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Martedì 20 ottobre, ore 2020
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“All’altezza del loro cuore” – Convegno

Gli appuntamenti nazionali per chi ha scelto il servizio educativo sono momenti di confronto, conoscenza e preziosissimi spunti. Per questo al convegno per educatori Acr “All’altezza del loro cuore”, svoltosi a Roma dall’11 al 13 dicembre, c’eravamo anche noi dell’équipe diocesana Acr.
E poiché vogliamo condividere con il resto degli educatori del nostro territorio le riflessioni e le provocazioni, vi offriamo un report su questa avventura formativa.

1. Convegno Ecclesiale di Firenze e servizio educativo: ecco i frutti

Anche quest’anno l’ACR italiana si è riunita a Roma per vivere un momento formativo tra i più belli e costruttivi di tutto l’anno associativo.
Sarà l’atmosfera gioiosa dello stare assieme, il sentirsi parte attiva di una grande famiglia, incrociare persone con storie diverse, avere l’opportunità di fermarsi a riflettere su tematiche vicine e attuali guidati dalle intelligenti provocazioni dei relatori… sarà senza dubbio l’entusiasmo e l’energia che mai mancano in Acr a rendere speciale questo evento, che acquista ancor più valore inserendosi in un momento fondamentale per la Chiesa italiana impegnata a novembre nel Convegno Ecclesiale di Firenze e che si appresta a vivere l’anno giubilare della Misericordia che Papa Francesco ha da poco inaugurato. Il tutto alle porte del Natale, espressione grande dell’amore di Dio verso gli uomini. Insomma…non ci siamo fatti mancare proprio niente!!

Ma quali sono i frutti di questo convegno?

Il primo è sicuramente il cambio di prospettiva nei confronti dei più piccoli, spesso lasciati ai margini di discussioni e problematiche “da adulti”, senza renderci conto del contributo fondamentale che possono e devono dare. Occorre infatti guardarli non come soggetti passivi da accompagnare nel percorso di crescita ma come una risorsa preziosa da custodire e far germogliare, perché gli unici capaci di educare allo stupore per la vita, di custodire la nostra identità e integrità, essendo molto esigenti rispetto alle promesse che facciamo. Ecco allora che i ragazzi diventano i veri protagonisti di tutto il processo educativo e la loro formazione assume un’importanza da non sottovalutare, in quanto si rivolge agli adulti di domani. L’approccio educativo va quindi in un’unica direzione e vede l’avvicinamento tra educatore e bambino in una connessione virtuosa per entrambi; un avvicinamento che trova la sua realizzazione più alta nel porci davvero all’altezza del cuore dei più piccoli, con generosità e umiltà.

Il secondo è la proposta di un metodo di lavoro sinodale, nuovo e rivoluzionario, sintomo di una Chiesa in cammino (anzi “in uscita”), capace di vivere concretamente il “Qui e Ora” a partire dalla sua vicenda storica senza per questo dimostrarsi autoreferenziale. Una Chiesa che cerca di coniugare Fede e Storia, lasciandosi guidare da entrambe per rapportarsi con il mondo contemporaneo ed evitare di camminare su un piano parallelo.

È un metodo basato innanzitutto sul porsi in ascolto e sulla capacità di confrontarsi in maniera diretta e trasversale con ogni membro della comunità (vescovi, preti, laici, grandi e piccoli), nessuno escluso. I ragazzi acquistano così un ruolo centrale di responsabilità educativa ponendosi sia come punto di arrivo ma soprattutto di partenza per una crescita umana qualitativamente alta di tutta la comunità parrocchiale. Se vogliamo, si tratta di una catechesi esperienziale “al rovescio”, in cui giovani e adulti, a partire dalla loro storia riscoprono la bellezza di credere, guardando il mondo dall’altezza genuina degli occhi e del cuore dei bambini.
Per far sì che questo accada dovremmo però fornire loro l’attenzione e gli strumenti necessari per esprimersi anche su tematiche oggi fondamentali, quali la famiglia come luogo pratico dell’amore, la custodia del creato e la cura del bene comune, il protagonismo nella vita democratica e con il loro aiuto trasfigurare l’umanità e abitare la città, recuperando così la gratuità del dono di sé, la meraviglia e la bontà che tanto ci mancano in questi ambiti.

Il terzo è ancora una volta la riflessione sul ruolo dell’educatore, vero oggetto di studio di questo convegno. Un giovane/adulto audace e creativo, un vero cristiano consapevole che sceglie di dire “sì” all’essere prima che a fare l’educatore. Una persona capace di commuoversi davanti ai bambini, di muovere cioè il suo cuore perché chi gli è accanto lascia il segno.

Siamo davvero educatori se viviamo con gioia la dimensione dell’apertura e del dono di noi stessi ai ragazzi, quando cioè mettiamo da parte la tristezza individualistica del porre sempre al centro il nostro io permettendo a Dio di entrare nella nostra vita e di condurci al di là di noi stessi, proiettati all’esterno, verso l’altro.

Siamo davvero educatori se scegliamo di amare la verità, il bene e la giustizia, di vivere con pienezza e lode ogni momento della nostra giornata, di svolgere bene il compito che ci viene affidato, senza improvvisare o lasciare nulla al caso, avendo sempre il gusto del lavoro fatto bene.

Siamo davvero educatori se portiamo a termine il nostro mandato con gioia e non con pesantezza, senza avere la presunzione di andare avanti da soli ma avendo sempre chiaro il senso della collaborazione che in AC diventa corresponsabilità.

Siamo davvero educatori se pratichiamo l’ascolto e il dialogo per crescere e far crescere.

Siamo davvero educatori se siamo giovani e adulti veri, sani, forti e radicati in Cristo, presenze significative prima di tutto all’interno dei nostri gruppi di appartenenza.

Siamo davvero educatori se siamo capaci di far vedere ai piccoli che per essere grandi devono lasciarsi accompagnare e noi per accompagnarli dobbiamo farci piccoli.

Siamo davvero educatori  se ricordiamo i nostri ragazzi nella preghiera, ringraziando il Signore per la meraviglia di questo dono; se li amiamo con tutto il nostro essere, provando in ogni momento a raggiungere l’altezza del loro cuore adeguando il nostro battito al loro.

2. Ragazzi e partecipazione

Di ritorno da questa sempre nuova ed attesa esperienza, il convegno si fa vivo nella nostra quotidianità.
Questo appuntamento nazionale si è aperto con l’intervento di Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, presente alla nascita dell’ACR nel lontano 1969. Quando ci proponemmo la nascita dell’ACR –ha detto – lo facemmo solo ed esclusivamente in virtù della formazione degli educatori, perché dietro giovani ed adulti di Azione Cattolica si può avere la vera Azione Cattolica dei Ragazzi. La formazione non è sufficiente se non è accompagnata dalla consapevolezza di ogni educatore del suo essere cristiano. Sono questi due ingredienti a caratterizzare il “sì” vero e autentico dell’educatore.

L’appello di Mons. Galantino è stato accompagnato da una proposta concreta: il metodo sinodale. Uno strumento che prevede l’ascolto, il confronto e soprattutto la capacità di cambiare opinione perché si è stati capaci di ascoltare con interesse l’altro. L’altro, in questo caso, può essere anche un bambino e, affinché questo possa accadere, è necessario instaurare una relazione con lui, semplicemente abbassandosi, inginocchiandosi all’altezza dei suoi occhi, che poi sono il suo cuore.

xSulla stessa linea è intervenuta Chiara Giaccardi, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la quale ha parlato di prospettiva laterale, nonché la capacità di porsi accanto al bambino, prenderlo per mano come compagni dello stesso viaggio, instaurando una relazione di reciprocità. D’altronde, come si può educare, se non si parte dal contesto del bambino? Nell’educazione tutto è connesso, perciò l’esperienza del bambino è collegata al contesto in cui si manifesta, dal quale poi si deve partire per attuare l’intervento educativo.

Il contesto dei ragazzi è legato soprattutto alla vita nella città. Una parte del convegno è stata dedicata al ruolo che i ragazzi rivestono nella Società, in quanto “costruttori di città”. A tal proposito molto interessanti gli interventi di Giovanni Tarli Barbieri, docente presso l’Università di Firenze, e Sandra Zampa, onorevole e Vice Presidente della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza. Entrambi hanno esaltato l’attenzione che la nostra Costituzione pone verso l’uomo, in tutta la latitudine della sua vita: dall’infanzia al lavoro, dalla salute all’esperienza della quotidianità.

I ragazzi devono essere protagonisti di una cittadinanza attiva, non solo come strumento, ma soprattutto come esperienza per la conoscenza dei propri diritti e doveri. L’invito è rivolto perciò alla società civile che deve tenere a cuore la partecipazione dei più piccoli nella società. Da loro si deve partire, quando si progetta la politica. Il nostro compito è credere nei ragazzi e nella loro capacità creativa. Solo con la creatività si potrà dare un contributo al bene comune ha dichiarato Sandra Zampa.

La partecipazione concreta alla realtà può essere “ostacolata” da prodotti televisivi, fumetti e fantasy che i media propongono ai ragazzi, allontanandoli sempre più dalla dimensione reale. Su questo si è orientato l’intervento di Sergio Perugini, Membro della Commissione Nazionale Valutazione Film, che ha offerto un excursus tra produzioni cinematografiche e mondo dei ragazzi.

Teresa Borrelli, Responsabile Nazionale dell’Acr, a conclusione del convegno, ha rinnovato l’invito, tipico di Papa Francesco, dell’ “uscire fuori”, perché l’Ac è un’esperienza d’uscita, la nostra formazione ha senso solo se usciamo, andiamo ad annunciare che Gesù fa nuova la nostra vita.
Lo stile è quello dell’intus legere, entrare cioè nella profondità delle cose che viviamo e leggerle alla luce della Parola di Dio.L’educazione è un compito permanente. A questo proposito Teresa ci ha parlato delle cinque disposizioni fondamentali di Maritain, che possono guidarci per essere buoni educatori:

  • l’amore per la verità, intesa come amore per la Parola di Dio;
  • l’amore verso il bene e la giustizia, per rendere i ragazzi protagonisti e partecipi del Bene Comune;
  • l’esistere volentieri: scelgo di vivere la vita che loda e ringrazia – aggiuge Teresa- perché non è con giovani ed adulti caratterizzati da tristezza individualistica che può esserci una bella Acr”
  • senso del lavoro ben fatto: sentirsi soddisfatti, perché ci si è impegnati. L’esperienza educativa ha delle tappe e delle mete; il lavoro con i piccoli va programmato, pensato, verificato;
  • senso della collaborazione, che in Ac si traduce nella corresponsabilità.

Solo in questo modo l’Acr potrà crescere con educatori veri, giovani e adulti, capaci di commuoversi e commuovere ovvero far muovere il cuore dei ragazzi.
Così, potremo fare anche noi come Teresa, che alla domanda cosa hai fatto con i piccoli che ti sono stati affidati? può rispondere: li ho amati con tutta me stessa per essere all’altezza del loro cuore.

3. Beni comuni e uomini di buona volontà

Nel mini convegno “In contemplazione delle tue opere”, don Marco Ghiazza, Assistente nazionale dell’Acr, e Luigino Bruni, economista e docente della Lumsa, ci hanno fornito delle chiavi di lettura e stimoli concreti per il Bene Comune.

I beni comuni, come ha sottolineato il prof. Luigino Bruni, sono faccenda antropologica, sono “cosa del noi”, sono cose semplici, come un convegno. Il Bene Comune mette insieme il bene di tutti e il bene di ciascuno, facendoli coincidere e non opponendoli. Tuttavia, la modernità è la crisi del bene comune.Nel dilemma tra il limitarsi per il bene di tutti e il continuare a soddisfare l’interesse personale ha luogo la “tragedia dei beni comuni”. Ci sono allora tre strade possibili da fare:

  • patto sociale: si prende la decisione collettiva di limitarsi e si impongono sanzioni ai trasgressori. Il limite è quindi una scelta della comunità per frenare la libertà individuale;
  • etica individuale: consiste nell’interiorizzare il valore intrinseco del limite, sin da bambini. Ognuno cioè si pone un limite, riconoscendo il benessere che ne deriva e rispettando il quale ci si premia. La solidità di questa soluzione sta nel fatto che la persona che sviluppa un’etica, metterà in atto i comportamenti conseguenti alla sua scelta, anche se fosse l’unica a farlo. Tuttavia, l’interruzione di un comportamento etico può dipendere da una diminuzione della gioia che esso comportava o dalla cessazione della convinzione. Per questo, quando vediamo cambiamenti nelle persone attorno a noi sarebbe conveniente chiedersi se è cambiata la sua cultura (ovvero l’insieme dei principi di riferimento) o i vincoli che lo spingevano a comportarsi in un certo modo;
  • “logica del noi” o fraternità: si accetta il limite in virtù di un bene più grande.

Invece don Marco ci ha consegnato quattro verbi:

  • contemplare: è l’esercizio spirituale nel quale i bambini ci sono maestri. È da loro che apprendiamo la meraviglia. Quanti di noi sono ancora in grado di stupirsi? Se contemplare fosse un atteggiamento quotidiano, saremmo più motivati. Il Papa parla infatti di “spiritualità ecologica”, cioè di una dimensione nella vita spirituale di ciascuno di noi che raggiunge la “casa comune”. Esercitarsi alla contemplazione comporta credere che ovunque ci si trovi, si è di fronte alla creazione, perché tutto di continuo è creato e ricreato;
  • custodire: è un verbo tipico della Bibbia, infatti la Genesi ci dà l’idea del mondo prima che avvenisse il peccato, quindi così come Dio lo aveva progettato. Ci offre inoltre due domande: dove sei? Dov’è tuo fratello? Questo testimonia l’importanza di custodire soprattutto le nostre relazioni;
  • assumere: atteggiamento che riguarda soprattutto noi educatori. Oggi non si può più rinviare l’assunzione della “questione ecologica”. Conviene, anzi, iniziare a convincerci che la salvaguardia del creato non è un aspetto marginale;
  • consumare: questo termine è tipico dei nostri tempi e della nostra società, definisce le nostre esperienze e a volte anche le nostre relazioni, descrive il nostro attuale stile di vita e il nostro potere. Essere consumatori ci pone anche in una condizione di potere ovvero di creare o offrire nuovi spazi di educazione.

Siamo chiamati ad appartenere al gruppo degli uomini di buona volontà ha detto don Marco. Questi uomini sono responsabili (perché sono capaci di cogliere quanto avviene attorno) e credono che il tempo sia superiore allo spazio.

Il convegno è stato arricchito anche dalla performance di “Terra è Scampia”, un gruppo teatrale di Scampia che si è esibito in canti e danze popolari. Non è mancato un momento più prettamente spirituale, con la veglia presieduta da Mons. Fisichella sabato sera e infine la messa celebrata domenica mattina, in concomitanza dal’apertura della porta santa da parte del Papa a pochi passi da noi, che eravamo nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Qui si trovano i resti mortali della venerabile Nennolina, la piccola Antonietta Meo, di cui sarebbe ricorso il compleanno il 15 dicembre e di cui Teresa Borrelli è postulatrice per la causa di canonizzazione. Questa piccolissima di Ac (che oggi avrebbe avuto 85 anni) è l’esempio di come tutti – bambini compresi – siamo chiamati alla santità, proprio nella quotidianità della vita, fatta anche di fatiche e dolori da affrontare con la forza della fede.

Insomma, dopo questo convegno, noi sì che le meraviglie Tue con l’Acr vogliamo raccontare.

Susanna, Maria e Vincenzo

 

 

 

 




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