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Mercoledì 18 ottobre, ore 2017
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Un grembiule scomodo

Questa nota non vuol essere necessariamente una risposta a quanti, nelle tre città della diocesi interessate alle amministrative, si sono sentiti interrogati e provocati dall’analisi del voto e dalle conseguenti riflessioni  da noi elaborate. Piuttosto è per noi occasione per far chiarezza e ribadire alcuni punti a nostro avviso fondamentali.

1) L’Azione Cattolica in questa tornata elettorale è stata accusata di stare troppo “dentro” le questioni politiche invece che occuparsi di “cose di chiesa” o al contrario, di disinteressarsi della politica, non sollecitando i suoi aderenti a scendere in campo. Evidentemente sono entrambe falsità, che scaturiscono innanzitutto dalla non conoscenza della storia e dell’identità della nostra associazione. L’AZIONE CATTOLICA è un’associazione che ha come obiettivo la formazione laicale delle coscienze. Tale formazione, proprio perché è crescita nella fede in tutti gli ambiti dell’esistenza, è necessariamente anche politica e civile, ed è vissuta soprattutto nell’ordinarietà dei nostri cammini formativi. Non proviamo neanche a elencare iniziative, percorsi, campagne, progetti messi in campo da diversi anni per favorire l’impegno ad una cittadinanza attiva, la sensibilità a temi sociali, la maturazione di un sempre più alto senso della legalità. Sarebbe un elenco molto lungo ed articolato, pertanto vi invitiamo a visitare il nostro sito (acmolfetta.it). Ad essere onesti, e senza timor di smentita, riteniamo che abbia fatto più formazione al Bene Comune l’Azione Cattolica di questa diocesi, che partiti, movimenti civici e gruppi politici di destra-centro-sinistra messi insieme.

Relativamente allo specifico dell’appuntamento elettorale, solo i disinformati non sanno che molti aderenti dell’Azione Cattolica si sono messi in lista a Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi quest’anno (e a Ruvo l’anno scorso), in liste diversissime tra loro, dunque non “intruppati”, ma liberi di collocarsi ed esprimere il proprio impegno. A tutti gli aderenti giovani ed adulti, nell’auspicio che molti di loro scegliessero di mettersi in gioco a servizio della propria città, a febbraio è stata recapitata una lettera in cui si incoraggiava ad un impegno serio, “frutto di un’operazione di discernimento consapevole e cosciente, così da mettersi responsabilmente al servizio della collettività, senza incorrere nel rischio di possibili strumentalizzazioni, né in quello di fare da comparsa per “riempire” una lista elettorale”, sottolineando che “anche qualora i risultati personali non fossero quelli sperati, vogliamo credere che la disponibilità, l’interesse e l’impegno in ambito politico di quanti di voi si candideranno, proseguano, perché il lavoro per la crescita della città possa continuare, indipendentemente dalla chiusura della stagione elettorale”.

Resta il fatto che a Ruvo l’anno scorso, a Giovinazzo e a Terlizzi quest’anno, vi sono consiglieri comunali provenienti dal mondo dell’AC (addirittura tra i più suffragati). Significa che il lavoro di formazione integrale della persona svolto dall’Associazione funziona e dà frutto.

2) Una considerazione diversa e più articolata merita l’articolo apparso sul giornale on line IN CITTA’ di Giovinazzo (http://www.incittagiovinazzo.it/20-news/attualita/653-e-cosi-i-cattolici-in-politica-si-denigrano#news) in cui si riflette in modo serio ed attento sui toni pesanti e lo stile litigioso e spesso cattivo che ha caratterizzato il confronto tra candidati cattolici, soprattutto a Giovinazzo. Nella lettera di cui sopra avevamo sottolineato lo stile che dovrebbe caratterizzare un aderente dell’AC che desidera impegnarsi in politica, con queste parole: Auguriamo intanto di vivere questo servizio alla città come la più alta forma di carità. In questa direzione richiamiamo alla rilettura dei nostri Codici Etici per candidati, in cui ribadiamo alcuni imprescindibili comportamenti e modalità per vivere degnamente lo spirito della competizione politica e il tempo della campagna elettorale. Invitiamo ad avere come punto di riferimento un cattolico aderente all’Ac di spessore come Vittorio Bachelet, che concepiva la politica “ corresponsabile costruzione della città, in cui ognuno deve portare il contributo delle sue capacità in vista della costruzione di quel bene comune che rappresenta il fine relativamente ultimo della politica.” … Seppure in tanti nelle comunità parrocchiali sceglieranno di mettersi in gioco in questa tornata elettorale, invitiamo tutti ad un clima di sereno confronto e ci auguriamo che la competizione non sia motivo di incomprensioni e di lacerazioni all’interno della comunità.

E’ palese che così non è stato: non solo il confronto è degenerato sul piano di insulti, accuse, denigrazioni alle persone, quanto la nostra stessa Associazione è stata oggetto di commenti, richiami, rimbrotti, proclami, distinguo tra buoni e cattivi. Insomma una delusione, cui si aggiunge l’amarezza di constatare come è difficile anche per chi vuol fare politica, argomentare nel merito del proprio operato o dei propri programmi, senza deragliare o collezionare le pagliuzze nell’occhio dell’avversario e non accorgersi della trave nel proprio. Ma al contrario di quanto, con tanta faciloneria, è stato fatto nei confronti dell’AC, noi non vogliamo giudicare né accusare. Ci rendiamo conto di quanta umanità, fragilità, entrano in gioco in questi frangenti e di come spesso il carrozzone messo in moto in una campagna elettorale travolga le individualità, ma anche i pensieri, le identità, alterando persino la percezione della realtà, del senso del limite e del rispetto per l’altro in quanto persona. Negli anni novanta a noi giovani cattolici veniva spiegato il concetto di amicizia civica, come forma di reciproca stima e “simpatia”, che, nella pluralità degli orientamenti e delle scelte politiche, avrebbe dovuto caratterizzare i rapporti tra cattolici e consentire loro un riconoscimento reciproco di valore e di possibilità interlocutorie, dato da una comune radice più che proclamata, testimoniata negli atteggiamenti, nello stile, nell’equilibrio dei toni. Forse dobbiamo ricominciare a riparlarne, nella nostra Chiesa locale, di AMICIZIA CIVICA, rieducare ad un concetto che non è più così scontato.

Ci sia concesso soltanto mettere in evidenza come sia strategicamente semplice, in vari contesti, sottolineare le incongruenze tra “il dire” e “il fare” dei cattolici! E’ una spina nel fianco, spesso sanguinante, che portiamo con noi nella nostra vita, nella consapevolezza che il percorso da compiere per eliminare questa discrasia è ancora lungo e faticoso.

Probabilmente i toni sono degenerati anche grazie ad un uso assolutamente scomposto e terribilmente dannoso dei social, dove tutti sentono il dovere di esprimere liberamente il primo pensiero o sensazione o giudizio o sentito dire che la pancia suggerisce, senza pesare, ponderare, verificare e, ciò che è più terribile, senza conoscere. Alla giostra del tiro al rialzo hanno partecipato candidati lasciati volutamente a briglie sciolte a giocare col fango e a sparare castronerie e cittadini, molti cattolici e alcuni nostri aderenti, che invece di contare fino a dieci, sono intervenuti nel dibattito spesso parlando del nulla o di ciò che non conoscevano affatto, con un pressappochismo impressionante, anche nei confronti dell’Associazione, quando la delicatezza del momento imponeva a tutti un passo indietro e un tempo speso meglio, magari a capire, informarsi, approfondire in vista dell’appuntamento alle urne. Anche su questo, sulla guida intelligente di macchine tritatutto, così veloci e potenti come i social, occorrerà tornare a formare.

 

Presidenza diocesana di Azione Cattolica

Ufficio Socio-politico




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