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Domenica 21 ottobre, ore 2018
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Famiglia, scuola e cultura: insieme per educare

«Ci sono tre mondi che non dialogano più, cultura scuola e famiglia. Bisogna discutere di genitorialità. Davanti a noi abbiamo una generazione di ragazzi liquidi, che ci scappano di mano» ha dichiarato Alessandro Gallo in un’intervista apparsa il 17 gennaio su Avvenire.

Alessandro Gallo è stato ospite della nostra diocesi, durante la Festa dell’Accoglienza del 2012. Un giovane con un passato familiare poco consueto: figlio di un camorrista e cugino di Nikita, la più importante donna mafiosa. Non vive più a Napoli, ma ci torna spesso, a fare laboratori teatrali con i ragazzi dei “quartieri difficili” e non solo. Ha mantenuto un rapporto viscerale verso la terra d’origine, complessa e piena di potenziale. L’anno scorso ha guidato la Mehari di Siani (partendo da Napoli) in 15 comuni dell’Emilia- Romagna. Conosce bene le dinamiche della sua città e l’articolo-intervista apparso ieri su Avvenire lo testimonia.

L’invito a riallacciare famiglia, scuola e cultura (o società) ci ha toccato particolarmente, perché riecheggia forte nei cammini formativi della nostra associazione. I nostri educatori e responsabili lo sanno perfettamente, eppure c’è molto da lavorare per rendere questo appello una prassi quotidiana, automatica.

Anche nelle città che compongono la nostra diocesi ci sono realtà più intricate di altre, quartieri più bisognosi di interventi educativi e sociali, pezzi di territorio più fragili. Per questo è fondamentale la collaborazione tra famiglie, scuole e tutti gli enti che si occupano di cultura presenti sul territorio.

Viviamo tempi complicati, in cui ogni azione educativa fa i conti con un contesto molto dispersivo, in cui ci sono stimoli di ogni tipo e facili deviazioni. Ma è stando insieme che si possono raggiungere traguardi comuni e favorire storie di riscatto e rinascita. Bisogna insistere e non arrendersi. Fare rete, mostrare soprattutto ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani che esiste sempre una soluzione alternativa.

Bisogna avere l’ossessione di trasmettere il senso del rispetto e del dialogo, del confronto e della tolleranza, di far appassionare i ragazzi alla vita e incoraggiarli oltre le difficoltà in cui versano, di portarli ad avere la giusta maturità negli affetti, per creare rapporti solidi.

È questo il senso dell’educare e di farlo, soprattutto, attraverso una scelta cristiana. In questo le parrocchie possono ancora fare molto, perché nonostante l’allontanamento di molti ragazzi dopo i sacramenti, restano luoghi di aggregazione e passaggio, ambienti in cui focalizzare le attenzioni sulle esigenze affettive di giovanissimi e giovani, per sostenerli nel percorso di vita e irrobustire le loro fragilità per una società del domani meno fragile.




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