Campo diocesano 2022: Relazione finale: LA MISSIONE DA COMPIERE

L’anno associativo che ci apprestiamo a vivere sarà caratterizzato dal verbo Sperare”.

Abbiamo appena finito di “Contemplare” con gli occhi “Fissi su di Lui” (Lc. 4,14-21) cercando in quest’anno di dare molta attenzione al Consiglio diocesano con un maggior coinvolgimento degli stessi componenti, mentre dobbiamo dare atto che non siamo riusciti nell’intento di incontrare alcuni consigli parrocchiali per i motivi più disparati: perché quelli contattati non si sono resi disponibili, perché presi da altre problematiche, perché i tempi sono ristretti, perché, forse, non abbiamo avuto quella volontà ferma di farlo.

Il contemplare ci è servito per andare, con un messaggio di speranza, a lavorare con più progettualità, creatività, fiducia con gli educatori e animatori. Siamo inviati da discepoli, “Andate dunque” (Mt. 28,16-20), anche quando tutto sembrava finito. Questa è la missione a cui siamo chiamati da cristiani e Gesù ce lo ricorda, anche quando siamo disorientati, impauriti. “Il Vangelo di Matteo ricorda a ciascuno di noi che dobbiamo attrezzarci per solcare strade nuove e pensieri rinnovati, per poter consegnare un tesoro prezioso” (Orientamenti per il triennio 2021-2024 “Passiamo all’alta riva”)

La nostra missione oggi è carica di nuove consapevolezze e di nuove scelte, fatte dagli stati, che si riversano su di noi e sui nostri percorsi associativi, spingendo a nuove attenzioni su cui già l’associazione nazionale e diocesana stanno lavorando.

Diversi sono gli interventi statali con cui dobbiamo anche confrontarci come, a causa della persistenza degli effetti connessi alla pandemia, a livello nazionale e globale, un ridimensionamento di alcuni settori economici e di conseguenza assistiamo a un maggiore intervento pubblico per tamponare a nuove forme di disuguaglianza non solo economica ma anche sociale e sanitaria. Alle nuove politiche ambientali nella gestione del cambiamento climatico, le associazioni e i movimenti sono anche loro chiamati a dare un contributo. Possiamo concorrere a promuovere la transizione ecologica, soprattutto attraverso un impegno educativo e civico verso i nuovi stili di vita.

In questa prospettiva trova posto il grande progetto della fraternità indicato da Papa Francesco con grande lungimiranza quale matrice generativa di un diverso ordine mondiale di una politica migliore, che ha la meglio sulla finanza e sull’economia. È sempre più ricorrente da parte delle istituzioni il governare insieme ai cittadini nella prospettiva di una nuova generatività sociale e per questo dobbiamo essere preparati.

In tal senso si è strutturato il percorso verso la 49ª settimana sociale dei cattolici italiani di Taranto e il cui obiettivo è proprio di offrire come credenti un contributo sia sul piano della elaborazione progettuale che su quello della animazione culturale e sociale dei territori e mettendo in evidenza le buone pratiche che cittadini e istituzioni già vivono per dare una risposta al grido dei poveri insieme a quello della terra.

L’associazione non si estranea dalla vita del mondo e il Bilancio di Sostenibilità (2022 su dati del 2021) dell’Azione Cattolica Italiana, giunto alla sua quarta edizione, è uno strumento per esprimere la misura dell’impegno. Esso non è solo una radiografia ricca di dati dello stato di salute della più grande associazione di laici cattolici italiani, ma è il racconto vivo di volti e storie che animano quotidianamente un impegno che continua ad agire nella gratuità a servizio della Chiesa e del Paese, in ogni contrada geografica e in ogni periferia dell’umana condizione, mostrando «una notevole resilienza delle persone e della vita associativa» anche in questo tempo di Covid.

Siamo chiamati sempre più a dare una risposta alle indicazioni del magistero di Papa Francesco e la centralità di una formazione missionaria, e lo stile delle “alleanze”, che ha fortemente caratterizzato scelte assembleari ed itinerari formativi degli ultimi anni, lo è.

L’Ac è chiamata con sempre più urgenza ad assumere il ruolo di soggetto promotore di fraternità e amicizia da aderenti al Forum Internazionale: “La dimensione missionaria, la nostra capacità di uscire per andare là dove si incrociano le strade della vita quotidiana delle persone, richiede un previo e continuo avvicinamento alla realtà, perché il nostro apostolato, tanto individuale quanto collettivo, sia efficace e reale, legato alla realtà di ciò̀ che sta accadendo, con un’analisi delle cause e delle conseguenze, e con lo sguardo fisso sui luoghi e sulle persone che maggiormente soffrono, in quanto capaci di avvicinarci il più possibile al modo in cui Dio guarda la realtà (FIAC, Laudato Si’. Nella Vita e nella Missione dell’Azione Cattolica)”.

Anche il Progetto Formativo aggiornato evidenzia con decisione la necessità di pensare e progettare la formazione associativa a servizio di una maturazione missionaria che riconosce come la novità del Vangelo ispiri e fecondi tutte quelle realtà, organizzazioni e istituzioni umane che promuovono la centralità della persona e la giustizia sociale.

L’esperienza dei mesi della pandemia, la condivisione dei drammi e delle fatiche che le persone e le famiglie hanno vissuto e stanno vivendo, hanno ulteriormente rafforzato la convinzione, spirituale ed etica, che il valore della vita associativa sia misurato dai suoi legami autentici, dalla cura educativa vissuta tanto nella reciprocità quanto nell’accompagnamento e nell’amicizia che fonda e rigenera la vita associativa. Diventa pertanto necessario rileggere e ripensare la vita associativa secondo i criteri della sostenibilità che coniuga al futuro l’impegno formativo e l’attività di animazione culturale e sociale delle nostre comunità a partire dalla domanda che ha animato il cammino verso la XVII Assemblea e cioè “per chi siamo?”. Ossia per quali persone, per quali domande profonde, per quali desideri e istanze concrete, per quali bisogni sociali e ambientali? Occorre ripensare la vita associativa in modo sostenibile che vuol dire: donarsi agli altri. Occorrerà sempre più indirizzare le risorse e le energie della vita associativa verso la promozione di esperienze e percorsi che sappiano sostenere il discernimento comunitario delle sfide che affiorano dalla complessità di questo tempo.

Importante per il futuro dell’associazione è il dialogo intergenerazionale.

Dobbiamo ripristinare il dialogo tra giovani e anziani. I giovani devono dialogare con le loro radici e gli anziani devono rendersi conto che stanno lasciando un’eredità. Il giovane, quando incontra il nonno o la nonna, riceve linfa, riceve cose e le porta avanti. E l’anziano, quando incontra il nipote o la nipote, ha speranza.

Il cammino sinodale ci ha permesso di dare ancora più valore alla parola ascolto nella nostra associazione definita “palestra di sinodalità”. Essa deve valorizzare questa attitudine, che è stata e potrà continuare ad essere, un importante risorsa per la chiesa Italiana e non può essere marginale. La sinodalità deve diventare sempre più uno stile ecclesiale che mette insieme le diversità, in un cammino comune, alla sequela di Gesù. Questo oltre ad essere un tempo favorevole per scrivere pagine nuove è il momento opportuno per metterci in gioco in prima persona perché a tutti e a ciascuno è dato il compito di tenere in piedi i cuori e la mente pronti per camminare insieme per vincere l’indifferenza con lo sguardo aperto a un futuro condiviso perché #tuttoèconnesso e come sempre ricorda papa Francesco “non ci si salva da soli”.

Il servizio educativo in Ac, chiamata a ripartire dopo la censura del COVID, consisterà nel prendersi cura, sostenere le persone nel loro percorso di crescita, aiutarli nella scoperta della propria vocazione.

Riguardo al mondo che cambia, alla nuova evangelizzazione a cui l’Ac deve rispondere, anche la nuova stesura del Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”, dedica il capitolo 4: “Fedeli al Vangelo in questo tempo” per accompagnare ragazzi, giovani e adulti nei passaggi fondamentali della vita, belli o dolorosi che siano, per curare e poi provare a guarire perché, è importante prendersi cura delle fragilità delle persone, delle fatiche che ciascuno di noi vive e infine curare e amministrare.

Le scelte fondamentali dell’associazione sono attuali e direi profetiche e per questo non dobbiamo avere paura di adeguare la proposta formativa alle esigenze di questo tempo. Un Ac più missionaria, la cura del creato e la cura dei poveri sono le sfide di oggi. E “Riconoscersi come fratelli dei poveri, – scrive Michele Tridente in un articolo di Dialoghi – ci fa scoprire noi stessi mendicanti di salvezza. L’incontro con il povero ci aiuta a dare un peso diverso alle cose e a mettere al servizio di qualcun altro ciò che siamo. Essere fratelli dei poveri significa, adoperarsi come comunità cristiana, anche attraverso un impegno educativo e di promozione sociale per una reale inclusione sociale dei poveri. Ognuno di noi è allo stesso tempo bisognoso e portatore di cure, è discepolo e allo stesso tempo missionario del Vangelo testimone di quella fede che cambia la vita pur consapevole della propria limitatezza”.

Consapevoli che è nella crisi che nasce l’inventiva, occorre passare dalla logica delle emergenze alla cultura della progettualità. Servono scelte coraggiose che possano avviare processi di cambiamento di lungo respiro, riforme in senso proprio, sempre invocate ma finora mai realizzate. Occorre trovare il coraggio di innovare non solo nella società civile ma anche nella comunità ecclesiale. Scrive Mons. Sigismondi: “C’è bisogno di una chiesa che cammina e si rinnova dando prova di una eccezionale risveglio di creatività. C’è bisogno di una chiesa che coltiva l’essenziale dedicando una cura speciale a una formazione cristiana di grande qualità. C’è bisogno di una chiesa che riscopre nella Domus Ecclesia l’ambiente vitale della trasmissione della fede. C’è bisogno di una chiesa che esplorando un modo nuovo di essere comunità educa a frequentare l’ambiente digitale e a scoprire le risorse e i limiti. C’è bisogno di una chiesa consapevole che la condizione di piccolo gregge non diminuisce ma accresce la sua vocazione cattolica… “.

Così costruiremo il noi che, con coraggio e lungimiranza, Papa Francesco ha prospetta nella Fratelli tutti.

È tempo di ritrovare il coraggio e l’audacia, di porsi insieme domande che vanno approfondite e che ci rimettono in cammino riscoprendo la gioia della vita comunitaria per affrontare questa traversata custodendo l’alba nel cuore e nei sogni.

 

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