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Mercoledì 18 ottobre, ore 2017
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La politica del grembiule 

 In questi giorni nei Comuni di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi si stanno insediando ufficialmente i nuovi Sindaci, democraticamente eletti durante l’ultima tornata elettorale del 11 e 25 giugno u.s.; si è infatti reso necessario dappertutto il ballottaggio per poter giungere ai verdetti definitivi: torna alla guida della città di Molfetta Tommaso Minervini, già sindaco della città dal 2001 al 2006, mentre a Giovinazzo
e a Terlizzi si confermano i rispettivi sindaci uscenti Tommaso Depalma e Ninni Gemmato.
Al termine di questa campagna elettorale lunga e non priva di stimoli e di spunti di riflessione, sentiamo il desiderio di soffermarci su alcuni temi che, dal particolare delle città della nostra diocesi, abbracciano la situazione politica regionale e nazionale.
Innanzitutto il tema dell’astensionismo; preoccupante la crescita di tale fenomeno in tutta Italia e nelle nostre città; mediamente, nella nostra diocesi, è stato raggiunto un dato dell’affluenza poco più alto del 52%, mentre in Italia si ha un dato di partecipazione al ballottaggio intorno al 60% degli aventi diritto al voto. Di fatto, quindi, si può affermare che in queste ultime competizioni elettorali 4-5 cittadini su dieci hanno deciso di non esercitare il proprio diritto al voto preferendo delegare ad altri la responsabilità di decidere anche per loro, evidenziando, in tutta la sua preoccupate dimensione, la crisi del senso di partecipazione dei cittadini alla vita della propria città.
Riteniamo necessario l’avvio di una riflessione più ampia sul tema per capirne le motivazioni; sarà dovuto al sempre maggior distacco tra i bisogni dei cittadini e le scelte politiche ed amministrative messe in atto da chi ci governa ai vari livelli? O sarà forse dovuto ad una politica troppo autoreferenziale e
piegata su se stessa anziché protesa verso il bene comune? Riteniamo che vi sia un grave gap di partecipazione da colmare da un lato mediante la capacità di chi “fa politica”, di “fare narrazione” del suo impegno, delle scelte che la politica e l’amministrazione sono chiamate a fare e degli effetti che hanno nella vita del cittadino, e, dall’altro lato, con l’esercizio della “curiosità civica” che ciascuno di noi deve sviluppare per “conoscere” in maniera approfondita e circostanziata le tematiche emergenti dal quotidiano della città, facendole proprie, elaborandole e ponendole alla base di un ragionamento critico, costruttivo e capace di generare un responsabile e maturo consenso o dissenso politico ed elettorale.
Urge, in tal senso, far scaturire e sostenere con sempre maggior convinzione esperienze di cittadinanza attiva capaci di formare cittadini responsabili, informati, formati e capaci di creare processi partecipativi e politici nuovi negli stili, nei contenuti e nelle prassi.
Non sfugge agli occhi degli osservatori un generale rinnovamento della classe politica, con un numero importante di 30/40enni che nella varie città si sono messi in gioco e, in molti casi, siederanno per la prima volta negli scanni dei consigli comunali (di maggioranza o opposizione); la speranza è che tale trand di rinnovamento sia continuativo, profondo, reale e non soltanto di facciata, e che tutti i partiti e i contenitori “civici” messi in piedi in questa tornata elettorale possano continuare negli anni, in maniera organizzata, a rappresentare luoghi di formazione alla politica e di crescita generazionale.
Giustamente tutti fanno la corsa alla vittoria in un’elezione, ma vorremmo sottolineare quanto sia determinante, in una contesto democratico, avere una sana e robusta opposizione; alla luce dei risultati ottenuti e della composizione dei consigli comunali di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, si ha la sensazione che nelle tre città ci saranno opposizioni molto competenti ed agguerrite. Addirittura una
doppia opposizione a Molfetta (la destra capitanata da Isa De Bari e dalla parte diametralmente opposta la sinistra capitanata da Gianni Porta), e il gruppo capeggiato da Vitagliano a Terlizzi e quello che fa riferimento a De Gennaro a Giovinazzo; ciascuno, nel proprio specifico, garantiscono per competenza, passione politica e conoscenza delle problematiche del territorio, una importante ed organizzata forma di opposizione.
Ci auguriamo che questa non sia rabbiosa, fine a se stessa e costruita ad arte sui tavoli delle segreterie, ma che sia rispettosa delle persone e delle istituzioni, che generi interesse e coinvolgimento tra la gente, portando i temi della città nelle piazze e per le strade; siamo convinti che una opposizione responsabile, seria, determinata e leale possa essere garanzia di un’adeguata forma di controllo dell’attività amministrativa. E la vita di ogni città non potrà che trarne doppiamente vantaggio.
Ad alcune riflessioni di stampo meramente “partitico” non possiamo e non vogliamo esimerci; gli esiti delle votazioni a Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi dimostrano la centralità, al momento, del tema del posizionamento del PD nel panorama politico attuale. A Molfetta, infatti, il Partito
Democratico ha da subito partecipato alla costruzione del “modello Emiliano-Renzi” definendo un’alleanza politica con altre liste civiche evidentemente non provenienti da un’area politica di sinistra; diversa invece la situazione a Terlizzi e Giovinazzo dove il PD ha deciso di correre al primo turno con propri candidati (Michelangelo de Chirico a Terlizzi e Antonello Natalicchio a Giovinazzo) non riuscendo in entrambi i casi (seppur di poco) ad arrivare al ballottaggio. Nel ballottaggio a Terlizzi il PD non sembra aver influenzato l’esito delle votazioni, smarcandosi, comunque, da ogni tipo di apparentamento più o meno ufficiale con Vitagliano mentre al ballottaggio di Giovinazzo il PD si è apertamente schierato con il candidato di sinistra non riuscendo, comunque, a portare lo stesso alla vittoria definitiva.
 
La cronaca pertanto ci lascia un PD lacerato da molte e contrastanti tensioni interne dovute alla necessità di definire il posizionamento del partito nel panorama politico italiano; in questo scenario, che ha portato per esempio a Molfetta molti consiglieri comunali di maggioranza e componenti della scorsa giunta a non mettersi neanche in gioco in questa tornata elettorale, bisognerà riflettere sul cosa fare “a
sinistra” e su come offrire a molti cittadini spaesati un nuovo riferimento politico nelle cui idee potersi riconoscere.
A destra, dopo anni di smarrimento, gli scenari appaiono essere in netta ripresa (soprattutto leggendo il dato su scala nazionale) tant’è che vi è una netta ripresa del centro-destra, uscito frammentato e lacerato dagli appuntamenti elettorali degli ultimi anni; il tutto favorito sia dalla frammentazione della sinistra, che dalla scelta di temi politici che puntano dritti alla pancia dell’elettorato (questione sicurezza/politiche di accoglienza immigrati, questione chiusura ospedale, questione raccolta porta a porta…). La sensazione è che questa area politica, se si presenta unita e compatta, senza diaspore e migrazioni, è maggioranza in tutte le nostre città e forse anche nel nostro Paese.
Ad oggi gli spazi lasciati liberi dalla politica organizzata sono stati coperti dal Movimento Cinque Stelle e da altre esperienze civiche locali. A tal proposito due brevi riflessioni; da un lato spiace constatare che in nessuna delle tre città della diocesi vi sia stata la proposta del Movimento Cinque Stelle con un proprio candidato sindaco (a causa di mancate certificazioni e/o problematiche varie in fase di validazione delle liste). I meccanismi interni al partito di Beppe Grillo da un lato rappresentano la forza
del Movimento stesso, dall’altra però, ne rappresentano il limite stesso al punto che forse per tanti anni ancora non avremo esperienze Cinque Stelle nelle nostre città se il Movimento non andrà a rivedere i meccanismi di certificazione delle liste; se si vuol diventare grandi si deve puntare non solo al malcontento serpeggiante nel territorio, ma anche ad un lavoro nelle città costante e continuo che, però, non può più essere affidato ad estemporanei meet-up incapaci poi di convergere verso l’espressione di una unica lista, ma deve realizzarsi dentro il perimetro ben definito e riconosciuto di un soggetto certificato ufficialmente dai livelli nazionali del Movimento e poi capace di vivere di vita propria.
L’altra questione riguarda invece il fenomeno delle liste civiche. Un vero boom in questa tornata elettorale su scala nazionale come nelle nostre tre città; e come ogni realtà anche questa può essere letta da diversi punti di vista. Per molti il “civismo” è la sconfitta della politica, per molti altri è la vera alternativa a questa idea di politica così lontana dai cittadini.
Sicuramente un fattore positivo, bello, di generazione di nuova passione per la cosa pubblica, di partecipazione attiva, di freschezza negli stili e nei metodi, le liste civiche sono state delle realtà attorno alle quali si è riusciti a mettere insieme tanti giovani e a farli riavvicinare e riappassionare alla politica.
Come risvolto della medaglia, però, è necessario sottolineare che molte esperienze “civiche” che si sono presentate nelle nostre città, in realtà, sono state sostanzialmente delle operazioni di “maquillage” personale e politico dietro cui si sono celati esponenti di partiti del recente passato, fuoriusciti dagli stessi per diversificati motivi; sinceramente riteniamo che dette esperienze non meritano di essere annoverate tra quelle esperienze di “attivismo civico” sfociate poi in impegno politico vero e proprio.  
Come Azione Cattolica abbiamo accompagnato questa tornata elettorale riportando all’attenzione
delle città i Codici Etici per i candidati e per gli elettori; abbiamo parlato di voto di scambio, abbiamo seguito con attenzione quanto accaduto nelle tre città della diocesi, avremmo anche voluto stigmatizzare a volte i toni volgari, le offese che hanno toccato la dignità personale e professionale di alcuni candidati, le urla sconsiderate dai palchi, l’utilizzo improprio dei social, i tentativi di tirare per la giacchetta nella bagarre elettorale associazioni cattoliche e sacerdoti, i tentativi di mettere il bavaglio alla libertà di stampa e di opinione o gli episodi di violenza fisica accaduti!
Lo facciamo ora, al termine di tutto! Lo facciamo rinnovando a tutti (vincitori e vinti) l’invito a far recuperare alla politica quella P maiuscola che la stessa ha perso da tempo, “e l’ha persa a causa di quelli che nei decenni hanno fatto scempio dei valori fondamentali (onestà, giustizia sociale, cura del bene comune), ma anche a causa di chi dice di voler moralizzare tutto, ma pretende di farlo negando altri valori fondamentali: la formazione della coscienza, le competenze, la cultura, la capacità di confrontarsi con chi la pensa diversamente.” (cfr. L’Ac e la politica con la P maiuscola di Paola Springhetti – www.vinonuovo.it) Lo facciamo facendo ai sindaci di Molfetta, Terlizzi e Giovinazzo oltre che alle rispettive giunte e ai rispettivi consigli comunali un sincero augurio di buon operato al servizio del bene comune delle nostre città, al servizio dei cittadini, al passo con gli ultimi, bambini, anziani, disoccupati, al servizio della pace e della solidarietà, fautori di rigenerazione urbana e sociale, esempi di rettitudine per i cittadini.
Parafrasando un’espressione a noi molto cara siate fautori della politica “del grembiule”!




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