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Domenica 21 ottobre, ore 2018
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#120anniAc – Articoli pubblicati su Luce e vita

Qui riportiamo tutte gli articoli che sono stati pubblicati sul settimanale diocesano “Luce e Vita” nella rubrica a cura di Susanna M. de Candia:

L’AC si racconta

Rubrica di approfondimento della storia dell’Ac diocesana, in occasione della festa per i 120 anni di presenza attiva sul territorio, che si terrà domenica 27 maggio.

Articolo 1 pubblicato sul numero n.18 • Anno 94° • 6 maggio 2018

“#120anni: futuro da scrivere, presente da vivere, passato da ricordare”

Domenica 27 maggio l’Ac diocesana festeggerà 120 di storia, cammino, proposte e impegno laicale in un appuntamento che abbraccerà tutti gli aderenti dell’associazione. Ciò significa tornare alle radici, per comprendere meglio il presente e provare a disegnare traiettorie per il futuro. Di qui lo slogan della festa del 27 maggio: “#120anni: futuro da scrivere, presente da vivere, passato da ricordare”, che si terrà presso la Villa Comunale di Molfetta.
Tale festa si svolge nell’anno dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Azione Cattolica Italiana, nazionale, iniziati il 30 aprile 2017 a Roma con l’incontro con il Santo Padre che ha benedetto l’associazione e spronato ogni aderente ad essere fiero della storia di cui fa parte ed essere protagonista di un futuro che vede tutti impegnati, affinché vivano le periferie con maggiore consapevolezza e progettualità.
Il percorso diocesano è cominciato solo 30 anni dopo la nascita dell’Ac a livello nazionale, a   seguito dell’incontro fra Mario Fani e Giovanni Acquaderni, giovani animati dal desiderio di dare unità ai cattolici impegnati. Nacque così il primo nucleo della Società della Gioventù Cattolica Italiana, nel 1867 (incentrata su 3 parole fondamentali: preghiera, azione e sacrificio), che molti anni dopo avrebbe assunto il nome di Azione Cattolica.
Nella nostra diocesi, la forma di impegno più diffusa da parte dei laici, era quella delle confraternite. Tuttavia, il post Risorgimento, i cambiamenti politici, sociali ed economici chiesero un rinnovamento per affrontare con più adeguatezza la banner120nuova società. Dal confronto tra clero e laicato prese avvio il Movimento Cattolico, ovvero l’insieme delle organizzazioni laicali cattoliche che agivano in comunione con le autorità ecclesiastiche, da cui l’Ac si distingueva per l’esercizio di attività politico-sociali, oltre che caritative e di formazione prettamente cristiana e di servizio alla Chiesa, coniugando in modo sinergico tutti gli ambiti di impegno.
La festa del 27 maggio sarà un momento unitario, di confronto con il passato e di testimonianze intergenerazionali, di gioia e condivisione. «È una storia che si permea del ricordo di don Tonino Bello, nostro vescovo che 25 anni fa saliva al cielo dopo aver servito la nostra Chiesa e che a noi di Azione Cattolica, ha riservato grandi pagine, grandi discorsi, indimenticabili esempi di dono senza misura», come aveva già affermato Nunzia Di Terlizzi, Presidente diocesana, nel Messaggio per l’Adesione, all’inizio di quest’anno associativo. Proprio don Tonino, dando esecuzione ad una indicazione della CEI che riordinava la struttura di alcune diocesi si impegnò molto, nei primi anni del suo episcopato, per l’unificazione della diocesi così come ora la conosciamo, integrando la città di Ruvo a quelle di Molfetta Giovinazzo e Terlizzi. È lui che ha spronato tutti ad essere uomini fino in fondo, anzi, fino in cima, perché essere uomini fino in cima significa essere santi. E la nostra è una diocesi toccata davvero dalla grazia del Signore, di cui l’ultimo dono è stata la recentissima visita di papa Francesco a Molfetta, sui passi del nostro amato Servo di Dio.
Con l’impegno di vivere la santità nel quotidiano, la festa del 27 maggio intende essere un’opportunità per raccontarsi e guardare avanti. Nelle parrocchie i preparativi per questo momento di festa sono cominciati già da tempo, con la proposta di organizzare incontri tematici che ricostruissero e raccontassero la storia della propria associazione, invitando chi ne ha fatto parte a testimoniare l’impegno e la passione per il servizio in l’Ac. Fondamentale è anche la raccolta di materiale (documenti, cimeli, foto ecc) per dare il senso visibile del trascorrere del tempo e dei cambiamenti che hanno modificato l’Ac delle varie parrocchie che l’hanno accolta. Tutto sarà poi esposto e messo in comune domenica 27 maggio, così da creare una sorta di quadro completo di questa storia unica eppure multiforme dell’Ac della nostra diocesi.
Prepararsi a questo incontro diocesano significa prendere consapevolezza di essere quel “futuro presente” capace ancora di coinvolgere tanti ragazzi, giovani e adulti in un cammino di vita e di fede che sa arrivare dritto al cuore –  nonostante il ritmo celere delle giornate, le difficoltà sociali, la dispersione dei punti di riferimento – grazie alla popolarità di questa associazione, intesa non tanto come numero di aderenti quanto come radicalità e presenza sul territorio.
«L’augurio è quello di ritrovarsi tutti insieme, per vivere un momento comunitario in quest’anno già speciale, perché ciascuno possa sentirsi davvero protagonista e riesca a contagiare gli altri con l’entusiasmo delle proprie scelte e del proprio stile di vita, orientato dal messaggio sempre attuale del Vangelo» afferma la presidente diocesana, manifestando le aspettative per la festa.

Susanna M. de Candia


Articolo 2 pubblicato sul numero n.19 • Anno 94° • 13 maggio 2018

Passione, servizio, relazioni: l’Ac di Ruvo nei racconti di tre adultissime “storiche”

Filomena, Ninetta e Nina insieme fanno oltre due secoli di storia. Di questi, la gran parte regalati all’Ac.
Filomena De Ruvo (93 anni) vive da tempo in una casa di riposo, a Ruvo. È vivacissima e con tanto da offrire, ancora. Ha aderito all’Ac a 14 anni, come “aspirante” (La Gioventù Femminile Cattolica Italiana, fondata a Milano da Armida Barelli nel 1917, si divideva in ʽeffettiveʼ e ʽaspirantiʼ; poi anche in altre sezioni: angioletti, beniamine, signorine, rurali, studenti, lavoratrici).
Prima dell’unificazione della nostra diocesi, sotto l’episcopato di don Tonino Bello, Ruvo faceva parte della diocesi di Ruvo-Bitonto. L’impressione era che ci fossero due diocesi, con percorsi ed esperienze diverse, e un unico vescovo. Il ricordo di Filomena va in particolare a Mons. Marena, che incoraggiò moltissimo le donne di Ac e credeva nella capacità dell’associazione di «mettere i cattolici “in uscita”, come dice oggi papa Francesco. All’epoca si parlava di ʽapostolatoʼ. Il motto della Gioventù Cattolica era infatti: eucaristia, apostolato, eroismo. Bisognava essere ardite, andare controcorrente» racconta Filomena con vigore, ricordando di essere stata presidente diocesana dal ’51 al ’60. Successivamente si impegnò in un corso di formazione a Roma come ʽpropagandista nazionaleʼ, «per “attrezzarsi” per andare in missione. C’era ancora l’idea che la donna dovesse rimanere negli ambiti ristretti». Questi corsi si chiudevano sempre con l’udienza papale e Filomena ricorda bene gli incontri con papa Pio XII, «il Papa dei miei anni giovani», così come la stretta di mano di Armida Barelli, nel 30° anniversario della Gioventù Femminile, insieme a Padre Gemelli.
Anna Luisa Tedone (77 anni), per tanti semplicemente Ninetta, è in Ac da quando aveva 6 anni. «Continuo a rinnovare l’adesione, perché l’Ac cura la parte umana e spirituale degli aderenti ed è espressione di una Chiesa che si fa missione.» Mentre ripercorre il passaggio dalla diocesi di Ruvo-Bitonto alla nostra, non nasconde sentimenti di disorientamento: «quando ci unimmo a Molfetta, ci sentivamo intrusi, però ci siamo subito adattati e insieme abbiamo costruito percorsi condivisi. L’Ac è stata una vera palestra di formazione umana e spirituale».
Anche lei parla con gioia del corso da propagandista, tra il ’60 e il ’61. Tra le memorie, si incastrano anche quelle più personali legate a don Tonino. Ninetta ha messo la sua vita al servizio dell’Ac, della scuola e dell’Università Cattolica, per cui è tutt’oggi delegata. Tutta la carica del passato, che si è tradotta in uno stare insieme genuino e impegnato, in un interscambio, un rapporto fraterno tra quanti condividevano l’adesione all’Ac e l’appartenenza alla Chiesa, si scontra con l’attuale situazione che vive la sua parrocchia (S. Lucia), dove l’Ac ha perso vigore ed energia. «Amo l’Ac e a volte piango per questo» ci confida, forte anche dell’esperienza di Presidente diocesana a metà anni ’80.
Anna Camerino (75 anni), detta Nina, in Ac è proprio nata, dal momento che sua madre frequentava già l’associazione. «Tutta la vita dell’Ac è un ricordo bello, per le amicizie costruite, i rapporti molto profondi e semplici, per la vita di gruppo». Ha condiviso, come Ninetta, la passione per l’Università Cattolica, che sostenevano attraverso la vendita di mammolette. La dimensione più importante dell’Ac è stata e continua ad essere quella del servizio, «caratteristica a cui mi rifaccio nella quotidianità e con cui verifico la mia fede nella vita». Nina ha maturato una fede vera, non di immagini o ruoli ma «vissuta nelle vene della storia e della vita, nella professione e col vicinato, sempre con autenticità.» Tramite l’Ac ha imparato ad affrontare i contrasti, «la spiritualità dell’Ac penetra nella vita per determinare, si incarna nella storia ma non si aliena. Come diceva don Tonino, chi spera è cristiano». Nina è stata anche Delegata delle Lavoratrici, mentre muoveva i primi passi il Movimento Lavoratori.
Insomma, queste tre donne “storiche” sono state insegnanti e pilastri non solo per l’Azione Cattolica diocesana ma per la Chiesa locale, hanno saputo dedicare la loro vita alla crescita della comunità laica ed ecclesiale, con fervore e dedizione, con sorriso e convinzione, con una credibilità molto più rara ai nostri giorni.


 

Articolo 3 pubblicato sul numero n.20 • Anno 94° • 20 maggio 2018

Esperienze che si incrociano a Terlizzi tra ricordi e nuovi desideri

Per quasi tutte le signore “storiche” di Terlizzi, l’Ac è una scelta che dura una vita. I ricordi sono tanti e vari, pervasi tutti da un grandissimo senso di unione, appartenenza e spiritualità.
Rita Quercia (81 anni) – iscritta da ʽpiccolissimaʼ – considera l’adesione all’Ac una «scelta fedele, vissuta da semplice aderente», improntata sull’autenticità della persona. Come le ha insegnato Mons. Cagnetta, per lei una guida nella crescita: «mi porto quel seme nel cuore».
«L’Ac ci ha ben preparato ad affrontare la vita anche con il sacrificio» ha confermato Caterina Cipriani (80 anni, in Ac da quando ne aveva 3). Grazie alle esperienze associative  e all’accompagnamento di don Vincenzo Catalano, ha imparato il senso della rinuncia come offerta agli altri, agli ammalati e agli anziani, in particolare.
Nina De Palma (80 anni) ha “ereditato” la passione per l’Ac dalla mamma. Presidente parrocchiale della comunità di S. Gioacchino per 9 anni, ha trasmesso questo impegno anche ai 5 figli, alcuni dei quali hanno anche ricoperto ruoli associativi, come Maria Giovanna Di Canio (già responsabile diocesana Acr). «Bisogna riprendere le fondamenta dell’Ac, perché le “nuove leve” non assimilano lo spirito di questa associazione che è formativa e partecipativa».
E facendo riferimento agli esercizi spirituali, alla vivacità con cui si prendeva parte alle iniziative, segnate sempre dall’entusiasmo e dal vigore, pensa al futuro: «desidero trasmettere ai nipoti quel qualcosa di importante che abbiamo vissuto.»
Maria Urbano (77 anni) ha respirato sin da piccola il profumo di spiritualità in famiglia, per le scelte di vita di alcuni familiari e per la vicinanza di don Vincenzo Tedeschi (primo parroco di S. Gioacchino), il quale «oltre ad essere sacerdote, era un padre delle famiglie». Per l’associazione ha rivestito il ruolo di ʽdelegata stampaʼ del centro diocesano e per un paio di anni ha prestato servizio nella Fuci, che «aveva un ruolo importante nella vita di molti giovani, perché era punto di formazione spirituale alla vita». Mamma di 5 figli e insegnante, «cercavo nella vita di applicare i principi assorbiti e ho provato a trasmetterli ai figli: l’amore reciproco, la solidarietà e l’accettazione del diverso». A suo dire, manca oggi un po’ il senso della condivisione, mentre ricorda il cammino sociale e formativo che l’Ac le ha donato, i ritiri, le occasioni di confronto e proposte. «Oggi sono felice!» afferma con serenità.
L’Ac a volte può essere anche scelta che crea contrasto in famiglia, com’è accaduto a Nicoletta De Palma (77 anni). Ha incontrato l’associazione da giovanissima e l’ha conosciuta meglio grazie ai convegni nazionali. «L’Ac mi ha dato la possibilità dell’approfondimento, della direzione spirituale e la passione per la Chiesa», anche se «forse l’adeguarci al mondo ci ha fatto perdere l’essenziale». I tempi sono cambiati e oggi si vive di contestazioni, la società si è evoluta, la Chiesa non riesce ad essere sempre al passo di queste fasi evolutive. «Fino a che punto oggi anche i giovani adulti vivono lo stare in Ac?» si interroga Nicoletta, mentre ripensa a quel cammino fatto insieme, che lei ha sperimentato.
Quell’esserci comunque è il tratto comune degli adulti più grandi, sembra dire anche Franca De Nicolo (73 anni). In Ac da bambina, non ha mai abbandonato l’associazione, nemmeno nei momenti più difficili. «L’Ac mi ha permesso una graduale formazione umana, spirituale e sociale (…), perché mi ha aperto al mondo, mi ha permesso di creare relazioni con persone di paesi diversi», grazie all’impegno in diocesi (con incarichi associativi differenti sia in parrocchia che in diocesi, tutt’oggi nell’equipe diocesana degli adulti) e alle esperienze nazionali. Anche se i tempi odierni sembrano avere meno pregi del passato, «il Signore lavora sempre» dice Franca, «bisogna avere fiducia, perché i piccoli semi portano frutto nel tempo». Fra i tanti ricordi positivi, ne riaffiora uno in particolare: la benedizione della bandiera in parrocchia nel ’60, con don Giuseppe De Bartolo.
Esperienze che si incrociano e arricchiscono, che si riempiono di ricordi e di nuovi desideri. Perché amare è lanciare un gancio al futuro.


 

Articolo 4 pubblicato sul numero n.22 • Anno 94° • 3 giugno 2018 del giorno 03/06/2018

Quando il Signore viene a cercarti e per farlo si serve dell’AC

Franca Salvemini ha compiuto l’8 maggio 96 anni. «Sono stata “raccattata” dall’Ac, perché avevo la mamma intelligentemente credente, che dentro mi aveva seminato qualcosa che lei respirava». Sono state le prime parole che ci ha consegnato, con orgoglio e gratitudine. Si è presentata da subito come una “recalcitrante alla Chiesa”. Non aveva mai voluto far parte dell’Azione Cattolica, nonostante l’adesione della mamma. L’incontro col Signore – e con l’Ac – è avvenuto in modo inconsapevole. Franca ha vissuto a Brindisi durante il periodo scolastico, insieme alla famiglia, per poi tornare a Molfetta nel ’41, durante la Guerra. Si avvicinò alla FUCI (fondata a Molfetta dal prof. don Giovanni Di Napoli), mentre frequentava la Facoltà di Economia e Commercio. Con l’arrivo di don Peppino Lisena, accettò (senza troppa consapevolezza) l’incarico di Segretaria del Gruppo di Vangelo, riconoscendosi impreparata. In quel momento incontrò un compagno di strada fedele: le fu donato un piccolo vangelo con la custodia rossa, cominciò a leggerlo e si innamorò di Matteo evangelista. È proprio vero che le vie del Signore sono infinite, perché la Guerra condusse a Molfetta la Responsabile delle “Signorine Distinte” di Ac di Bari, sfollata insieme alla famiglia. Al momento di tornare nella propria città, chiese a Franca di prendere il suo posto e si iscrisse alla Gioventù Femminile. La sua prima tessera di Ac è del 1946, quando cominciò a frequentare la parrocchia Immacolata, dove divenne Presidente nello stesso anno. Nel contempo, «Sorella Maggiore Armida Barelli pensò di inserire le giovanissime. Fu un’invenzione splendida!» Ha avuto il piacere di incontrarla due volte e si è lasciata ispirare dai suoi scritti. Di lei ha apprezzato soprattutto lo “sguardo lungo” e l’impegno per l’Italia e la Chiesa. «Lei pregava e viaggiava, attraversando l’Italia, curando e coltivando la “sua” Gioventù Femminile e così leggeva i luoghi e la Storia. Da quel suo “sguardo lungo”, nacquero la Sezione “Signorine Distinte”, la Sezione “Studenti” e la Sezione “Lavoratrici”». Anche Molfetta partecipò a queste novità, grazie al Consiglio Diocesano di quegli anni e alla Presidente, l’insegnante Marta Bartoli» (ai tempi in cui Molfetta era diocesi a sé). Tutto ciò non era ancora sufficiente. Per sostenere l’Italia che andava incontro a grandi cambiamenti sociali, “Sorella Maggiore” «ci insegnò cosa significavano libertà, democrazia, partiti politici, referendum, elezioni», riportando alla mente la partecipazione ad una scuola socio-politica a Lecce. L’esperienza in Ac per Franca si è tradotta in accompagnamento e vicinanza alle giovanissime, giovani e poi donne dell’associazione, con stima e fiducia da parte dei sacerdoti (la cui sacralità ha appreso dall’Ac, confida) e sostegno di altri laici impegnati nelle parrocchie. «Una persona cara è stata don Michele Carabellese, appassionato e innamorato di Gesù», senza dimenticare «la grande amicizia con Cristina Gadaleta con cui ho condiviso l’esperienza parrocchiale». Sono legate da un’amicizia profondissima, spinte entrambe da un forte sostegno dello Spirito. Cristina (coetanea di Franca) è aderente di Ac dal ’33 presso la parrocchia Immacolata; dopo un periodo di servizio presso la parrocchia S. Gennaro, tornò nella sua parrocchia d’origine, occupandosi della formazione degli adulti. Per lei l’Ac è l’associazione più completa, perché ci vanno i ragazzi, i giovani e gli adulti ed è capace di adattarsi ai tempi che viviamo, che si stanno cristallizzando. All’Ac deve la voglia di conoscere e sapere. In occasione dei 120 anni di Ac diocesana, vibra forte l’augurio di Franca: «siate fedeli al Vangelo, maneggiate il Vangelo, maneggiate il Vangelo, maneggiate il Vangelo!» ha tenuto a ripetere con vigore e profondità. «Continuo a fare la tessera, perché credo nell’Ac» e, mentre riconosce che oggi i cattolici restano troppo in silenzio, ricorda l’impegno preso dalle “aspiranti” per insegnare a firmare alle signore anziane, quando nel ’46 per la prima volta anche le donne vennero chiamate a votare e scegliere tra Monarchia e Repubblica




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