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Giovedì 21 novembre, ore 2019
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L’Ac si unisce al dolore per la perdita della cara Franca Salvemini

Grazie, Franca!
Ha amato tantissimo l’Azione Cattolica e i suoi aderenti.
Donna e cristiana sempre “contemporanea” ha coniugato la fede e la vita in modo autentico da testimone fino in cima.
Ci mancherà!
«Sono stata “raccattata” dall’Ac, perché avevo la mamma intelligentemente credente, che dentro mi aveva seminato qualcosa che lei respirava». Sono le parole con cui Franca Salvemini cominciò il racconto della sua vita in Ac, quando l’anno scorso fu intervistata per “Luce e Vita”.
Ieri la nostra Ac diocesana ha perso un’amica, una donna straordinaria, la più anziana aderente della diocesi. Aveva 97 anni e continuava a rinnovare il suo “sì” all’Associazione con lucidità, coinvolgimento, passione. Quando stamattina la notizia ci ha raggiunti, in tanti ne abbiamo esaltato la bontà d’animo, la spiritualità, l’impegno con cui ha trascorso la vita. Molti di noi hanno ricordato momenti insieme, riflessioni, consigli.
È stata una “donna contemporanea”, che ha condotto un’esistenza aderente al messaggio evangelico, che ha saputo annunciare, attraverso gesti concreti e l’affetto all’Ac, e incarnare nella quotidianità della storia e dei tempi. Siamo vicini ai familiari e ai parrocchiani, a quanti hanno avuto il piacere di incontrarla e conoscerla, perché è stata un dono per molti.
Grazie per la generosità e la consapevolezza laica con cui hai arricchito la nostra bella Ac e per il servizio donato alla Chiesa. Ciao “zia” Franca!


Vogliamo ricordarla con l’articolo uscito su luce & vita in occasione dei 120anni della nostra associazione

Articolo 4 pubblicato sul numero n.22 • Anno 94° • 3 giugno 2018 del giorno 03/06/2018

Quando il Signore viene a cercarti e per farlo si serve dell’AC

Franca Salvemini ha compiuto l’8 maggio 96 anni. «Sono stata “raccattata” dall’Ac, perché avevo la mamma intelligentemente credente, che dentro mi aveva seminato qualcosa che lei respirava». Sono state le prime parole che ci ha consegnato, con orgoglio e gratitudine. Si è presentata da subito come una “recalcitrante alla Chiesa”. Non aveva mai voluto far parte dell’Azione Cattolica, nonostante l’adesione della mamma. L’incontro col Signore – e con l’Ac – è avvenuto in modo inconsapevole. Franca ha vissuto a Brindisi durante il periodo scolastico, insieme alla famiglia, per poi tornare a Molfetta nel ’41, durante la Guerra. Si avvicinò alla FUCI (fondata a Molfetta dal prof. don Giovanni Di Napoli), mentre frequentava la Facoltà di Economia e Commercio. Con l’arrivo di don Peppino Lisena, accettò (senza troppa consapevolezza) l’incarico di Segretaria del Gruppo di Vangelo, riconoscendosi impreparata. In quel momento incontrò un compagno di strada fedele: le fu donato un piccolo vangelo con la custodia rossa, cominciò a leggerlo e si innamorò di Matteo evangelista. È proprio vero che le vie del Signore sono infinite, perché la Guerra condusse a Molfetta la Responsabile delle “Signorine Distinte” di Ac di Bari, sfollata insieme alla famiglia. Al momento di tornare nella propria città, chiese a Franca di prendere il suo posto e si iscrisse alla Gioventù Femminile. La sua prima tessera di Ac è del 1946, quando cominciò a frequentare la parrocchia Immacolata, dove divenne Presidente nello stesso anno. Nel contempo, «Sorella Maggiore Armida Barelli pensò di inserire le giovanissime. Fu un’invenzione splendida!» Ha avuto il piacere di incontrarla due volte e si è lasciata ispirare dai suoi scritti. Di lei ha apprezzato soprattutto lo “sguardo lungo” e l’impegno per l’Italia e la Chiesa. «Lei pregava e viaggiava, attraversando l’Italia, curando e coltivando la “sua” Gioventù Femminile e così leggeva i luoghi e la Storia. Da quel suo “sguardo lungo”, nacquero la Sezione “Signorine Distinte”, la Sezione “Studenti” e la Sezione “Lavoratrici”». Anche Molfetta partecipò a queste novità, grazie al Consiglio Diocesano di quegli anni e alla Presidente, l’insegnante Marta Bartoli» (ai tempi in cui Molfetta era diocesi a sé). Tutto ciò non era ancora sufficiente. Per sostenere l’Italia che andava incontro a grandi cambiamenti sociali, “Sorella Maggiore” «ci insegnò cosa significavano libertà, democrazia, partiti politici, referendum, elezioni», riportando alla mente la partecipazione ad una scuola socio-politica a Lecce. L’esperienza in Ac per Franca si è tradotta in accompagnamento e vicinanza alle giovanissime, giovani e poi donne dell’associazione, con stima e fiducia da parte dei sacerdoti (la cui sacralità ha appreso dall’Ac, confida) e sostegno di altri laici impegnati nelle parrocchie. «Una persona cara è stata don Michele Carabellese, appassionato e innamorato di Gesù», senza dimenticare «la grande amicizia con Cristina Gadaleta con cui ho condiviso l’esperienza parrocchiale». Sono legate da un’amicizia profondissima, spinte entrambe da un forte sostegno dello Spirito. Cristina (coetanea di Franca) è aderente di Ac dal ’33 presso la parrocchia Immacolata; dopo un periodo di servizio presso la parrocchia S. Gennaro, tornò nella sua parrocchia d’origine, occupandosi della formazione degli adulti. Per lei l’Ac è l’associazione più completa, perché ci vanno i ragazzi, i giovani e gli adulti ed è capace di adattarsi ai tempi che viviamo, che si stanno cristallizzando. All’Ac deve la voglia di conoscere e sapere. In occasione dei 120 anni di Ac diocesana, vibra forte l’augurio di Franca: «siate fedeli al Vangelo, maneggiate il Vangelo, maneggiate il Vangelo, maneggiate il Vangelo!» ha tenuto a ripetere con vigore e profondità. «Continuo a fare la tessera, perché credo nell’Ac» e, mentre riconosce che oggi i cattolici restano troppo in silenzio, ricorda l’impegno preso dalle “aspiranti” per insegnare a firmare alle signore anziane, quando nel ’46 per la prima volta anche le donne vennero chiamate a votare e scegliere tra Monarchia e Repubblica




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