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Mercoledì 23 settembre, ore 2020
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Partire per ricominciare – Linee guida per programmare l’estate associativa

Carissimi,

in un periodo di riflessione sui cammini formativi da elaborare e realizzare in estate, sentiamo l’urgenza di avvicinarvi con questa lettera.

Sono molti gli interrogativi che ci attraversano nella fase di programmazione: dalla scelta delle fasce d’età destinatarie delle nostre proposte alle responsabilità nella stesura di un progetto, dalle priorità da considerare nell’organizzazione alla preoccupazione di raggiungere tutti e soprattutto gli aderenti più lontani, dalle norme di sicurezza da rispettare alle novità da mettere in atto per rimodulare alcune idee tradizionali a cui siamo legati da anni.

È proprio in seguito a questi dubbi che prende vita la voglia di consegnarvi alcuni spunti – attinti dagli orientamenti “Al servizio e al fianco di tutti” proposti dalla Presidenza nazionale di Ac – per non lasciare indietro nessuno e per consentire a ciascun aderente di sentirsi pienamente protagonista di questo particolare e delicato tempo associativo.

Valorizzare il rapporto con il Signore. Sembra scontato, ma non lo è! Dal rapporto col Signore si muovano i primi passi verso il cambiamento che questa crisi a 360° ha innescato.

Stimoliamo negli ACieRrini la riscoperta di quanto sia un dono e una gioia autentica poter vivere la mensa eucaristica sentendosi accompagnati dall’amore e dal perdono di Dio, perché la fede in Lui ci fa sentire in comunione con noi stessi e con chi ci circonda. Per i più piccoli, una proposta potrebbe essere quella di elaborare preghiere spontanee che scandiscano i momenti importanti della giornata.

Facciamo in modo che, come giovani e adulti, sentiamo Cristo come compagno di strada sempre, principalmente nei momenti di felicità, dono Suo di cui essere grati, ma anche in quelli di difficoltà, dove sperimentiamo la nostra fragilità e la necessità di abbandonarci con fiducia al disegno di Dio.

Riprendiamo in mano la Regola di vita spirituale, affinché possiamo maggiormente incarnarla e, per chi non lo abbia ancora fatto, può essere un primo passo per rinsaldare ciò che è ancora fragile nel rapporto con Lui.

Si ridia, inoltre, valore alle soste di adorazione eucaristica e alla direzione spirituale: ciascun adulto, giovane e giovanissimo si alleni all’ascolto della Sua Parola e dei Suoi silenzi pieni di vita.

Rimodulare i tempi. Cogliamo questa occasione per ri-pensarci e ri-collocarci con creatività e flessibilità. Pensiamo ad iniziative con tempi più lunghi e distesi che si alternino col recupero del tempo sospeso anche negli altri ambienti di vita. Solo così possiamo testimoniare la bellezza del Vangelo nella nostra quotidianità.

È importante, quindi, che ciascun acierrino non viva questo come un tempo vuoto o di solo svago e intrattenimento bensì come occasione propizia per innescare processi di crescita interiore, personale, spirituale e di gruppo attraverso la guida attenta degli educatori. I ragazzi rinnovino il proprio senso di appartenenza alla città cogliendo i suoi “cambi di aspetto” durante i mesi estivi e la osservino attraverso i propri occhi ma soprattutto attraverso quelli degli altri, di chi non la vive tutti i giorni e non ne conosce le abitudini.

Non puntiamo a moltiplicare le iniziative, pensiamo piuttosto a come far diventare unici quei momenti d’incontro che creiamo con i giovani e giovanissimi. Traiamo dall’esperienza dei campiscuola – fondamentali nel cammino annuale per la loro potenza emotiva e formativa – quel valore aggiunto da declinare in modalità nuove che diano la giusta freschezza alle nostre proposte associative.

Un’idea può essere quella di adattare la traccia del camposcuola giovanissimi “Conta le stelle” proposta dal Settore Giovani nazionale.

Gli adulti, che hanno vissuto con preoccupazione la situazione di emergenza sanitaria sperimentando quanto siano fondamentali le semplici azioni che prima si vivevano in automatismo, continuino a vivere la bellezza del silenzio, di una buona lettura, della preghiera in famiglia, del tempo dedicato ai figli. La pandemia – e i cambiamenti sociali e personali che questa ha portato – rappresenti per loro un’opportunità per riflettere su aspetti della vita ai quali non era stata data un’attenzione adeguata. I percorsi formativi futuri e la programmazione associativa, pertanto, non potranno prescindere dall’analisi di ciò che è accaduto e dovrà interrogarsi sui cambiamenti avvenuti e sulle mancate opportunità che potevano realizzarsi.

Riscoprirsi “dono” per gli altri. Papa Francesco, nell’Evangelii Gaudium, ci esorta ad essere “Chiesa in uscita”, chiamandoci alla spinta missionaria che possiamo attuare ‘leggendo’ i problemi del contesto per cui e in cui viviamo.

Riteniamo che sia indispensabile ripensare le nostre attenzioni, in funzione di una maggiore essenzialità, promuovendo e indirizzando le scelte delle nostre comunità verso obiettivi prioritari. Le azioni pastorali di cui ci rendiamo artefici dovranno necessariamente tenere conto delle conseguenze sociali ed economiche della pandemia che stiamo vivendo: sarà, quindi, inevitabile modificare le nostre priorità verso una maggiore attenzione nei riguardi dei poveri, sempre in continuo aumento.

Fondamentale è, allora, costruire reti e alleanze con le altre realtà educative e caritative, come la Caritas diocesana e parrocchiale, avviando progetti di servizio e di prossimità verso le varie forme di fragilità.

Non dimentichiamoci però di quanto sia importante farsi dono anche per chi condivide con noi il percorso associativo: diventa essenziale la scelta dell’intergenerazionalità, per dare vita a un cammino comune fra adulti, giovani e ragazzi.

Il tempo e le difficoltà vissute aiuteranno a vivere con maggior pienezza l’interazione che si crea nelle città e che porta a riconoscere il volto di Gesù nei più piccoli, nei coetanei e negli anziani che sono accanto a noi. Esse diventano luoghi di relazioni semplici, possibili e fraterne. Ciò può concretizzarsi attraverso la valorizzazione dei luoghi che caratterizzano i nostri quartieri, affinchè questi siano protagonisti delle esperienze di vita quotidiana.

Per dar seguito a quelle relazioni che credevamo difficili da instaurare ma che questo periodo di distanza fisica ha reso naturali e stimolanti, si pensi a uno scambio generazionale di talenti e abilità: gli adulti potrebbero, ad esempio, insegnare le antiche tradizioni mentre i giovani potrebbero accompagnarli a muovere i primi passi nel mondo delle nuove tecnologie.

Gli adulti, inoltre, sentano forte il senso di responsabilità sia in quanto laici innestati nelle realtà pastorali, sia nei confronti delle giovani generazioni che sono loro affidate. Una responsabilità che come adulti di Ac riviene dal mandato di laici impegnati nella costruzione del Regno di Dio, alla luce del Vangelo, ma anche una responsabilità che emerge dal momento contingente così segnato da un forte aumento delle povertà.

Riappropriarsi dei luoghi che sentiamo “casa”. Che non valga per noi il modo di dire “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Si coltivi in tutti gli aderenti di Ac, dai piccolissimi agli adultissimi, il desiderio di riprendere a vivere i luoghi della comunità, stimolando la voglia di impadronirsi di nuovo degli ambienti. Sarebbe carino spendere del tempo per curarne gli arredamenti, le pitturazioni e la manutenzione. Sappiamo bene che anche un restyling può farci sentire protagonisti dei luoghi di vita, a maggior ragione se quel cambiamento è opera delle nostre mani.

Dopo aver vissuto faticosi mesi di didattica a distanza questo tempo può essere anche un’occasione per prendersi cura della crescita educativa dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti attraverso un supporto che possa attivare percorsi di sostegno scolastico.

Incarniamo le nostre proposte educative nei quartieri in cui viviamo. Riappropriamoci degli spazi pubblici, della strada, dei parchi perché i luoghi della nostra città diventino “luoghi di relazione e bellezza”, “luoghi di redenzione e riscatto”, “luoghi di impegno civile” (cfr. campagna per i nuovi stili di vita “Se parlasse la città” – Anno associativo 2016-2017). La città diventi la nostra “casa”.

Custodire le domande. Tanti gli interrogativi che si sono fatti spazio in questi mesi, sconvolgendo le nostre convinzioni e il nostro modo di pensare. Le tentazioni che ci attraggono sono o quella di darne risposta, di rimuoverle e di sistemare ciò che è messo in crisi con istintività e immediatezza, oppure quella di arrendersi e di vivere nella società con pessimismo sterile (EG, 84-86) e senso di sconfitta.

Come adulti e giovani, sostiamo nelle domande senza fretta e senza superficialità. Diventino semi da gettare nel terreno delle nostre comunità, perché solo grazie al confronto e allo studio sarà possibile guardare nuovi orizzonti dell’essere Chiesa.

È importante che ciascun ragazzo si senta rassicurato e incoraggiato in questo momento in cui le distanze fisiche e la mancanza di contatto possono farci sentire meno vicini. Siamo chiamati, in quanto educatori, ad essere accanto a ciascun ragazzo e ad essere custodi delle loro semplicità che caratterizzano i tempi e gli spazi del gioco e delle relazioni con i coetanei.

Come adulti proseguiamo i nostri cammini formativi, con la consueta creatività educativa che ci contraddistingue, soffermandoci sulle tematiche emergenti, quali ambiente, solidarietà, relazioni sociali. Il nostro obiettivo fondamentale rimanga sempre quello della formazione delle coscienze, che siano in grado di leggere la realtà, di riflettere opportunamente e criticamente sui cambiamenti e di svolgere un ruolo di sentinelle attente verso il territorio. Mai come oggi, in conseguenza di ciò che sta accadendo, servono laici maturi in grado di stimolare nuovi stili di vita più attenti all’umano, al fragile, al sostenibile.

Vivere in sicurezza. In fase di programmazione riteniamo fondamentale il rispetto delle regole per la sicurezza di tutti. Ci raccomandiamo affinché sia garantita la prudenza in ogni scelta e nella gestione delle iniziative. Per far ciò è necessario attenersi fedelmente alle diverse norme emanate a livello nazionale e regionale che regolano la riapertura delle attività nella fase 2 dell’emergenza Covid-19, al Protocollo sottoscritto dal Governo Italiano con la Conferenza Episcopale Italiana circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo (allegato 1 al D.P.C.M. 11 giugno 2020), alle Linee Guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid-19 (allegato 8 al D.P.C.M. 11 giugno 2020), alle indicazioni circa le misure igienico-sanitarie nella fase 2 (allegato 16 al D.P.C.M. 11 giugno 2020) e alle mediazioni della Conferenza Episcopale Italiana – Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile già delineate nel progetto “Aperti per ferie”.

“Coraggio, lasciare tutto indietro e andare, / partire per ricominciare / che non c’è niente di più vero di un miraggio. / E per quanta strada ancora c’è da fare, / amerai il finale”: e le parole della canzone “Buon viaggio (Share the love)” di Cesare Cremonini siano di auspicio e incoraggiamento per vivere questa ‘unica’ estate associativa. Buon viaggio!

 La Presidenza Diocesana




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