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Venerdì 15 dicembre, ore 2017
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Campo Diocesano 2017 – La Parrocchia: chiesa che fa casa con l’uomo

Qui di seguito riportiamo le testimonianze di tre partecipanti al campo.

APPRODATE O SALPARE

Nei giorni 7-8-9 luglio 2017 la nostra associazione, guidata dalla cara presidente Nunzia e da tutta la nuova pesidenza diocesana, “approda” a San Giovanni Rotondo presso il centro di accoglienza “Approdo”, vivendo uno dei momenti più belli di condivisione intergenerazionale così come è stata anche la festa dei 150 anni.
Dopo un periodo che ha visto tutti impegnati per l’organizzazione dei nuovi consigli, le programmazioni nonché, in tre delle nostre città, le elezioni amministrative, il campo ha rappresentato sicuramente un’oasi di pace, di amicizia e formazione che ha rinfrancato il cuore e la mente.

Per quanto mi riguarda, ha dato voce a ciò che da un po’ meditavo: l’importanza della qualità delle relazioni come segno di Carità, il prendersi cura dell’altro e l’attenzione all’altro partendo dalle nostre parrocchie. E noi laici di AC siamo sollecitati a vivere bene queste relazioni mettendo al centro le “persone” e costruendo rapporti vivi, ricchi, empatici e di qualità. La sinodalità di cui ci parlava don Michele nella sua Lectio si deve anteporre a una cultura individualistica.

Quale luogo migliore della parrocchia, piccola cellula della Chiesa che ci aiuta a essere vicini alle persone e con le persone e che, con un orecchio al popolo e l’altro a Dio e con la docilità e creatività missionaria dell’Evangelii Gaudium, ci fa essere “fontana del villaggio”?

La parrocchia è la concretezza della Chiesa e l’AC è un’esperienza da fare insieme dal più piccolo al più grande. La parrocchia è luogo dell’Annuncio, è luogo dove la Parola si fa carne attraverso la nostra missionarietà, è il luogo dove il tempo è superiore allo spazio, è il luogo delle relazioni sincere e della comunione.

Il nostro assistente don Michele Bernardi, Chiara Sancin (vice presidente diocesana settore adulti Roma) e don Francesco Zaccaria hanno provato a farci osare: “Osiamo un po’ di più nel prendere l’iniziativa!”.

“Il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore e per questo la comunità sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani…” (Evangelii Gaudium 24).

Grazie anche ai laboratori che ci hanno visti impegnati per due mezze giornate guidati dall’Evangelii Gaudium, da materiali di approfondimento di don Tonino Bello e dal progetto formativo dell’AC, nonché le semplici parole del nostro Vescovo che ci ha ricordato che “essere è già il primo passo per agire”, ci hanno permesso di farci sperimentare una Chiesa in uscita partendo dall’abitare la nostra parrocchia per poi abitare il territorio.

Affinché tale ricchezza acquisita durante il campo non venga tenuta solo per noi partecipanti, sarebbe bello se nelle singole parrocchie il nostro lavoro fosse subito condiviso prima in consiglio e poi con gli aderenti; siamo la voce di ciò che il campo ha dato non solo a noi ma, attraverso noi, alle nostre associazioni.

E allora questi tre giorni sono stati un “salpare” più che un approdare…

E come amava dire papa Giovanni Paolo II, “Duc in altum”, alziamo lo sguardo verso il largo, sul mare vasto del mondo, gettiamo le reti affinché ogni uomo incontri la persona di Gesù che tutto rinnova. Buon cammino a tutti!

*Presidente Parrocchia S. Domenico, Giovinazzo

Ecco il secondo

La parrocchia: Chiesa che fa casa con l’uomo

In un inizio di luglio che si preannunciava infuocato, responsabili associativi ed educativi della nostra AC diocesana e membri dei consigli parrocchiali si sono ritrovati a San Giovanni Rotondo per un week end, dal 7 al 9 luglio 2017, per dare vita ad un’attività di pianificazione e studio che costituirà la base della programmazione del prossimo anno associativo.

Si tratta del Campo-scuola diocesano e rappresenta un appuntamento alto ed imprescindibile che oltre ad offrire ai singoli aderenti un’autentica crescita personale consente agli stessi di donare un servizio sempre più qualificato negli ambiti ove sono chiamati ad operare.

Il campo non può che partire dal rendimento di grazie al Signore attraverso i Vespri guidati dall’assistente unitario don Michele Bernardi durante i quali ci ha proposto una lectio incentrata sulle prime comunità cristiane sul loro modo di vivere insieme condividendo.

Completeranno questa prima giornata la cena ed una allegra serata organizzata dal gruppo giovani che è stato capace di trasformare gli adulti in giocondi acierrini mentre la breve nottata cederà presto il passo alla tavola rotonda incentrata sul tema del campo “Parrocchia: Chiesa che fa casa con l’uomo”, tema scaturito dal monito che Papa Francesco ha rivolto all’AC il 30 aprile scorso a Roma nel suo invito a portare avanti l’esperienza apostolica radicati in parrocchia, parrocchia «che non è una struttura caduca», ossia destinata a morire bensì presenza ecclesiale nel territorio, viva e feconda.

La parrocchia quale luogo “non selettivo” nel senso che attraverso essa passa di tutto secondo don Francesco Zaccaria, parroco della diocesi si Conversano-Monopoli”, e quindi luogo privilegiato per intercettare bisogni e luogo per eccellenza da cui far ripartire il primo annuncio secondo cui “Gesù è morto e risorto per te”. Un luogo dove le enormi energie spese nel campo dell’Iniziazione Cristiana non possono più essere rivolte solo ai ragazzi ma devono coinvolgere le loro famiglie per intero.

Dall’analisi di un parroco che esprime il punto di vista della Chiesa alle indicazioni di Chiara Sancin, brillante vicepresidente diocesana per il settore adulti di Roma che nella sua esposizione ha presentato l’AC non come una struttura, non come una semplice aggregazione ma come un’ “esperienza”. Un’esperienza viva fatta di volti e riconoscibile dal suo stile, lo stile di una madre dolce, che non sgrida ma accompagna. Ma anche un madre esigente che esorta all’uscita, alla missionarietà: “non siete fedeli alla Chiesa se ad ogni passo aspettate che vi dica cosa dovete fare”.

Un’esperienza, quella in AC, che al tempo stesso è un dono perché rappresenta un’occasione. E’ un compito perché ci richiama alla responsabilità di vivere il nostro battesimo. È un debito perché dobbiamo dare ragione della gioia che è in noi, del Cristo da annunciare.

Tra gli uditori un ospite particolare, il nostro vescovo don Mimmo, che al termine della tavola rotonda non ha lesinato, come un padre affettuoso, un monito ricordandoci come “il Signore ci abbia inviato non a zappare un orto ma a coltivare un terreno arido”.

Un campo-scuola che si rispetti, però, non è solo testi e documenti. È anche fatto di volti. E ogni volto ha un nome. Quei nomi che la presidente Nunzia ha voluto caparbiamente imparare perché nessun partecipante fosse una comparsa. Lo sa la presidente che nelle Scritture conoscere il nome significa conoscere l’essenza della persona. Ed a noi interessa l’“essere”, quell’ “essere” a cui anche il vescovo don Mimmo ci ha chiesto di puntare.

Volti nuovi, ma anche volti che si conoscono già e che oggi ti concedono il piacere e la gioia di compiere un altro pezzetto di strada insieme. Volti meno nuovi con cui condividi la responsabilità associativa e la bellezza del sentirsi parte di un tutto.

Il campo-scuola è fatto di relazioni, studio ed analisi. Ma deve anche partorire, altrimenti sarebbe sterile. Sarebbe un albero che non da frutto quindi destinato ad essere reciso. Ed ecco che già dalla giornata del sabato, nel pomeriggio, senza soste e senza siesta, tutti nei laboratori di approfondimento ad elaborare proposte che possano fattivamente tradurre, in termini concreti, le diverse coniugazioni dell’uomo con le sue relazioni, i suoi luoghi, il suo tempo.

Di attenzione in attenzione le proposte da mettere a frutto per il prossimo cammino associativo vanno dai progetti di “welfare leggero”, a misura di associazione più che di impresa, perché nasca una cooperativa di servizi per anziani dove senza specifiche competenze è possibile mettersi a disposizione di persone che hanno perso la loro autonomia per passare alla riqualificazione di uno spazio pubblico abbandonato che potrebbe restituire al quartiere un parco da valorizzare con attività culturali capaci di rimettere in relazione i suoi abitanti. Ed ancora la proposta di incontrare gli studenti delle scuole superiori negli ultimi tre mesi di scuola prima dell’inizio delle lezioni per condividere con loro un dolce, un messaggio, una preghiera. Sino all’adozione di una famiglia da parte di gruppi di famiglie che se ne prendano cura con un sostegno non solo economico ma soprattutto con un accompagnamento di tipo affettivo ed educativo. Tanti spunti che la nuova presidenza si farà carico di rielaborare e fruttificare con autentici progetti di cui l’Associazione è capace.

Siamo quasi in dirittura d’arrivo. La relazione presidenziale si annuncia lunga, ricca di contenuti ma anche minacciosa considerato il tour de force che ci ha costretti a racchiudere in due giornate così tanti temi e contenuti. Facciamo allora una piccola sosta al banco della segreteria dove due omoni e mezzo si sono fatti carico delle imprese più disparate: dalla gestione degli arrivi all’assegnazione delle camere, precisa e puntuale con i letti matrimoniali a coppie di single e letti singoli alle coppie; dalle corse per accompagnare i relatori verso assolate stazioni in torride giornate di favonio alla gestione degli indisciplinati commensali del “Gruppo Zaza”.

E prima che gli entusiasmi cedano il passo alla stanchezza ecco giungere l’appassionata relazione della neopresidente che ha già fatto proprio il ruolo di guida dell’associazione. Una relazione a braccio che doveva durare meno di quella scritta per ricordarci la necessità di puntare ad un pensiero diocesano perché l’Associazione è diocesana. Per questo motivo non verranno meno gli impegni perché i progetti, da vivere in diocesi, saranno articolati nelle parrocchie. Parrocchie che devono essere rivitalizzate attraverso un passaggio dall’irrigazione a pioggia a quella a goccia, continua e più incisiva. Un proposta, questa, che l’assistente generale Gualtiero Sigismondi ha offerto al Santo Padre e che noi non possiamo disattendere.

La visione della presidente Nunzia mira di certo alla sostanza quando preannuncia che non saremo chiamati a fare nuove cose, ma a fare nuove le cose che già esistono e viviamo nel quotidiano: nei tempi, nei luoghi, nelle relazioni, appunto. Fare nuove tutte le cose significa anche prestare attenzione a quelle persone che oggi risultano essere lontane sviluppando un’empatia che ci permetta di entrare di più nella vita e nelle storie di chi ci è accanto. Il tutto con una buona dose di spiritualità che ci permetta di vivere un’esperienza piena di Dio.

Forza e coraggio, dunque, in questa nostra AC diocesana, pronta a ripartire come scuola di sinodalità che richiede discernimento comunitario, partecipazione responsabile e spirito missionario.

Vito Lamonarca

Responsabile adulti AC Parrocchia S. Giacomo-Ruvo

Ecco l’ultimo

La parrocchia: Chiesa che fa casa con l’uomo

Provo a raccontarvi la mia esperienza al Campo Scuola Diocesano a San Giovanni Rotondo dal 07/07/2017 al 09/07/2017 dal titolo “La Parrocchia: Chiesa che fa casa con l’uomo”, non da aderente partecipante, ma da membro di Presidenza.

Prima della partenza, l’ansia che tutto andasse bene e che tutto fosse pronto mi lasciava poco spazio per assaporare con piacere l’esperienza che stavo per vivere, ma già alla partenza e poi sul pullman il mio stato d’animo si è rasserenato contagiato dalla calma e la serenità di tutti i partecipanti.

È stato bello riabbracciare i vecchi compagni di tante altre esperienze associative e incrociare gli sguardi un po’ disorientati dei nuovi partecipanti.

Subito si è creato un clima di sincera familiarità fra tutti, pronti a mettersi “in gioco”, e che gioco!

Il Campo diocesano non è svago o divertimento, ma momento dedicato allo studio, alla ricerca, all’ascolto, alla preghiera, forse anche sacrificio.

Ascoltare i relatori, elaborare proposte, progettare, mettere insieme e condividere le esperienze fatte per guardare al futuro della nostra Associazione, per offrire a tutti gli aderenti, alle associazioni parrocchiali e alla chiesa diocesana, contenuti e idee su cui poggiare i cammini e l’impegno nel prossimo anno associativo nelle nostre parrocchie per crescere come Casa per gli uomini del nostro tempo.

Non è facile, ma è questo che abbiamo provato a fare in questi giorni.

Ce lo ha ben sottolineato nel suo interessante intervento l’amica Chiara Sancin, vice-presidente adulti della diocesi di Roma, dicendoci che la nostra Associazione deve vivere nella parrocchia la “plasticità buona” che sa tenere un orecchio attento al popolo, e l’altro a Dio.

Nelle nostre comunità parrocchiali gli aderenti all’AC devono avere quella capacità di dedicarsi agli altri, come si fa con i figli, con amore, ma con fermezza, sapendoli anche sgridare quando necessario.

L’AC deve sempre essere fonte di creatività creatrice, pronta a leggere e intercettare i bisogni del luogo e del tempo in cui si vive la parrocchia o il mondo, ma pronta a mettere in atto quella creatività che è frutto di un dono, che con responsabilità va usata per il bene degli altri.

Chiara ci ha fatti esercitare rileggendo il n. 28 dell’Evangelii Gaudium, sostituendo la parola “Parrocchia” con “Azione Cattolica”, senza modificarne il contenuto, quindi l’Associazione come la Parrocchia non sono una struttura caduca, ma una esperienza piena e ricca, citando le parole di Papa Francesco nel suo discorso, il 30 aprile scorso.

L’AC sostenuta da persone che pregano, deve essere capace di riformarsi, quando se ne ravvede la necessità, senza paura, ma con la libertà di chi sa mantenere uno stile proprio, un proprio modo di essere. Usando le parole dell’Assistente Generale Mons. Gualtiero Sigismondi bisogna passare da una pastorale a pioggia ad una pastorale a goccia, per essere incisiva e pregnante. Avendo il coraggio di costruire alleanze con le altre realtà.

Nell’augurarci un buon cammino Chiara Sancin ci ha lasciato con tre parole, la nostra AC sia: DONO per le parrocchie, abbia il COMPITO di vivere il Vangelo da laici nel Mondo, e il DEBITO per averci messo di fronte ai nostri limiti e alla nostra realtà.

Ci ha lasciati facendo srotolare un gomitolo e lasciando che il filo raggiungesse tutti i presenti, magari annodandosi, è l’Associazione Cattolica che si snoda di generazione in generazione e che fa bene a chi la incontra e a chi si lega a lei.

Marta Binetti vice presidente diocesana adulti

Cliccando sui seguenti bottoni potrete accedere alla galleria video del campo (con le riprese dei vari interventi), la galleria fotografica e il materiale fornito durante il campo per i gruppi di lavoro e per l’approfondimento personale e la relazione della Presidente diocesana

Galleria Video

Galleria Fotografica

Materiale Approfondimento

Relazione della Presidente




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