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Venerdì 10 aprile, ore 2020
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Riflessione di don Gianni sul brano evangelico di domenica 22 marzo

Ecco la riflessione del nostro assistente unitario don Gianni che ci aiuta a meditare sul Vangelo di questa domenica  buona lettura e buona visione.

Dopo l’acqua del racconto della Samaritana è la volta della lucecon la vicenda del cieco illuminato da Gesù.

Acqua e luce, per ricordarci che la Quaresima altro non è che una grande catechesi battesimale.

Sapienza della Chiesa antica, che fin dall’inizio ha riconosciuto nel Primo Sacramento l’evento che ci fa nascere alla vita di Dio, e immergendoci nella Pasqua di Cristo, accende in noi la luce della fede.

La guarigione del cieco riveste, infatti, per Giovanni una valenza di “segno”: Gesù la realizza non tanto per aprire gli occhi del corpo, quanto per spalancare quelli dello spirito. Tutto il racconto si presenta così come una iniziazione in cui l’uomo ottiene la vista mentre giunge alla conoscenza della identità profonda di Gesù; una conoscenza che è anche una “co-nascenza” (E. Bianchi), la nascita cioè ad una vita completamente rinnovata dall’incontro con Cristo.

Si tratta di un messaggio potente che Gesù trasmette attraverso il gesto fortemente evocativo del fango spalmato sugli occhi (cf. la creazione di Adamo in Gn 2,7), gesto che accompagna con il comando: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe, che significa l’Inviato”.

Il gioco simbolico a questo punto diventa chiaro: lavarsi nella piscina di Siloe vuol dire immergersi nell’acqua di Gesù, nell’acqua che è Gesù (cf. il racconto della Samaritana).

A tutti quelli che lo interrogano per sapere se fosse lui lo stesso che prima mendicava nel tempio, egli risponde con tranquillità: “Sono proprio io!”. Questa, del cieco, diventa una dichiarazione fondamentale nella trama generale del racconto perché ci avverte che la ri-creazione operata da Cristo non ha nulla di magico o di spiritualistico, ma implica il riconoscimento della propria identità. Come a dire: quel “Sono io” è il passo essenziale per giungere a proclamare nella libertà e con convinzione: “Io credo in Te, Signore”.

Divenire credenti non esime da divenire uomini. Anzi, lo esige!

Ma a Giovanni interessa sottolineare un altro aspetto: quanto diverso sia lo sguardo di Gesù, pieno di solidarietà, da quello colpevolizzante dei discepoli, dei genitori dello stesso cieco e, soprattutto, dei farisei, così pronti questi ultimi a interrogare e mai ad interrogarsi. Incapaci di porsi in questione, si rivelano prigionieri di un assioma teologico che lega in modo automatico la malattia al peccato. Una concezione terribile che purtroppo è entrata a far parte di molti cristiani, sino ai nostri giorni. Ancora oggi non è raro sentir dire che è Dio all’origine di questo o di quel malanno; che è Dio all’origine della stessa epidemia che ci sta flagellando.

Chi è cieco e chi vede? Questa è la vera domanda che Giovanni cerca di insinuare nel cuore del lettore. Vede chi sa vedere la propria cecità e sa aprirsi all’azione illuminante di Cristo.

Don Gianni

Questo il video

 




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