In questo tempo della Quaresima 2025, nonostante i numerosi impegni parrocchiali di ciascuno, gli Adulti dell’Azione Cattolica Diocesana hanno trovato lo spazio necessario per poter vivere un momento comunitario con gli esercizi spirituali.
Vissuti come tempo di formazione, gli esercizi spirituali, hanno offerto anche la possibilità di provare la gioia del ritrovarsi.
È così che sabato 22 e domenica 23 marzo, presso il salone della Parrocchia Santa Famiglia, in quel di Ruvo, don Gianni Fiorentino, supportato dalla infaticabile organizzazione dei Responsabili diocesani adulti Marianna Annese e Tommaso Amato, con tutta l’équipe diocesana, ha sapientemente guidato la due giorni di riflessione sul tema dell’Eucaristia: “Mensa di Dio, mensa degli uomini”, approfondimento del tema del triennio formativo “Voi stessi date loro da mangiare” brano del Vangelo di Matteo (14, 13-21).
Il saluto di benvenuto ai partecipanti, è giunto dalla Presidente diocesana Margherita de Pinto, entusiasta per la nutrita partecipazione di tanti adulti di AC e non. Segno evidente del forte desiderio di conoscenza e di spiritualità che ci connota.
Il passo del già citato Vangelo di Matteo ci figura un Gesù che, all’apprendere la notizia della morte di Giovanni Battista, viene preso dal desiderio di appartarsi in un luogo deserto. Ma la folla, che lo cerca, lo precede sulla sponda opposta del mare di Tiberiade. Gesù allora mette da parte se stesso per fare spazio ai bisogni di quella gente, perché sente compassione e misericordia per loro che non hanno altri punti di riferimento. Sente dentro di sé la loro sofferenza. Sul venire della sera, dato il luogo solitario e la moltitudine, i discepoli chiedono di liberare la folla perché possa trovare cibo e ristorarsi.
“Voi stessi date loro da mangiare” dice Gesù ai discepoli mentre alza gli occhi verso il cielo, oltrepassando il nostro modo di cercare soluzioni in modo orizzontale, per mostrarci la via da percorrere sempre, davanti a ogni difficoltà: rivolgendosi a Dio, riconoscendo che senza di Lui non siamo capaci.
Tutto ciò può certamente essere colto come prefigurazione del “Mistero dell’Eucaristia”, che la comunità cristiana della prima ora (delle origini) ha sempre posto in relazione con “l’ultima cena”, nella quale Gesù si fa cibo e bevanda per noi. I martiri di Abitene affermarono senza esitazione, al prezzo della loro stessa vita, che senza la domenica, il giorno dell’incontro con il Signore, tempo in cui si celebra il mistero della condivisione del pane eucaristico, non potremmo vivere.
Ma mentre si fa cibo per noi, Egli vuole passare per le nostre mani per coinvolgerci nella Sua opera di salvezza. Se lo abbiamo conosciuto come “il Signore”, se è sempre Lui che avvolge con la sua presenza la nostra vita, allora sappiamo che siamo inviati ai nostri fratelli per amarli e condividere quel cibo di vita eterna che Lui ci mette a disposizione. Cibo che è segno della compassione e della misericordia del suo amore che non viene mai meno.
Attraverso questa prospettiva avremo modo di compartecipare alla “Mensa”, e di scoprire il volto del prossimo per condividerne il percorso senza sentirlo estraneo, ma entrando in relazione. In questa dimensione, la conversione diventa ritorno all’uomo e quindi ritorno a Dio.
Alla luce di tutto questo è proseguito il tempo degli esercizi spirituali che ci ha visti impegnati in momenti di riflessione personale e di gruppo. Facendo emergere il desiderio di superare la fatica di saziare la fame del miracolo della condivisione affinché ci faccia passare da una relazione intimistica, tra ognuno e il Signore, ad una condizione di condivisione e di incontro allargata alle persone. In una dimensione sinodale.
C’è stato spazio per vivere la celebrazione Eucaristica, insieme alla comunità della parrocchia ospitante della Santa Famiglia, presieduta da don Michele Bernardi. E dopo aver mangiato il pane della Parola, abbiamo condiviso il pranzo della domenica, festosamente insieme.
Con la recita dei Vespri si sono conclusi questi due giorni, ci siamo salutati e ritornati a casa, nella certezza di aver arricchito il nostro bagaglio spirituale.











































