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Sabato 17 novembre, ore 2018
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Perché lo fai? Una vita in vACanza!

Weekend di formazione per responsabili e neo-educatori. 14-15 aprile 2018

Non è sempre facile risalire alle motivazioni di ogni cosa che facciamo, tanto più quando la cosa in questione è un servizio: un regalo, meglio, un dono. Perché dovrei fare qualcosa in totale gratuità? Cosa ricevo io dal mettermi a servizio? Servizio d’altro canto complesso e delicato, a volte scoraggiante e a volte faticoso, vorace di tempo e di energia. Il servizio della formazione. Perché lo facciamo? È quello che ci siamo chiesti, e a cui abbiamo provato a rispondere, chissà, forse in maniera definitiva, oppure sperando di trovare (o ritrovare) a breve quella risposta importantissima alla base del nostro operato di formatori.

Le cose si complicano quando, oltre che formatori, siamo anche giovani. Sì, perché prima di volerci avvicinare ai problemi e alle domande dei gruppi di ragazzi che ci vengono affidati, non ci è dato trascurare le nostre di domande. E non è certo una passeggiata. Come il giovane re Salomone, essendo solo un ragazzo, non sa come comportarsi (1Re 3, 7-8) cosi anche noi, prima che verso gli altri, richiamo di sentirci inesperti verso noi stessi, verso le sfide che siamo chiamati ad affrontare e le scelte che dobbiamo prendere. Proprio per questo motivo, nella prima fase del weekend, abbiamo esplorato la dimensione a noi più vicina, quella dell’essere giovani che vivono oggi, studiano e lavorano oggi, sperano e sognano oggi. Ci siamo lasciati guidare da testi significativi di grandi personaggi per riflettere su quanto ci sentiamo sicuri di quello che stiamo costruendo, sul nostro essere irripetibili, su quello che intimamente desideriamo per noi e vorremmo chiedere a Dio. E ci siamo interrogati, seduti a pochi passi l’uno dall’altro, su cosa significa per noi vivere servendo e come questi due verbi prendono colore nella nostra vita. Recuperando un po’ quel gusto del “costruire”, abbiamo traslato la nostra esperienza di giovani sulle dodici facce di un dodecaedro, cui ogni superficie rappresenta una parte essenziale ci ciò che siamo. La bellezza della condivisione ha fatto il resto: se è vero che ereditiamo un’atmosfera di precarietà, è vero anche che viviamo la gioia di una vita piena di “sfaccettature”: persone, desideri, luoghi, passioni, Gesù. Ed è questo il punto di partenza per andare più a fondo. Certo, sappiamo chi siamo, ma perché lo facciamo?

Da lì siamo ripartiti nel giorno di domenica per avvicinarci un po’ di più alla risposta. Con l’aiuto fornito dalle parole di Marco Esposito, già segretario nazionale msac, abbiamo voluto fare ricerca su quello che per noi è il servizio. Come lo viviamo, quali sono le sue componenti, cosa implica, cosa toglie, cosa dà. E soprattutto, se immaginassimo di incasellare tutte queste proprietà all’interno di un tetris, riusciremmo a inserire tutto? A cosa riserveremmo più caselle? Complesso rompicapo: primo perché il servizio non è un vano a compartimenti stagni, secondo perché, come abbiamo visto parlandone, le sue dimensioni cambiano, in quanto siamo noi a cambiare e con noi cambiano i tempi che viviamo e ciò che siamo disposti a dare. Quanto ci ha detto Marco è stato essenziale. Il nostro dire sì è una scelta totalmente libera, dunque di valore inestimabile. Ed è sbagliato sentirla come un obbligo, quando nella mente ci girano domande quali: se non lo faccio io, chi? “È importante dire no perché è importante dire sì”, ci ha confidato l’ospite, proprio perché accettare di fare quello che facciamo non è affatto uno scherzo, e se non ci sentiamo pronti, non dobbiamo aver paura di prenderne coscienza.  Da qui la constatazione che siamo giovani con qualcosa in più, perché abbiamo scelto di servire, di uscire fuori da noi.

Perché dunque lo facciamo? Provando infine a verificarci, siamo giunti a far emergere le nostre risposte. Ma non prima di esserci “provocati” a vicenda con opinioni e domande sul nostro essere educatori e responsabili, in uno scambio di esperienze e suggerimenti che ognuno porterà con sé.

In breve, lo facciamo per questo: perché la Chiesa è la nostra famiglia, perché ci piace essere qualcuno per gli altri, perché vogliamo continuare a donare quello che è stato in passato donato a noi. Perché l’Azione Cattolica ci ha parlato di Gesù in un modo che non dimenticheremo, e con quello stesso linguaggio, vogliamo parlare noi di Lui a chi ci verrà affidato.

Linda Andriani

Membro Equipe diocesana Settore Giovami




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