

Papa Francesco e don Tonino sono anzitutto credibili, perché le loro parole, sempre tese a incoraggiare, dare animo, sostenere, trovano compiutezza nei gesti visibili: il muoversi a piedi, da solo, del Papa ricorda le passeggiate di don Tonino tra i cantieri navali o in stazione, tra le nostre strade; la scelta di allestire docce, bagni e barberie per i senzatetto in Vaticano richiama il senso pratico di ospitalità del nostro vescovo, che tante volte ha accolto in casa sua famiglie sfrattate, albanesi sbarcati a Bari o Molfetta, senza fissa dimora e gli esempi potrebbero continuare.

Oggi la gente va di fretta, non ha tempo per ascoltare, è spesso sovrappensiero o di malumore. Eppure il Papa e don Tonino, ai suoi tempi, sono nell’immaginario comune persone – e pastori – solari e sorridenti, capaci di parlare e abbracciare con lo sguardo, capaci di fermarsi e accarezzare il volto.

Sono uomini di Dio, al servizio della Chiesa e del mondo, in grado di chinarsi per lavare i piedi ai detenuti; di provare rabbia per non aver fatto abbastanza per impedire a qualcuno di sprecare la vita con alcool, gioco d’azzardo, droga, prostituzione; di restare in preghiera a lungo per rigenerarsi; di mettersi in marcia o in volo per raggiungere chi ha bisogno e dare speranza. Uomini per cui conta il potere dei segni e non i segni del potere. Sono “uomini della possibilità”, per i quali non c’è tristezza che non possa tramutarsi in gioia, affidandosi al Signore; non c’è sofferenza che non abbia un motivo di grazia; non c’è limite che non possa ridimensionarsi nell’immensità della misericordia di Dio.

Quanti giovani ha animato don Tonino, a quanti ha fatto cambiare vita con scelte radicali; quanti giovani sentono papa Francesco al fianco del loro percorso. Quante esortazioni a non smettere di sognare («Vi auguro che possiate essere sognatori. Vedete: il mondo non va male perché ci sono troppi che sognano, ma va male perché sono troppo pochi i sognatori. E il credente deve essere un sognatore» tratto da “Cieli nuovi e terre nuove: l’audacia di un’utopia che cambia la storia”, messaggio di don Tonino Bello ai giovani, gennaio 1993). Quante sollecitazioni a non arrendersi («Non lasciatevi vincere, non lasciatevi ingannare, non perdete la gioia, non perdete la speranza, non perdete il sorriso», tratto dal Discorso di papa Francesco ai giovani di Bogotà, settembre 2017). Entrambi hanno invitato e invitano ad essere audaci, a tendere al vero, a vivere con intensità e amore.

Cogliamo allora l’invito di don Tonino, in una lettera ai giovani, per vivere questi ultimi giorni prima di venerdì 20 aprile, quando avremo il “privilegio” di accogliere in diocesi papa Francesco:  sprizzate gioia da tutti i pori!




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