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Martedì 23 luglio, ore 2024
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Sulla tragedia in mare – 26 bambini morti

Il grido di dolore delle stragi all’indomani del G7 di Borgo Egnazia non può restare inascoltato.
Troppi episodi accaduti nell’indifferenza generale che potevano essere evitati e che sempre più spesso vedono vittime i più piccoli e i più deboli.

Di seguito una nota della presidenza diocesana sui recenti accadimenti.

È vero: la storia, come la vita, va avanti, non la si può fermare.

E le notizie pure incalzano e si rincorrono: la penultima, anche se grave, deve purtroppo cedere il passo all’ultima, anche se frivola e divertente.

Ma lasciarsi scivolare addosso così rapidamente l’ultima tragedia avvenuta al largo delle coste calabresi, quella del naufragio di una barca a vela partita dalla Tunisia, poi approdata in Turchia e infine diretta in Italia, non è proprio possibile. È la nostra coscienza di uomini a non tollerarlo!

Soprattutto se si pensa che sono sessanta le vittime e, di queste,ventisei sono bambini.

Soprattutto se si pensa che prima di rovesciarsi non è stata volontariamente soccorsa.

Soprattutto se si pensa che questo ennesimo disastro si consuma all’indomani del G7 in Puglia.

Non ritorniamo su questo terribile fatto di cronaca per un esercizio di retorica, ma perché tacere lo sdegno per quello che è accaduto significa assuefazione al male come a qualcosa di ineluttabile; legittimazione del senso di irresponsabilità; declino della civiltà e dell’umanità.

Nel silenzio assordante che sta avvolgendo il terribile episodio, vogliamo gridare a tutti che queste morti ci squarciano il cuore, ci gettano nella tristezza, ci amareggiano fino alle lacrime. Perché non è possibile che persone come noi, bambini come i nostri bambini, anziani come i nostri nonni, vengano abbandonati al loro destino, scartati come merce inutile e fastidiosa, lasciati morire nonostante che leggi internazionali impongano aiuto e soccorso.

Che cosa ci fa essere così insensibili, cosa ci rende così incapaci di capire l’immenso dolore di questi fratelli, la cui colpa è quella di essere nati in un paese saccheggiato dalla nostra avidità e devastato da guerre provocate pure dal nostro spietato colonialismo?

Piangiamo per il dolore immenso che stiamo arrecando a questa umanità ridotta in schiavitù dalla nostra cattiveria. E qui il pensiero va anche a Satnam Sinh, il bracciante indiano mutilato e barbaramente abbandonato dal suo datore di lavoro.

Denunciamo, senza schierarci politicamente da una parte o dell’altra, l’indifferenza con la quale i nostri governi gestiscono le richieste di aiuto di questi migranti e rifugiati. Al grande e nobile continente africano che chiede di essere salvato, il resto del mondo opulento, infatti, continua a rispondere fabbricando,vendendo e comprando armi di distruzione di massa.

Chiediamo perdono a Dio per la nostra ottusa cattiveria che ci fa credere diabolicamente che rimandando indietro questi disperati ci fa compiere il più alto e vero gesto di carità e di solidarietà.

Dio, che continua a soffrire e a morire in questi nostri fratelli scartati, avviliti, vilipesi, ci aiuti a sperare in un mondo più umano!

La Presidenza Diocesana




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