| Chi siamo · XII assemblea · ACR · Settore Giovani · Settore Adulti · Movimento Studenti · Movimento Lavoratori · MEIC e MIEAC | ||
|
Documenti · Editrice AVE · Focus · Amministriamoci · Programmi · Parrocchie · Sussidi · Planning06/07 · Logo · AssicurACI · Filodiretto |
||
|
Per approfondire:
|
Incontro diocesano delle coppie, 28 gennaio 2007
di
don
Pietro Rubini, Assistente
diocesano
Cara
famiglia,
Proprio
per questo vorrei richiamare alla tua attenzione, tra gli aspetti più
delicati e rilevanti, tre parole che secondo il Vangelo definiscono la
crescita di Gesù e dei suoi genitori, quindi di ogni famiglia cristiana: «Gesù
cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).
È la scarna notizia che ti viene consegnata per indicarti la strada da
percorrere. Scegliendo
il modo di vivere proprio degli uomini, Gesù non poteva non crescere e
maturare dentro una famiglia santa e normale, attraverso dialoghi,
incomprensioni e ubbidienze reciproche. Famiglia Santa quella di Nazaret,
eppure non idilliaca. Nel racconto del Gesù dodicenne al tempio di
Gerusalemme, l’evangelista Luca descrive una famiglia con tutti i
conflitti che noi conosciamo: la sofferenza per la diversità del Figlio, il
suo abbandono doloroso della famiglia, la non comprensione del suo cammino.
Sono momenti nei quali ogni famiglia si riconosce. E tra questi c’è la
dimensione della crescita. A pensarci bene, crescere è uno di quei verbi
che risuona gradito agli orecchi e al cuore di molti. Del resto, la prima
parola di Dio all’uomo è, guarda caso, proprio un appello a crescere: «Crescete,
siate fecondi e riempite la terra» (Gn
1,28).
Non
è solo appello ad una crescita demografica, ma è anche un appello per
intendere tutta la vita come una “forza di crescita”. Nel Vangelo sono
tante le immagini che richiamano la dinamica della crescita: il seme
chiamato a maturare, il lievito che fermenta, la rete che si riempie di
pesci… Proprio per questo il fenomeno della crescita attira e inquieta.
Attira perché è condizione di libertà, tanto che da bambini non si vede
l’ora di diventare grandi per essere più autonomi; ma è anche un
fenomeno doloroso che inquieta perché richiede continuamente la capacità
di “adattarsi” alle novità e ai cambiamenti della vita. E in tutto
questo processo di transizioni complesse e delicate non si cresce da soli,
ma in una relazione dove impariamo ad accettare le positività e le
“morti” che l’incontro con l’altro ci fa vivere. Ma procediamo con
ordine, partendo dal dato più semplice. Dire
che si
“cresce in età”
è la cosa più ovvia e perfino superflua che si possa affermare. Gli anni
passano per tutti. Perché l’evangelista osserva che Gesù cresceva negli
anni? Forse per farci comprendere che anche Gesù ha voluto conoscere la
vita in tutti i suoi aspetti. L’età, infatti, più che suggerire l’idea
del tempo che scorre, ha a che fare con l’esperienza che si acquisisce.
Tutta la vita di Gesù può essere racchiusa sotto i verbi di movimento:
uscire, andare, salire… a dire che passava le sue giornate a contatto con
la gente, immerso nei problemi di tutti, pronto a lasciarsi interpellare
dagli occhi pieni di speranza di tanti poveri e sofferenti. Il suo crescere
era un interrogare, riflettere e approfondire così da ampliare la
conoscenza delle condizioni che regolano l’esistenza. Crescere in età
vuol dire, allora, maturare nella conoscenza vera della vita, fatta di
momenti lieti ma anche di fatica, di lavoro, di dovere, di incertezza di
fronte al futuro, di sofferenza per tante incomprensioni. “I giorni della
vita – si legge nell’annuale messaggio per la giornata della vita -
non sono sempre uguali: c’è il tempo della gioia e il tempo della
sofferenza, il tempo della gratificazione e il tempo della delusione, il
tempo della giovinezza e il tempo della vecchiaia, il tempo della salute e
il tempo della malattia…”. Il
contesto culturale in cui viviamo e dal quale non possiamo prescindere
privilegia l’istante rispetto alla durata, l’esperienza immediata ed
intensa rispetto a quella riflessa, preparata e riletta senza affanno e con
disincanto. E così succede che i genitori siano più impegnati a rispondere
ad ogni bisogno dei figli che a farli crescere anche attraverso la
complessità delle situazioni; più propensi a soddisfarli che non a
provocarli; quanto mai disinvolti nel concedere loro subito quel che
vogliono e per nulla disposti a far loro comprendere la positività che si
nasconde dietro le piccole conquiste che richiedono tempo, impegno e
responsabilità. Il futuro non appartiene a chi non ha idee e volontà per
realizzarle. Non è sempre vero che se una cosa va in frantumi se ne può
subito comprare un’altra, senza problemi. Non vale per gli affetti e per
tutte le altre cose preziose come la competenza, la conoscenza culturale, le
relazioni vere che ci si deve guadagnare, anche preparandosi a fondo, per
esempio sui banchi di scuola e nella disponibilità al servizio, perché
nulla va lasciato all’improvvisazione. Gesù
a Nazaret cresceva anche in grazia.
La parola “grazia” richiama il senso della gratuità contrapposta alla
logica del tutto è dovuto e scontato. La vita stessa, per prima cosa, è un
dono e un progetto meraviglioso e non un susseguirsi di giornate che gli
adulti riempiono di tante cose da fare e gli adolescenti e i giovani
consumano trascinandosi di qua e di là, (magari da un “locale”
all’altro), a parlare di nulla e soprattutto a costruire nulla. Non
siamo degli automi in balia di ogni evento della vita senza una storia,
senza un futuro, senza una meta. Pertanto, nel tentativo di ritrovare gli
essenziali punti di riferimento per quello che siamo e potremo essere, siamo
chiamati a rileggere la nostra vita alla luce di Dio e a scoprire il
continuo flusso dei suoi doni e il fatto che, come dice un racconto assai
noto, Lui ha continuato a portarci in braccio anche nei momenti in cui non
ce ne siamo proprio accorti. Sullo stesso piano della vita anche la famiglia
è un dono. Purtroppo, una delle terribili tentazioni di oggi è quella di
ridurre la famiglia nella sola categoria della fruibilità e della utilità.
È la famiglia identificata come luogo che torna a proprio utile e
vantaggio, anziché come comunità animata dalla logica del dono. Solo chi
si pone con meraviglia di fronte alla vita sente che quanti appartengono
alla propria famiglia sono un dono immeritato per i quali non bisogna mai
stancarsi di dire: non ti meritavo e ti ringrazio perché sei un dono per
me. Per dire grazie, lo sappiamo, non bastano i gesti sublimi della grandi
occasioni, ma occorrono anche quelli umili, semplici, delicati, dettati
dall’attenzione e dalla tenerezza, percepibili nelle premure che ciascuno
è capace di dare e di ricevere. E quando la gratitudine tocca le persone,
raggiunge anche il cuore di Dio, sorgente dell’amore coniugale e della
vita familiare. Nella famiglia che riconosce Dio come Padre di tutti,
vengono meno i rapporti “gerarchici” spesso segnati da forme di
autoritarismo e di sudditanza, mentre si stabilisce il piano della
fraternità che non permette a nessuno di ridurre l’altro a cosa, oggetto,
possesso. Perché se ciascuno appartiene a Dio ha anche una libertà e una
vocazione che nessuno gli potrà negare. E
Gesù cresceva in sapienza.
Che cosa è la sapienza? Dono grandissimo, la sapienza è spirito di
discernimento, è capacità di soppesare tutte le cose per dire: “questa
conta e questa non conta, questa vale e questa è superflua, questa fa
vivere e questa porta alla tristezza”. La sapienza è la voce che ci
suggerisce che i beni della terra contano, ma ci sono altri beni che contano
di più. Che le giornate possono essere sottratte all’insignificanza se
affrontate con grande naturalezza, collegando tutto quello che si vive in
famiglia con un senso più alto. Che il tempo speso per gli altri non è
perso ma un tempo guadagnato, una continua occasione di bene. Che anche i
gesti più piccoli compiuti con lo spirito del servizio e della tenerezza
possono diventare Vangelo. La sapienza è una particolare intuizione che dà
sapore a tutta la vita familiare. È ciò per cui la famiglia non dovrebbe
aver nulla da temere perché ripone tutta la propria fiducia in Dio, “sua
roccia e suo baluardo”, “fortezza sempre vicina nelle angosce”. Senza
di Lui nessuna costruzione è solida. Dov’è oggi il cuore della famiglia?
In Dio o nelle cose da realizzare? Che posto occupa la preghiera nella
famiglia? Che volto ha il giorno della domenica nella famiglia? È la
sapienza che dà il discernimento per non sbagliare cammino. Da questa
sapienza viene la capacità di accogliersi a vicenda e di guardare insieme
verso lo stesso traguardo. Coraggio
cara famiglia, cosa aspetti? Non mollare proprio ora. Se dovessi regalarti
un fiore per ricordarti di essere fedele alla tua vocazione originaria,
sceglierei la ginestra, “il fiore del deserto” che sopravvive sfidando
le asperità del terreno e le avversità del clima. Buon
cammino. |
Materiali
Lettera alle famiglie, risorsa per la Chiesa e la società Meditazione di don Pietro Rubini all'incontro diocesano delle coppie, 28 gennaio 2007
«Il mio diletto è per me e io per lui» dal Cantico dei Cantici Lettera dell'Assistente diocesano don Pietro Rubini alle Coppie di Azione Cattolica Incontro diocesano - Casa di Preghiera, Terlizzi 19 giugno 2005
Il valore della persona nella società post-tecnologica: l’attualità del messaggio cristiano Conferenza tenuta dal prof. Michele Matta il 19/11/2005 nell'auditorium della parrocchia San Pio X di Molfetta.
Giornata di formazione per le coppie di AC
Ti voglio bene per sempre
Per crescere insieme
nell'amore: il valore della fedeltà
Il matrimonio, musica
ad alta fedeltà Regolazione naturale della fertilità Percorso per la conoscenza del Metodo Sintotermico Roetzer
|
|
per
contattare il |
Risoluzione ottimale 800 x 600 con IE Ultimo aggiornamento:mercoledì 07 marzo 2007 Visitatori n° Realizzazione e aggiornamento a cura di Vito Lamonarca e Gino Sparapano |
Per
contattare il |