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Giovedì 16 agosto, ore 2018
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#120anniAC. Voci e volti

Alcuni messaggi degli ex Presidenti diocesani, pubblicati sul settimanale diocesano “Luce & Vita” n.21 • Anno 94° • 27 maggio 2018 come augurio all’associazione che loro per anni hanno servito e guidato

Cara Azione Cattolica diocesana, 120 anni di vita sono tanti.

Una storia con radici antiche ma sempre sorprendentemente nuova, come deve essere la storia di donne e di uomini radicati nel Vangelo. Ora mi rendo conto che di questa storia bella di persone, di relazioni, di alti e bassi, di responsabilità e di fughe, di progetti realizzati e di fallimenti, ne ho vissuto quasi la metà. Scorrono nella mia mente fotogrammi, ricordi, esperienze, incontri, ma soprattutto volti. La mia prima “inconsapevole” iscrizione (fatta dalla mia famiglia) ai ‘fanciulli cattolici’, le mie prime educatrici (allora si chiamavano in altro modo), i tanti testimoni laici, gli anni della contestazione giovanile e della fuga da un’associazione percepita come troppo istituzionale, la difficile ricostruzione della nuova Ac del post-Concilio nella vita feriale delle nostre parrocchie, la sua ‘scelta religiosa’ sempre poco compresa, i primi campi scuola parrocchiali e diocesani (veri e propri cenacoli), il nostro Movimento Studenti in anni accesissimi di confronto con altre realtà giovanili, la diffusione nelle parrocchie dell’idea di laicato responsabile e adulto nella fede, l’entusiasmante ricostruzione del tessuto diocesano dell’associazione sotto la guida dell’indimenticato vescovo don Tonino. All’Ac devo soprattutto gratitudine per quello che mi ha aiutato ad essere, e non solo nella vita ecclesiale: instancabile ricerca dell’essenziale (“invisibile agli occhi”), la Parola prima di tutto, priorità alla spiritualità e quindi alla formazione, sobrietà come stile di vita per amare la povertà, la cura delle relazioni. Auguro alla nostra associazione diocesana di far crescere sempre più questa “pianta” che tante donne e uomini hanno seminato più di un secolo fa, di non stancarsi mai per i passi lenti di molti, di preparare il terreno (è questo il nostro unicum) perché il sogno ad occhi aperti di una “Chiesa in uscita” di Francesco possa manifestarsi nelle realtà delle nostre comunità.

Cosmo Altomare

 

Don Tonino e la sua Azione Cattolica

«Carissimo Tommaso, nel momento in cui viene ufficializzata la tua nomina a Presidente Diocesano di AC, desidero farti giungere il mio saluto e il mio augurio. Ma anche la mia gratitudine: perché, accogliendo l’incarico, ti sottoponi a una non facile fatica…». Sono le prime righe della lettera con cui don Tonino nel 1992 mi nominava Presidente dell’AC diocesana, un’esperienza che mi ha permesso una conoscenza più intima e una collaborazione più stretta con il nostro venerato Pastore. Ho imparato molto da don Tonino, forse senza accorgermene. Tutti abbiamo imparato, senza alcuna distinzione, laici e preti. Sicuramente il Signore ha permesso che, attraverso il rapporto con questo pastore straordinario, si riversasse in noi la grazia divina per essere Chiesa sempre più compagna del mondo, costantemente al passo con i tempi nel compito dell’evangelizzazione. Maestro con le sue parole, testimone con la sua vita, ci ha dato un grande esempio: incarnare le parole in atteggiamenti e comportamenti autentici, coraggiosi, controcorrenti, ma sempre ispirati al Vangelo di Gesù Cristo. Ora, a distanza di 25 anni dalla sua morte, vorrei ancora che don Tonino continuasse a parlare a noi aderenti di AC. Vorrei che custodissimo gelosamente gli insegnamenti che ci ha lasciato, quando ci ha esortato ad essere più audaci, a giocare la partita come titolari e non come riserve, perché oggi più che mai c’è bisogno che si faccia una scelta matura di laici impegnati, non chiusi nelle sacrestie “a contare candele”, laici che non rifiutano l’impegno politico, culturale, sociale, che non rifuggono le “cose del mondo”, ma che siano animati dal desiderio sincero di lavare i piedi al mondo, perché il mondo, ristorato da un lavacro d’amore, si metta alla sequela di Gesù Cristo morto e risuscitato. E allora cara AC continua ad essere il “centro campo”, perché: «Se il centro campo “tiene”, tutta la squadra girerà». Continua ad essere la “base musicale” perché «la tenuta ecclesiale di ogni altro gruppo oggi esistente all’interno delle nostre comunità dipende dal tono robusto, chiaro, sostenuto, con cui l’Azione Cattolica esegue la base musicale del servizio alla Chiesa e, per essa, al Regno di Dio», affinché si possa avverare l’augurio di don Tonino «di collocare questa nostra povera Azione Cattolica diocesana nella voce attiva dei bilanci della nostra Chiesa locale». Tu, intanto, non farci mai mancare la tua benedizione da lassù. Ti vogliamo bene!

Tommaso Amato

 

Capaci di pensiero e di azione

«Forse ci siamo chiusi in noi stessi e nel nostro mondo parrocchiale perché abbiamo trascurato o non fatto seriamente i conti con la vita delle persone». «Ci siamo accontentati di quello che avevamo: noi stessi e le nostre pentole». Noi stessi, cioè «l’ipertropia dell’individuo», e le nostre pentole, cioè «i nostri gruppi, le nostre piccole appartenenze autoreferenziali». In una parola: «Ci siamo ripiegati su preoccupazioni di ordinaria amministrazione, di sopravvivenza». Queste parole di papa Francesco, nel recente tradizionale incontro con la sua diocesi di Roma, sono ampiamente estensibili alle altre parrocchie d’Italia. Anche a molte delle nostre. Talvolta tutte prese nel susseguirsi di attività consolidate che esauriscono gli anni pastorali, uno dopo l’altro, senza però avere tempo e voglia di fermarsi e ascoltare il tempo e la gente. L’importante è “macinare” iniziative, sentirsi vivi per la mole di impegni, apparire e, arrivato giugno, non avere il fiato di guardarsi indietro che già c’è da pensare a settembre. Ho sempre contestato questo modo di fare Chiesa, diocesana e parrocchiale, pur essendo parte attiva. Me lo ha insegnato l’AC, soprattutto nei sette anni di presidenza diocesana, convinto che la fatica di interrogarsi sull’identità e sulle prassi, di una parrocchia come di una associazione, sia essa stessa segno di maturità ecclesiale, esigenza di discernimento spirituale e pastorale, tornasole di adultità. Nel ricco patrimonio di esperienze e soprattutto di persone dell’AC diocesana – che danno tempo, intelligenza, servizio, anche risorse materiali, di errori ce ne sono stati e ce ne saranno – ma non si può rimproverare all’AC di non aver proposto abbondanti spunti di riflessione per la Chiesa o non aver osato piste nuove, soprattutto negli ultimi anni. Forse riscuotendo poco consenso o addirittura sopportazione e falsa tolleranza. Ad uno sguardo lucido e pensoso, è possibile intravedere nella storia dell’AC i passi compiuti, le verifiche fatte, le programmazioni condivise… Basti pensare alle relazioni di fine triennio di ciascun presidente diocesano, abbandonate negli archivi. Auguro questo all’AC, di non desistere rispetto all’esigenza di sollecitare ogni realtà parrocchiale e diocesana al pensiero, alla lettura dei segni dei tempi e all’opportunità di porre segni nei tempi che viviamo. Luigi Sparapano

 

Eroi del quotidiano

L’AC: Famiglia di eroi del quotidiano. Protagonisti della storia in divenire, assidui come gli Apostoli nello spezzare il pane e nell’aiutare i fratelli nel bisogno. Questa l’immagine dell’AC che ho dentro me; questi i motivi per cui tesserarmi, assumere responsabilità e servire tutti i giorni. Anche soltanto con la preghiera nascosta e donata per l’amico o per l’Umanità. L’AC è una capace accompagnatrice in tanti ambiti della vita: AC e famiglia, AC e società civile, AC e impegno politico, AC e solidarietà. Ma l’AC è chiamata anche ad essere: AC è Chiesa, è territorio, è società globale. Madre che genera i cambiamenti, Maestra che educa alla fede. Davvero bella l’AC, con i suoi 120 anni di storia ma propositiva per tutte le età, aperta all’inconsueto. Non sta nel mezzo fra tradizione e innovazione: l’AC vive di futuro, si organizza per l’avvenire. È la democrazia il segreto: l’assiduità della condivisione porta i tesserati, i responsabili e gli assistenti dell’oggi a passare il testimone della Storia, a far sì che le finalità statutarie non risentano degli umori del presente ma siano impegni tenaci per il da fare del domani. Buon compleanno, Azione Cattolica!

Enzo Zanzarella

 

“Duc in altum” Azione Cattolica Prendi il largo e abbi il coraggio del futuro”

è stato l’invito che San Giovanni Paolo II rivolse all’AC nel 2004 a Loreto, durante il suo ultimo incontro con l’associazione. È lo stesso invito che rivolgo alla mia AC diocesana per i suoi 120 anni. Sono tanti e l’AC diocesana li dimostra tutti: si, perché come a livello nazionale la storia del Paese si sviluppa parallelamente alla storia dell’associazione, così anche a livello locale, l’AC ha ricalcato le strade, i volti, i nomi e le storie della comunità diocesana, identificandosi con essa e riuscendo ad essere sempre un’autorevole interprete della vita ecclesiale e civile, attraverso il servizio di uomini e donne che hanno dato e continuano a dare il loro tempo a disposizione della Chiesa locale e delle sue finalità apostoliche. Nel turbinio dei sentimenti di gratitudine che sento di rivolgere alla mia associazione, nella quale ho maturato tutte le tappe di una vocazione laicale il più possibile aderente al Vangelo e ai suoi principi di promozione umana, chiedo all’AC diocesana di non dimenticare mai le sue origini, le sue finalità, la sua identità associativa sempre a servizio della Chiesa e dell’uomo.

Angelo Michele Pappagallo

 

Un’eterna partoriente

Ci sono mille ragioni per ringraziare l’AC: forse per essere stata la culla di tutti i miei affetti più cari, delle amicizie più solide, delle condivisioni più belle, di quelle che superano le barriere della diversità per età e condizioni di vita, in forza di una appartenenza che ci identifica, che ci fa riconoscere l’uno con l’altro, che ci fa sentire tutti dentro un prima e un dopo, in una storia di relazioni, di volti rivolti. Forse perché mi ha insegnato la responsabilità, come cura dell’altro, come amore per la Storia che costruiamo ogni giorno, per il territorio che ci troviamo a vivere. Forse perché l‘AC fa crescere culturalmente e ti dà la possibilità di fare cultura, non come puro esercizio intellettuale, ma nell’ottica del servizio. Forse perché nell’AC è cresciuta la mia fede, vissuta in modo essenziale, senza orpelli, senza proclami, passata indenne anzi rafforzata da una quotidianità che è sfida straordinaria, perché mette giorno dopo giorno alla prova il nostro credo. Forse perché è la formula più completa per sperimentare insieme, da laici, la bellezza di essere Chiesa, di fare Chiesa. Cosa augurare all’Associazione? Di continuare a costruire legami con l’uomo, per l’uomo, anche per strade impervie, non ancora battute; di non perdere il gusto delle cose difficili, delle mete alte, delle sfide impossibili. Di prepararsi a guardare avanti, a leggere il nuovo, a stare nel cambiamento, a dargli fiducia. Continuare ad essere un’AC gravida, eterna partoriente, che porta in grembo il futuro, sa attenderlo, coltivarlo, sognarlo e contribuisce a farlo crescere, dando tutta se stessa con infinita speranza. Un’AC capace di annunciare sempre e a tutti la Buona Novella, la Notizia che salva e che fa della nostra una presenza feconda. Ancora, dopo centocinquant’anni.

Angela Paparella




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