Che sia Benedetta

Il settore giovani ed il MSAC diocesani si esprimono sui presunti casi di “blue whale” nella provincia di Bari e sopratutto nella nostra diocesi.

“A chi trova se stesso nel proprio coraggio, a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio, a chi lotta da sempre e sopporta il dolore, qui nessuno è diverso, nessuno è migliore. A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero, a chi resta da solo abbracciato al silenzio, a chi dona l’amore che ha dentro. Che sia benedetta, per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta, per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta, e siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta, a tenersela stretta, che sia benedetta”.

Questa canzone suona un po’ come la rivisitazione moderna del Vangelo delle beatitudini, proprio quello che ci ha accompagnato in quest’anno associativo.

Beati i poveri in spirito, gli afflitti e i miti, beati gli affamati ed assetati di giustizia, beati i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace ed i perseguitati a causa della giustizia.

Abbiamo voluto aprire con le parole che solo 3 mesi fa cantava la Mannoia sul palco di Sanremo, inneggiando alla vita, benedicendola con la profondità della sua voce.

Notizie buie giungono dalle testate dei giornali, rimbalzano sui social network con la forza di pugni nello stomaco, o peggio, la forza di “balene azzurre”.

E noi, chiamati a rappresentare in questo momento i giovani e i giovanissimi di ben quattro città, non possiamo tacere di fronte alla stupidità e pericolosità di questo “gioco” malato.

Non è nostra intenzione analizzare il fenomeno e dargli più visibilità di quanta già non ne stia avendo.

Chi di noi non ha conosciuto la sensazione di solitudine almeno una volta nella propria vita? Chi non è passato per un senso di incompiutezza ed inadeguatezza paralizzanti? Chi non si è sentito smarrito o confuso, incompreso, bloccato da sensi di colpa più o meno fondati? Chi non ha pensato erroneamente di essere l’unico al mondo in preda a tali sensazioni?

Quando stati così negativi prendono il sopravvento, la vera sfida non è cedere ad un gioco, mera illusione di dimostrare di esser più forti dell’horror, della salute, del sano sonno; la vera sfida è aprire gli occhi, alzare la testa, respirare, predisporre le orecchie e sentire la voce di chi là fuori vive o ha vissuto esattamente le mie stesse paure, le mie stesse incertezze, la mia stessa apatia. La vera sfida è condividere il dolore, senza vergogna, senza imbarazzo; la vera sfida è scambiarsi sguardi di amore, misericordia, comprensione.

La soluzione di tutto passa dalla condivisione, dal coraggio per una sola prima volta, di metter fuori il proprio disagio invece di rifugiarsi in un cellulare che nulla sa del vero me e nulla può comprendere di quello che provo.

Coraggio, ragazzi! Lì fuori di voi c’è di sicuro un amico, un parente, un adulto, un sacerdote, un educatore pronto ad ascoltarvi, ad accogliere le vostre domande, ad assicurarvi che la fragilità è di questo mondo, è di tutto il mondo, dell’intera umanità.

La vita sa essere dolcissima con chi se ne appassiona, diceva don Tonino Bello.

E vogliamo concludere proprio con la sua famosissima lettera ai giovani, un inno alla vita, un inno alla giovinezza e alla passione.

Il settore giovani ed il MSAC diocesani

“Ricordo i miei anni del ginnasio: un mare di dubbi.

Dubitavo perfino della mia capacità di affrontare la vita. Che età difficile! Hai paura di non essere accettato dagli altri, dubiti del tuo charme, della tua capacità d’impatto con gli altri e non ti fai avanti. E poi problemi di crescita, problemi di cuore…

Ma voi non abbiate paura, non preoccupatevi! Se voi lo volete, se avete un briciolo di speranza e una grande passione per gli anni che avete… cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.

Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.

Mordete la vita!

Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.

Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.

Bruciate… perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.

Incendiate… non immalinconitevi. Perché se voi non avete fiducia gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.

Coltivate le amicizie, incontrate la gente.

Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.

Coltivate gli interessi della pace, della giustizia, della solidarietà, della salvaguardia dell’ambiente.

Il mondo ha bisogno di giovani critici.

Vedete! Gesù Cristo ha disarmato per sempre gli eserciti quando ha detto: “rimetti la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce”. Ma noi cristiani non siamo stati capaci di fare entrare nelle coscienze questo insegnamento di Gesù.

Diventate voi la coscienza critica del mondo. Diventate sovversivi. Non fidatevi dei cristiani “autentici” che non incidono la crosta della civiltà. Fidatevi dei cristiani “autentici sovversivi” come San Francesco d’Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire.

Il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente.

E verranno i tempi in cui non ci saranno più né spade e né lance, né tornado e né aviogetti, né missili e né missili-antimissili. Verranno questi tempi. E non saremo più allucinati da questi spettacoli di morte!

Non so se li ricordate, se li avete letti in qualche vostra antologia quei versi di Neruda in cui egli si chiede cosa sia la vita. Tunnel oscuro -dice- tra due vaghe chiarità o nastro d’argento su due abissi d’oscurità?

Quando ero parroco li citai durante una messa con i giovani. Poi chiesi: perché la vita non può essere un nastro d’argento tra due vaghe chiarità, tra due splendori?

Non potrebbe essere così la vostra vita?

Vi auguro davvero che voi la vita possiate interpretarla in questo modo bellissimo.

Don Tonino Bello”

 

 

 




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