Search
Giovedì 14 dicembre, ore 2017
  • :
  • :

Relazione della Presidente uscente Angela Paparella

 Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Lc. 12, 34)
 

Relazione finale del presidente uscente Angela Paparella

Eccoci arrivati al momento finale di un tratto di strada durato sei anni. Prima di fare memoria di questo triennio in particolare e soprattutto guardare al futuro, con il fervore e l’audacia che non ci mancano, desidero ringraziare di vero cuore il nostro Vescovo, Mons. Cornacchia, per il sostegno e la fiducia dati da subito alla nostra AC diocesana. Abbiamo sentito in questo anno il suo accompagnamento ed il suo sguardo paterno, l’umanità e la cordialità di una vicinanza sincera. Insieme alla presidenza tutta, ma in alcuni momenti anche personalmente, insieme a don Michele, abbiamo vissuto con lui momenti di sereno, efficace confronto, sempre all’insegna dell’incoraggiamento e della condivisione dei punti di forza come delle criticità dell’Associazione. Lo ringrazio perché non ha fatto mancare la sua presenza anche in situazioni difficili, esponendosi in prima persona al nostro fianco. Un affettuoso ricordo vorrei rivolgere anche a Mons. Martella, che ci ha lasciati improvvisamente, appena dopo aver vissuto con noi l’esperienza gioiosa del campo diocesano unitario 2015. A lui va il mio ringraziamento per avermi scelta e riconfermata alla guida di questa bella Associazione e avermi così regalato un’opportunità di grande crescita come persona.
Guidare un’Associazione è innanzitutto dar corpo ad un sogno. Sognarla, appunto, vederla in prospettiva, sentire quante potenzialità è pronta ad esprimere nel futuro. Ciascuno, diceva Danilo Dolci, cresce solo se sognato. Questi anni abbiamo provato a dar corpo ad un sogno, quello di una Associazione che esprimesse pienamente tutta la sua carica di vitalità, energia, operosa speranza, soprattutto amore a Gesù Cristo, in un percorso più insolito, più ampio, apparentemente meno centrato su noi stessi, ma a nostro avviso tanto ricco e stimolante da rinvigorire seriamente la linfa della nostra laicità.
Un’AC presente. Presente come aggettivo, nel senso che sta, che sa stare, che decide di stare. Presente anche come tempo verbale, che sottolinea la categoria dell’oggi, in questo preciso momento storico. Dunque un’AC presente negli spazi e nel tempo attuale. Non avulsa, non neutra, non incolore, insapore, inodore, anche a rischio di essere giudicata e, a volte, condannata. Un’AC che prende posizione, che dice, che dichiara, che interviene, e perciò deve per forza ragionare, discutere, informarsi, formarsi, confrontarsi, capire, crescere.
Un’AC che non pretende di possedere la verità, ma che la cerca avidamente, inoltrandosi in terreni inesplorati, forse nuovi, forse insidiosi, forse solo non ancora battuti, che pure appartengono al nostro complesso mondo, con la certezza di incontrare diversità che si chiamano fratelli, non nemici; con la gioia e la responsabilità di portare loro una bella notizia, la Buona Novella, una possibilità d’incontro col Signore della Vita.
Un’AC che prende sul serio la vita, prende sul serio l’impegno ad accompagnarla, nelle sue domande, nei suoi misteri, nel suo carattere di umanità fragile, complessa, ricca di bellezza.
Questi ultimi tre anni sono serviti un po’ a sedimentare e rinsaldare quelle intuizioni già presenti nello scorso triennio, che in qualche maniera hanno anticipato il richiamo ad uno stile di Chiesa compagna di strada, tra la gente, non impaurita del mare aperto, magari imperfetta, ma capace di osare e raccogliere le sfide del nostro tempo: la scelta del territorio come palestra di esercizio della laicità, l’idea di far rete di volta in volta con diverse realtà, vicine e lontane dal mondo ecclesiale, una comunicazione efficace non solo ad intra ma anche ad extra delle nostre attività e del nostro pensiero, la partecipazione più diretta e coinvolgente agli organismi istituzionali di partecipazione. Un’AC PRESENTE, dunque, nelle nostre città, nella comunità ecclesiale e nella dimensione più propriamente associativa.

UN’AC PRESENTE NELLE NOSTRE CITTA’
Sul nostro territorio
Nelle nostre città ci siamo. Abbiamo lavorato faticosamente a servizio del territorio e della realtà locale, interrogandoci su ogni sollecitazione sopraggiunta, su ogni spunto di riflessione, su ogni avvenimento rilevante di cronaca o di politica, elaborando insieme un pensiero che potesse essere condiviso, ma anche discusso. I numerosi comunicati, le note, gli articoli pubblicati sui giornali locali, hanno permesso di mettere in circolo le nostre idee, di fare cultura, ma anche di promuovere una continua interazione con Istituzioni, stampa locale, associazioni altre.
Siamo stati attenti alla vita politico istituzionale del Paese e delle nostre città. La nota sulla legge contro il voto di scambio, i comunicati stampa sui referendum,  il dossier creato sul sito per gli aderenti e gli eventi pubblici a Terlizzi in preparazione al referendum sulle trivellazioni nell’Adriatico e a quello costituzionale; il tanto discusso documento “Il sogno di una buona politica” diffuso nelle quattro città; la presa di posizione contro la richiesta di armare i vigili urbani a Terlizzi e la manifestazione, organizzata con altre associazioni nella stessa città, dopo la sparatoria per strada nell’estate del 2015; la presentazione a Ruvo dei Codici etici per elettori e gruppi politici e l’incontro con gli otto candidati sindaci in occasione delle amministrative; la lettera inviata a tutti gli aderenti giovani ed adulti di Ruvo l’anno scorso e quest’anno a quelli di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, per sottolineare lo stile che dovrebbe caratterizzare un aderente dell’AC che desidera candidarsi come consigliere comunale … Tutto questo dice una sensibilità, che da sempre coltiviamo in AC, a vigilare e chiedere che la politica sia vissuta come alta espressione di impegno, per il bene di tutti e di ciascuno, ma anche “agíta” consapevolmente dai singoli cittadini, senza deleghe e combattendo la rassegnazione e l’indifferenza.

Negli organismi di partecipazione (Agenda XXI, Consulta Comunale Femminile, Forum Molfetta Accogliente) abbiamo avuto l’opportunità non solo di costruire insieme un servizio alla città, nelle iniziative a carattere culturale o di volontariato (penso al coinvolgimento delle AC parrocchiali di Molfetta nell’accoglienza degli immigrati durante la festa patronale), ma anche di dire la nostra identità cristiana, sperimentando l’incontro e a volte anche lo scontro, con culture dalle radici differenti dalle nostre. Certo non abbiamo mai rinunciato al dialogo, serrato o disteso, comunque produttivo.
Abbiamo seguito e aiutato a nascere realtà come Libera a Molfetta e Terlizzi e l’Osservatorio a Giovinazzo, che tanto insegnano sulla fatica ma anche sulla bellezza di avviare percorsi democratici di cittadinanza attiva, e ci siamo battuti come Azione Cattolica perché si mantenesse uno stile preciso, propositivo e costruttivo piuttosto che oppositivo, nella difesa della legalità e del Bene Comune.
Con le campagne
Con le campagne di questo triennio, “La vita giocatevela bene!”, “#Collegamenti: relazioni oltre le connessioni”, “Se parlasse la città…” abbiamo voluto dialogare con tutti, a partire dai nostri aderenti, rivolgendoci anche alle intere comunità parrocchiali, alle nostre città, alle scuole. Abbiamo comunicato con le città attraverso incontri pubblici di approfondimento, manifesti, immagini e slogan che pubblicizzassero il messaggio e lo rendessero immediato, fruibile a tutti.
Una grossa sfida entrare nelle scuole medie e superiori e lavorare sulla dipendenza dal gioco d’azzardo o sull’uso corretto della rete e delle nuove tecnologie. Una grossa sfida collaborare con associazioni come Telefono Azzurro, Harambè, Mille splendidi soli, Libera, Mettiamoci in gioco, ma anche con la Guardia di Finanza e la Polizia postale, cercando alleanze, collaborazioni, competenze che potessero darci una mano a portare un contributo positivo alle centinaia di ragazzi incontrati.
Una grossa sfida rendere i nostri aderenti protagonisti, capaci di riflettere su questioni delicate, ma anche di scendere per le strade e dare testimonianza della propria fede, come è successo nella campagna sul gioco d’azzardo. Giovani e giovanissimi hanno mappato i luoghi dove si gioca d’azzardo nel territorio parrocchiale, gli adulti hanno studiato e raccolto firme in città per una legge d’iniziativa popolare contro l’azzardo, bambini e ragazzi hanno diffuso il messaggio della campagna con il braccialetto “io la vita me la gioco bene” … Insieme, tutte le fasce d’età hanno invaso le nostre piazze, per dimostrare alle proprie città che il gioco vero, pulito, è bello e fa crescere.
Anche la campagna sulle nuove tecnologie ha innescato un circuito virtuoso di contagio, impegnando tutti nella riflessione sul rapporto con i moderni mezzi di comunicazione. Molte parrocchie hanno avviato su questi temi percorsi con i genitori non solo dei bambini dell’ACR. A Terlizzi il percorso è stato cittadino.
L’ultima campagna sulla città ha messo in moto concretamente l’idea di una formazione che si fa andando, uscendo, per imparare a guardare con uno sguardo di attenzione, presa in carico, cura, i luoghi del nostro quotidiano, quelli che attraversiamo tutti i giorni e che tutti i giorni abitiamo, ma rispetto ai quali spesso siamo distratti, indifferenti, non assumiamo responsabilità. Eppure sono i luoghi della nostra vita. In questo senso a Molfetta siamo andati a visitare i beni confiscati alla mafia insieme agli amici di Libera ma anche i luoghi che raccontano la risorsa e la bellezza rappresentata dal nostro mare; abbiamo promosso insieme a Legambiente e Scout la pulizia delle spiagge a cura dei giovanissimi e lasciato sulla spiaggia pubblica pannelli con messaggi ai cittadini per rispettare l’ambiente. A Terlizzi abbiamo organizzato una biciclettata per le vie della città, la passeggiata nel centro storico e i laboratori proposti ai bambini dell’ACR, e presentato, davanti al Palazzo di città, luogo di impegno civile, il libro di don Rocco d’Ambrosio “Non come Pilato”. A Giovinazzo abbiamo visitato i luoghi della ex ferriera e alla zona artigianale attualmente sotto sequestro e focalizzato l’attenzione alle problematiche ad essi relative, a Ruvo abbiamo vissuto l’appuntamento per il risparmio energetico M’illumino di meno…Questo lavoro, sapientemente guidato dai coordinamenti cittadini,  insieme a quello realizzato dalle singole realtà parrocchiali, sono un segno di quanto la Chiesa in uscita potrebbe sperimentare, nei contenuti e nel metodo, in termini di formazione delle coscienze e di crescita di un laicato maturo e consapevole.
Una riflessione profonda merita l’ultima esperienza vissuta, con la proposta di un corso di formazione per docenti di scuole pubbliche di ogni ordine e grado della nostra diocesi sul delicatissimo tema della Educazione al genere come contributo alla costruzione dell’identità. Un lavoro preparato in due anni, stringendo alleanze (con l’Ufficio Famiglia e l’Ufficio di Pastorale scolastica) e interpellando competenze (pedagogisti e psicologi, sotto la guida professionale della prof.ssa De Natale, della Cattolica di Milano, ma anche grazie al contributo di un gruppo di docenti entusiasti e motivati), anzitutto formandoci come presidenza su una tematica tanto urgente quanto sconosciuta e viziata, perché sottoposta a visioni ideologiche estreme, votate allo scontro. Abbiamo condiviso la necessità di formarci e di formare, riconoscendo alcuni temi (la lotta al bullismo, all’omofobia e alla violenza alle donne, le pari opportunità, il rispetto dell’altro), terreni comuni di lavoro, per la cultura cristiana come per quella laica. Abbiamo quindi raccolto l’opportunità di poter articolare una proposta per docenti, creare le premesse per pensare insieme percorsi educativi che oggi sono richiesti dalla Scuola, sui quali davvero abbiamo da dire qualcosa, visto che convogliano nell’attenzione alla crescita identitaria della persona.  E’ stata anche l’occasione per intessere un dialogo, pur nella diversità di pensiero, con persone non cristiane. Un confronto che posso dire con orgoglio, nonostante pressioni e incredibili attacchi, abbiamo mantenuto su un livello costruttivo e civile. Lo stile fa la differenza. Centoquindici insegnanti partecipanti, un riscontro notevolmente positivo, che ripaga di un impegno anche organizzativo veramente grande.
L’Azione Cattolica, in questi anni, ha riflettuto spesso su temi sensibili come questo, lavorando nelle sedi e nelle forme più disparate: penso alla lettera scritta a quattro mani con gli Scout e indirizzata a parroci ed aderenti, proprio sul dannoso clima da caccia alle streghe messo in atto sul tema dell’educazione di genere, al documento presentato nella sede di Agenda XXI in opposizione alla proposta di istituzione del registro delle Unioni civili a Molfetta, prima che fosse approvata la legge Cirinnà, alla richiesta fatta presso le due Consulte comunali femminili di Molfetta e Giovinazzo di dire NO alla pratica dell’utero in affitto, veramente lesiva della dignità delle donne.  Insieme all’Ufficio famiglia abbiamo presentato il libro Le chiavi di casa, edito da La Meridiana, sulla questione omosessuali nella Chiesa.
Prospettive
Siamo convinti che questa presenza dell’Associazione nel sociale, per quanto difficile, faticosa e a volte impopolare, possa essere una scelta importante per il territorio, ma anche per la formazione di un’AC di qualità, dove s’impara fin da piccoli che la fede ha a che fare con la vita, quella vera; che la testimonianza non viene dopo, in appendice, ma va di pari passo con la formazione e solo unita ad essa diventa feconda; che ad ogni fascia d’età spetta il compito di esprimere l’impegno, non solo nell’intimità della propria casa, della propria vita e della parrocchia. Nelle nostre città e nelle nostre chiese, servono persone di grande fede, che abbiano a cuore l’uomo, ma non solo. Servono persone di fede allenate a leggere il tempo, la sua evidente complessità, ma non solo. Servono cristiani che siano attenti lettori, ma anche capaci progettisti e costruttori. Servono idee e il coraggio di realizzarle, attraverso la partecipazione a tutto ciò che di positivo si muove sul territorio, per esempio i comitati di quartiere, spazi che dovremmo abitare come AC, impegnandoci anche a promuovere in essi la presenza delle nostre comunità parrocchiali. Questo può essere il contributo col quale l’AC potrà far crescere le nostre città, il territorio, la Chiesa, se stessa.

UN’AC PRESENTE NELLA CHIESA LOCALE
In diocesi
Sembra scontata questa presenza e lo è, per quanto vada ridetto il modo, non scontato, di essere presenti. L‘AC ha camminato attorno ai suoi Vescovi e Pastori, prima Mons. Martella e poi Mons. Cornacchia, consolidando a più livelli la già tradizionale collaborazione con i diversi uffici di Curia, in particolare con alcuni, le cui attenzioni pastorali meglio si sposano con gli impegni e le finalità dell’Associazione stessa. Non sono mancate occasioni di incontro e raccordo, nonché di effettivo, costante, reciproco contributo.  Con il servizio per la Pastorale giovanile e con l’Ufficio per la pastorale della Famiglia si sono intrecciati percorsi ed attività promossi insieme. Costante il dialogo con l’Ufficio Catechistico, di Pastorale sociale e del lavoro, con quello delle Comunicazioni sociali, dall’anno scorso anche con l’ufficio di pastorale per le Confraternite, nella promozione della preghiera per l’unità dei cristiani. Una collaborazione da un lato senz’altro positiva, ma anche dialettica in senso costruttivo, perché segnata dall’ansia di servire sempre meglio e nella stessa direzione la Chiesa locale. Vorremmo infatti che il contributo dell’Associazione, nella pastorale parrocchiale e diocesana per la crescita dei laici, fosse valorizzato e promosso; che si “concordassero” modalità, proposte, appuntamenti con cui attuare le linee pastorali. A volte l’impressione è che all’Associazione venga chiesta una presenza agli appuntamenti degli uffici diocesani, senza una riflessione previa, una verifica successiva e soprattutto senza un’impostazione condivisa. Vorremmo che tutto questo fosse attuato possibilmente con i responsabili da cui l’Associazione è rappresentata, non con referenze altre, “a chiamata diretta”; che non si corra il rischio che gli Uffici diventino mega associazioni, ma che accompagnino e coordinino il lavoro delle Associazioni, valorizzando, non sostituendo l’esistente; che i destinatari della loro proposta siano sempre più le persone che non raggiungiamo ancora, piuttosto che coloro che già vivono la realtà ecclesiale ed un cammino strutturato, al quale devono poi aggiungere o sostituire una proposta simile se non uguale.
Abbiamo anche manifestato più volte, nel corso degli anni, come AC, l’urgenza di rapportarci con altre espressioni laicali della nostra Chiesa, di avere uno spazio d’incontro che fosse occasione di confronto, di reciproco scambio, sulle questioni più significative che interpellano i laici, anche a livello locale. In questo senso siamo più che soddisfatti della rinascita della Consulta per l’Apostolato di Laici in diocesi. Ci auguriamo costituisca per noi opportunità di dialogo e di crescita nell’identità laicale, oltre che di fecondo lavoro a servizio della comunità diocesana, come è accaduto per l’organizzazione della Marcia nazionale della pace 2015 e per quella diocesana del 2016. Ci auguriamo che possa presto ritornare a svolgere il suo importante ruolo consultivo il Consiglio Pastorale diocesano, punto di raccordo e di ascolto di una realtà, quale quella della nostra diocesi, variegata, vivace e complessa.
Nella parrocchia
Questo triennio è stato denso di visite, incontri, relazioni, e rapporti con le comunità parrocchiali. La ricchezza dei volti incontrati e delle persone conosciute, la condivisione bella di un cammino comune, delle gioie di vita personale ed associativa, così come dei momenti bui, rimane il tesoro più grande che l’esperienza diocesana di AC fa scoprire continuamente.
E’ un’AC, la nostra, composta da 4225 aderenti e presente in ventinove parrocchie su trentacinque. Siamo in Italia una delle realtà diocesane in cui, in proporzione agli abitanti ed al territorio, l’Associazione è più largamente rappresentata e distribuita. Tuttavia va registrata, negli ultimi due anni del triennio, una flessione nelle adesioni e non stiamo parlando di numeri, quanto di persone che non riceveranno più la proposta dell’Azione Cattolica.
Non nascondiamo i problemi sorti in alcune realtà parrocchiali, spesso relativi ad incomprensioni, difficoltà di condivisione pastorale, rapporti interpersonali non semplici tra laici e sacerdoti. Non nascondiamoci neanche che in alcune situazioni è mancato da parte nostra uno spirito associativo forte, la volontà di assumere responsabilità, un impegno, da laici, più motivato e cosciente. Inoltre in alcune associazioni parrocchiali ancora si percepisce un ripiegamento autoreferenziale sulla vita della comunità, a discapito della dimensione diocesana, a volte avvertita come fastidioso sovraccarico e non come stimolo, spinta a vivere un orizzonte più ampio, dove nessuno basta a se stesso o è in competizione con gli altri, ma in cui ci si mette in gioco per allargare i confini, respirare aria nuova, che rafforza e non pregiudica l’appartenenza parrocchiale. Certo, occorre saper fare delle scelte, perché troppi sono gli impegni relativi al servizio. Abbiamo più volte ribadito che non tutto è di uguale importanza, che ci sono delle priorità tra le attività, anche rispetto al nostro dover/voler coprire tutti i possibili settori delle necessità parrocchiali, che assumono poi carattere di imprescindibilità, relegando a “di più”, dunque in ultimo piano, ciò che invece è l’essenza stessa della nostra identità: la formazione e la diocesanità, appunto.
Altra conseguenza di questa “chiusura” è la difficoltà a far decollare esperienze di interparrocchialità, soprattutto per i giovani, che sono poche unità in diverse comunità e non riescono da soli a garantirsi un cammino. Le esperienze vissute a Ruvo con i giovanissimi, alcuni rari gemellaggi in altre città a livello di cammino formativo o di campi scuola parrocchiali, dicono una rivitalizzazione ed una forte rimotivazione.            E’ dunque una strada che va percorsa, superando particolarismi sterili e visioni miopi, che rendono asfittiche le nostre comunità.
La Presidenza ha per due anni consecutivi proposto l’incontro con parroci ed assistenti. Con i sacerdoti che hanno voluto essere presenti è stata un’occasione di confronto sereno, una messa in comune di reciproche istanze, all’insegna di un dialogo fraterno e costruttivo. Anche questa è una esperienza da continuare, convinti come siamo che il dialogo reciprocamente bene-dicente è sempre l’unica risposta vincente alle difficoltà.

Prospettive
Un’AC apprezzata, promossa e unanimemente sostenuta dalla propria comunità ecclesiale, questo ci auguriamo. Un’AC concretamente sostenuta e accompagnata, anche perché intuíta, nelle scelte più coraggiose, come strumento di evangelizzazione, non di mantenimento dell’esistente pastorale. Un’AC che sappia incarnare il volto della comunità, ma anche reinterpretarlo, ampliarne i confini, sognarlo, appunto. Che sappia aiutare ad andare oltre e guardare lontano, in cui i laici vengano incoraggiati a diventare sempre più laici e a dar conto della propria laicità negli ambiti e negli ambienti di vita, più che essere richiamati, perché non stanno abbastanza tempo in parrocchia.
In un contesto in cui l’AC sceglie ancora la parrocchia, ma il viceversa non è più scontato e, in alcuni casi chiaramente evitato, forse occorrerebbe provare, sperimentare, nuove modalità per fare AC sul territorio, non necessariamente all’interno delle mura degli edifici parrocchiali. Sarebbe importante, a mio avviso, lasciarci aperta la possibilità di vivere un luogo nel quartiere, dove si possa anzitutto fare seriamente formazione laicale, accompagnati da un assistente motivato e felice di starci accanto: un polo dalle potenzialità nuove, che colga davvero, anche fisicamente, la sfida della Chiesa in uscita e la viva, questa uscita, non come cacciata dal paradiso terrestre, ma come risorsa, costruendo quotidianamente un percorso evangelizzante ed evangelizzatore.

UN’AC PRESENTE A SE STESSA
A livello unitario
Presenti a noi stessi, ovvero come fare l’AC, come restare di AC. Abbiamo visto come la questione dell’identità associativa si è fatta via via più urgente, man mano è cresciuta la consapevolezza di uno spessore laicale più sottile. Occorre riflettere su quanti, nella nostra associazione, non fanno un cammino formativo/associativo, perché mancano formatori, perché ci si sente già arrivati o si vivono mille altri appuntamenti che sostituiscono la tipica formazione associativa. Ora, fermo restando la validità di un percorso articolato e completo come il nostro, con un prima e un dopo, non improvvisato né modulato sull’ ”oggi parliamo di…”, rimane centrale la questione della formazione dei formatori, responsabili in primis. Questi anni abbiamo lavorato perché i nostri responsabili vivessero un percorso triennale completo, sia a livello di approfondimento e conoscenza associativa, sia relativamente alla crescita dell’io- persona e al servizio al gruppo. Una formazione esigente, senza sconti, con una impostazione articolata, che facesse crescere nella responsabilità e, prima ancora nella maturità personale. Siamo stati egregiamente guidati da Marta Lobascio, che ringraziamo perché mai ci ha fatto mancare la competenza, il sostegno e l’accompagnamento anche nella crescita di un gruppo di conduttori capaci ed impegnati. Nel corso di questi tre anni, la partecipazione alla scuola associativa del PFR unitario è stata numerosa ed ha coinvolto tutte le comunità parrocchiali, con una media di centoventi iscritti l’anno e complessivamente una settantina di persone che hanno seguito l’intero percorso svolto. Significa che in diocesi oggi abbiamo almeno settanta persone (educatori ACR, giovani ed adulti) su cui poter contare per il futuro formativo dell’AC. Vorrei sottolineare che, soprattutto sul versante formativo, abbiamo privilegiato la dimensione unitaria: una scelta compiuta sei anni fa, che faticosamente ha dato frutto, esplicitandosi nell’idea di un’Associazione che cresce solo insieme, seguendo gli stessi binari, con linee di azione e di impegno comuni.
Nei settori e nell’articolazione
La formazione ha caratterizzato il percorso del Settore Adulti: dalla cura della vita interiore con la proposta “Dieci minuti al giorno per Lui”, agli esercizi spirituali di quest’anno, dall’approfondimento dei percorsi formativi annuali, con appuntamenti chiamati Dentro il testo e Fuori di testo, destinati a responsabili ed animatori, all’itinerante appuntamento sul tema: “Il responsabile educativo a servizio degli adulti”. Gli incontri festa di settore, un anno sul tema “ADULTI DIGIT@BILI”, l’altro intitolato “TUTTI A C.A.S.A. – E’ necessario lo stupore per guardare la bellezza”, presso la Comunità CASA di Ruvo, sono stati momenti estremamente partecipati, in un clima di raccoglimento, di riflessione, di autentica festa. Tuttavia a fronte di una bella, costante presenza di adultissimi, stentiamo a fare la proposta associativa ex novo a fasce d’età come quella dei quarantenni, che dovrebbero rappresentare il futuro del Settore. E’ una questione, quella di portare la nostra proposta alla generazione di mezzo, che va studiata nei tempi, nelle modalità e nei contenuti e sperimentata, per garantire un’appartenenza possibile anche a chi concretamente oggi non ha la possibilità di frequentare la parrocchia. Inoltre va proseguita la riflessione sugli Adulti, innescata dalla pubblicazione della lettera di due anni fa “L’importanza di chiamarsi adulti”, che ha generato un serrato confronto andato ben oltre la nostra realtà diocesana. Si tratta di recuperare lo spessore di una presenza adulta che deve farsi testimonianza per essere incisivamente educante.

Il Settore Giovani, oltre che incontrare parrocchia per parrocchia aderenti e responsabili col tour dell’equipe diocesana “E ti vengo a cercare”, ha proposto diversi appuntamenti formativi, dal campo scuola diocesano per giovani del 2014 sulle “tre consegne” di Papa Francesco ”Rimanere, Andare, Gioire”, alle assemblee annuali dei giovani su temi legati alla pace e alla convivialità delle differenze, alle feste in spiaggia, tra preghiera e musica. Ottima, numericamente e qualitativamente, la partecipazione dei giovanissimi alle Feste dell’Accoglienza di questi tre anni: gli ospiti invitati, le riflessioni avviate, le attività per le strade del paese, i momenti ludici tra le mura dei nostri palazzetti dello sport, hanno riscontrato davvero l’apprezzamento di tutti. Anche la GMG di Cracovia è stata un successo: l’80% dei partecipanti della diocesi appartiene all’Azione Cattolica.
Un discorso a parte merita il Movimento Studenti di AC, una sfida partita in sordina, ma accompagnata fino in fondo dal Settore, che ha perorato la causa della partecipazione dei giovanissimi più motivati ad ogni occasione formativa, nazionale, interregionale e regionale, Cips (campi interregionali per studenti), SFS (scuola di formazione per studenti), campi scuola. Questa scelta ha dato i suoi frutti: si è costituita una equipe MSAC diocesana che è riuscita ad attivare due Oktober Fest, un punto di incontro, e svariati incontri di proposta MSAC in tutte le parrocchie e città della diocesi, fino a celebrare il congresso, alla presenza di un’ottantina di giovanissimi consapevoli, coinvolti e decisi a proseguire nella scuola questa esperienza.
Tuttavia anche sul Settore giovani vanno fatte delle riflessioni: è un Settore numericamente spostato verso i giovanissimi, che sono i più attivi e presenti nelle comunità parrocchiali, insieme ai giovani piccoli. Diversi sono i fuorisede, ed si evidenzia una importante assenza di giovani/adulti, a cui, nonostante reiterati tentativi e gli sforzi messi in campo questi anni con il contributo di Nunzia Di Terlizzi, Michele Pappagallo e Andrea d’Ercole, non si è riusciti a fare una proposta che ne coinvolgesse un numero significativo.

Oltre la metà dei nostri aderenti sono ragazzi di ACR. Un dato numerico, questo, estremamente mobile, dovuto alle scelte che si fanno di anno in anno nelle parrocchie in merito all’affidamento della catechesi sacramentale. Rispetto a queste scelte abbiamo un potere di azione molto limitato.
Va segnalato che l’età media dei giovani che prestano servizio per l’ACR si è progressivamente abbassata (fino a non molti anni fa si trattava infatti di ragazzi tra l’ultimo anno di scuola superiore e i primi di università), mentre sono aumentati numericamente gli educatori adulti, spesso trasmigrati in ACR dal catechismo tradizionale. Alla cura annuale per la preparazione dei neo educatori con un percorso specifico, alla partecipazione agli incontri predisposti dall’Ufficio catechistico, al sistematico confronto con i responsabili, si è aggiunto anche questo triennio, l’appuntamento formativo di inizio anno per tutti gli educatori, per lo più proposto in forma laboratoriale, che ha visto nell’ultimo anno ospite la resp. Nazionale Anna Teresa Borrelli. I ragazzi di ACR hanno vissuto ogni proposta diocesana unitaria su loro misura: il momento di preparazione alla Festa dell’Adesione, le campagne sui Nuovi Stili di Vita, il momento assembleare parrocchiale e diocesano. Adeguatamente preparati, hanno vissuto anche occasioni specifiche di crescita, gioia, incontro: la Festa degli Incontri Diocesana a Terlizzi del 17 maggio 2015, le marce o le veglie cittadine della Pace.  Una delle occasioni diocesane “straordinarie” di questo triennio è stato il Festival dei Ragazzi “A noi la parola”. Alcuni acierrini della diocesi hanno preso parte all’evento nazionale vero e proprio, tenutosi a Roma dal 9 all’11 settembre. Una nota a parte merita l’esperienza dell’EDR (equipe diocesana ragazzi), in cui un rappresentante per parrocchia ha potuto conoscere la vita diocesana della nostra associazione, la bellezza dei legami che nascono, le opportunità di incontro e di servizio.
Rimane aperta, a tutti i livelli, la questione dei passaggi, soprattutto tra ACR e Settore Giovani, da curare con strategie mirate, investendo molto di più sul dopo-cresima, rinnovando in qualche modo la proposta ACR per i tredicenni, ormai in piena fase adolescenziale, creando momenti e occasioni di incontro e condivisione tra i ragazzi di terza media e i giovanissimi, preparando adeguatamente gli educatori dei quattordicenni, appena entrati nel Settore.
Presente nell’AC pugliese e nazionale
I responsabili diocesani e molti membri di equipe dei Settori e dell’Articolazione hanno partecipato questi anni a tutti gli incontri, i seminari, i convegni e campi scuola regionali, interregionali e nazionali di AC. La nostra AC, con le sue proposte, il suo stile, la formazione, ha fatto scuola, possiamo dire con orgoglio, in altre realtà diocesane della Puglia e di altre parti d’Italia. Tante le richieste di sussidi, materiali, testimonianze, interventi e il racconto delle nostre sperimentazioni, tanto da stimolare e avviare processi, nello stile dell’Evangelii Gaudium. Io personalmente questi anni sono stata chiamata in tutte le diocesi della Puglia, in alcune più volte, per convegni, campi, scuole associative. Alcune volte insieme a me, altre per conto proprio, hanno girato molti amici della Presidenza. La vivacità della nostra Associazione, il nostro essere laboratorio e fucina di idee, sono stati più volte riconosciuti a livello nazionale. Le nostre esperienze sono spesso presenti nei testi formativi e sulla stampa associativa. Notevole il contributo di amici che hanno lavorato, questi anni, nelle commissioni e negli uffici centrali o in occasioni straordinarie: il nostro grazie va a Leonardo de Gennaro, consigliere nazionale per il Settore Giovani, Marta Binetti, membro della commissione adultissimi e poi di quella sul testo degli adulti, Gigi Copertino, collaboratore dell’Ufficio centrale ACR, Leonardo Squeo, incaricato regionale per il Settore Adulti e Tommaso Amato, amministratore regionale. Grazie anche ad Antonio Minervini e Andrea Daconto, che dopo tante esperienze di animazione musicale a livello nazionale, animeranno anche l’incontro festa per i 150 anni dell’AC.
Prospettive
Quale AC per il prossimo futuro? Un’AC che si ripensa nella forma e che rinforza la sostanza. Che riconosce l’Essenziale da custodire e si riconosce nei suoi tratti fondamentali (diocesanità, unitarietà, centralità della formazione …), ma che è anche in grado di creare, inventare, sperimentare forme nuove di evangelizzazione, annuncio, presenza e proposta pastorale, per fare nuove tutte le cose. La schiena dritta, il timone fermo, le radici salde per navigare in mare aperto ci verranno all’esperienza sul campo e contemporaneamente da una formazione strutturata e culturalmente adeguata, ecclesialmente corretta e sorretta da una robusta, finalmente chiara, spiritualità laicale. Coltivare la spiritualità laicale significa dare profumo e spessore di sacralità alla nostra quotidianità, al nostro impegno civile, ai nostri amori, al nostro lavoro, rimettendoli al centro di una vita laicale cristianamente vissuta e ricalibrando su questa il nostro impegno ecclesiale, facendo di questa, essenzialmente, il nostro modo di vivere la Chiesa. Occorre allora tornare a parlare di laicità e soprattutto esercitarla, abitandone luoghi, spazi e tempi. Dobbiamo guardarci intorno e recuperare la statura per poter, a pieno diritto, tendere le radici nel futuro. Auguri, Azione Cattolica!
Saluti e ringraziamenti
A conclusione di questa relazione, permettetemi di rivolgere un saluto a tutti gli aderenti che ci hanno lasciato, in questo triennio, in particolare a coloro che a livello diocesano in epoche diverse, con storie diverse, hanno amato e servito questa Associazione.  Ciao, Antonio Padiglione, Angelo Depalma, Enzo De Cosmo, Berardino Spadavecchia.
Un pensiero speciale va a Mimmo, Don Mimmo Amato, con il quale fin da giovane, molto prima che ci legasse un rapporto di parentela, ho condiviso la passione per questa associazione diocesana, a cominciare dalla nostra responsabilità nel Settore giovani, una delle esperienze più belle ed intense della mia e della sua vita. Insieme abbiamo vissuto una forte, incredibile amicizia. Insieme abbiamo litigato, discusso, riso, sofferto, progettato, sognato per l’AC e la Chiesa locale, e abbiamo continuato a fare così, fino a quando ne abbiamo avuto la possibilità. So che oggi sarebbe stato qui, con noi. So che dopo ci avrebbe abbracciati fiero, uno ad uno. Grazie Mimmo, ci manchi moltissimo.
Devo ringraziare ed esprimere tutta la mia stima ai presidenti parrocchiali, al loro servizio straordinariamente ordinario, spesso silenzioso, mai semplice. Grazie agli amici del Consiglio diocesano, che hanno questi anni lavorato sostenendo tante importanti scelte. Grazie alle equipes diocesane di settori e articolazione, che hanno validamente supportato i responsabili nel loro impegno. Grazie a questa presidenza: a queste persone di AC che sono diventati amici di vita, a cui mi lega il disegno di un percorso entusiasmante, quasi mai facile, perennemente in salita. Grazie agli assistenti, vere risorse per noi, che generosamente hanno accompagnato momenti e persone: don Pietro, don Fabio, don Michele a livello unitario e per il Settore adulti, don Luigi per i Giovani, don Silvio per l’ACR. Grazie ai resp. Adulti, Grazia ed Angelo, alla maturità e alla freschezza della loro significativa testimonianza. Grazie ai resp. Giovani Katia e Leo piccolo, al loro spendersi con competenza ed entusiasmo nel settore più complesso e nodale della nostra AC. Grazie a Mauro e Susanna, resp. ACR, sempre presenti a fianco dei piccoli e dei loro educatori, giovani che hanno insegnato tanto a noi adulti. Grazie ai quattro coordinatori cittadini, al loro impegno concreto sul territorio: a Graziano, alla sua verve creativa ed al coraggio delle idee, a Marilena, al suo servizio sorridente, pur tra tante difficoltà, ad Enzo, alla sua pacata determinazione, ad Alessio, al suo impegno forte e discreto. Grazie a Tommaso, incaricato per la Promozione Associativa, mia bussola, sicuro, continuo punto di riferimento; ad Antonella, coscienziosa e preparata, responsabile della formazione e dell’AVE, a Raffaele, preciso e puntuale incaricato Adesioni, a Saverio, alla sua operosa, dinamica cura del sito da incaricato web, a Pino e Rosa, coppia cooptata per la famiglia e icona di amore vero, a Donato e Leo grande, al loro contributo di pensiero in questa presidenza. Grazie al nostro segretario Thomas, alla sua serietà e franchezza e al nostro amministratore Duccio, alla sua immensa generosità e pazienza, soprattutto nei miei confronti. Grazie a Marta Visaggio, Paola de Pinto, Pasquale Ricciotti per la mano silenziosa data in diverse occasioni diocesane. Grazie ad alcuni amici speciali, che mi hanno sostenuto con grande affetto in questi tre anni: Manuela Barbolla, Maria Mangiatordi, Gino Sparapano, Lorenzo Pisani. Infinita gratitudine va al mio mitico amico Alfonso, persona di autentica fede, rara sensibilità, profonda umanità. Grazie alla mia comunità parrocchiale ed all’Azione Cattolica in cui sono cresciuta, al mio don Franco Sasso, che continua a seguirmi e a guidarmi con la sua testimonianza e a don Vincenzo di Palo, il mio parroco, che ha saputo essermi vicino con intelligenza e discrezione. Concludo ringraziando la mia famiglia: i miei genitori per tutto il tempo e l’attenzione sottratti loro; Mio marito Sergio ed i miei figli, Vincenzo e Rossella, protagonisti indiscussi di una prova d‘amore lunga sei anni: hanno condiviso con me ogni momento di tensione e di gioia, senza che mai, mai venisse meno il loro convinto, motivato appoggio; hanno sostenuto con me, passo dopo passo, l’impegno nel prendermi cura di questa AC diocesana, che sono stata onorata di servire.

Molfetta, 4 marzo 2017
Angela Paparella




Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Url: http://www.acmolfetta.it/web/2017/03/10/relazione-della-presidente-uscente-angela-paparella/