>> home >> settore adulti >> Ti voglio bene per sempre

 

 

Giornata di formazione per le coppie di AC

29 gennaio 2006

 

 

 

TI VOGLIO BENE PER SEMPRE

 

Lettera dell’assistente alle coppie di AC

           

 

Carissime coppie,

il filosofo Kierkegaard ha scritto che non importa sapere se Dio esiste; importa sapere se è amore. Tutta la Bibbia ci rassicura proprio su questo: Dio è amore. E papa Benedetto, nella sua prima enciclica, richiamando l’attenzione su Dio che è amore, ha voluto ribadire con chiarezza il fondamento e il centro della fede cristiana. Dire, infatti, secondo l’espressione giovannea che «Dio è amore» (1Gv 4,16), equivale ad affermare l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino (cf Deus caritas est, n. 1).   

            E per parlarci del Suo amore, Dio si è servito delle esperienze d’amore che l’uomo fa nell’ambito naturale: da quella matrimoniale a quella materna, paterna e amicale. Come per dire che tutti gli amori umani non sono che pagine di un quaderno o faville di un incendio, che ha in Lui  la sua sorgente e la sua pienezza.

            In questo modo la Bibbia diventa, indirettamente, una scuola di amore e di fedeltà. Se infatti l’amore umano serve da simbolo all’amore di Dio, l’amore di Dio serve da modello all’amore umano, e in specie all’amore coniugale. Guardando come ama Dio, i coniugi apprendono come dovrebbero amarsi tra loro.

            È pur vero che nel corso degli anni sono stati scritti trattati sull’arte di amare; ma soltanto la Bibbia è l’unica capace di insegnare veramente quest’arte, se per amore s’intende qualcosa di più che il solo amore erotico.

            Andiamo dunque a scuola di amore dalla Bibbia ed approfondiamo, per quel che vi riguarda, la metafora dell’amore sponsale. L’uomo conosce per esperienza questo tipo di amore, di cui si dice che è «forte come la morte» e le cui vampe sono «vampe di fuoco» (cf Ct 8,6). È significativo che proprio nel Cantico dei cantici, il piccolo libro che esalta l’amore coniugale, il Santo Padre veda uno sviluppo dell’amore che da incerto e ancora in ricerca diventa scoperta dell’altro, cura dell’altro e per l’altro. Un amore che non cerca più se stesso ma il bene dell’amato, fino ad arrivare al sacrifici (cf ibidem, n. 6) .

            L’amore sponsale è fondamentalmente un amore di desiderio e di scelta. Non si sceglie il proprio padre o la propria madre, ma ognuno sceglie il proprio sposo o la propria sposa. Un tratto tipico di questo amore è la fedeltà - definitività. «Fa parte degli sviluppi dell’amore – continua papa Benedetto – cercare la definitività, e ciò in un duplice senso: nel senso dell’esclusività – “solo quest’unica persona” – e nel senso del “per sempre”. L’amore comprende la totalità dell’esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: l’amore mira all’eternità» (Ibidem, n.6).

            La fedeltà, per noi cristiani, si identifica con Dio: Dio è “il Fedele”. Basterebbe ripercorrere il lungo cammino della storia della salvezza narrato nella Bibbia per imbattersi costantemente con questo nome particolare di Dio. Da Abramo condotto per mano da Dio nel suo pellegrinare per raggiungere  la terra del nuovo popolo che da lui nascerà, a Mosè che realizza la liberazione della schiavitù d’Egitto per la forza miracolosa degli interventi di Dio, a Davide, ai profeti Osea ed Ezechiele che hanno descritto la passione di Dio per il suo popolo con le ardite immagini del fidanzamento e del matrimonio, ai momenti disastrosi poi ricuperati,  fino alla venuta di Gesù che si presenta come lo sposo dell’umanità, segno definitivo dell’amore instancabile di Dio per tutti gli uomini, nessuno escluso. Davvero possiamo dire con le parole del salmista:

 

«Forte è il suo amore per noi

e la fedeltà del Signore dura in eterno».

 

Sono queste semplici e lapidarie parole che leggiamo nel brevissimo salmo 117 a dire tutto quello che il cristianesimo sa riguardo a Dio.

Dio è Amore Fedele: l’Amore, infatti, se non è fedele non è Amore, ma soltanto una caricatura dell’Amore.

Dio è Amore Fedele: l’uomo, creato ad immagine di Dio, porta dentro di sé la vocazione alla fedeltà, attraverso la quale egli arriva ad amare e quindi ad essere autenticamente se stesso.

Perdendo la fedeltà l’uomo perde l’Amore; e perdendo l’Amore l’uomo perde Dio; ma perdendo Dio, l’uomo perde il senso di se stesso e non può più assaporare la bellezza della vita.

E proprio per allontanare il più possibile questo rischio, l’amore di Dio oltre che ad essere fedele è anche geloso. La Sacra Scrittura, infatti, afferma spesso che il nostro Dio «è un Dio geloso». Tra i coniugi la gelosia è indice di debolezza e di insicurezza. La donna o l’uomo geloso teme per se stesso; ha paura che un altra persona più forte o più bella o più interessante possa rubargli il cuore della persona amata. Anche Dio è geloso perché teme; ma teme per l’uomo o per la donna, non per se stesso. Sa che l’uomo facilmente si dà in braccio agli idoli, ai falsi amori che sono la sua rovina.

 

Se dunque, come afferma il papa, «il modo di amare di Dio diventa misura dell’amore umano» (Ibidem, n.11), in che modo la Sua fedeltà incide sulla fedeltà coniugale?

Le nozze che Dio ha celebrato con l’umanità sono definitive. Non sono a termine: finché dura l’amore, finché ci si capisce, finché non s’incontrano difficoltà, finché non  spunta nessun altro all’orizzonte. La fedeltà di Dio all’umanità è “per sempre”. Per questo Dio non ha avuto paura di peccare di debolezza, ripetendo spesso nella Bibbia all’uomo: «Io ti amo», «Tu sei prezioso ai miei occhi».

A dire il vero la fedeltà intesa come impegno che dura nel tempo fa paura non solo alle giovani generazioni ma anche alle coppie già unite nel vincolo sacro del matrimonio. Anzi la definitività fa quasi repulsione, perché sbatte in faccia alla coppia la precarietà delle proprie forze, la imprevedibilità dell’uno e dell’altra, cui ci si lega «nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore». E come può uno/una dire: ti amerò per sempre?

Se tale definitività è una sorta di forma contrattuale (del tipo: io ditta, mi lego a fare affari solo con te, altra ditta) allora è poverissima cosa, sicura soltanto fino a quando io trovo ‘conveniente’ far affari con l’altro. E se trovo il meglio che prima non conoscevo? Se ‑ è una storia vera ‑ da quasi analfabeta grazie alla mia intelligenza, ma soprattutto agli sforzi e al sostegno anche economico di mia moglie, divento un laureato e poi da manager esperto d’informatica, arrivo a una visuale dalla quale mi posso concedere ben altre ‘relazioni’, chi e che cosa mi impedisce di gettare ingrati massi contro il fragile muro della definitività?

In questi casi il criterio cui ci si ispira è del tutto congruo alla civiltà dei consumi: se trovo il meglio, devo forse immobilizzarmi? Allora... ha ragione la nonna del romanzo “Va dove ti porta il cuore”, di Susanna Tamaro, la quale ‑ avendo riscontrato noioso e scontato l’uomo che aveva sposato ‑ trova nel medico che incontra alle terme un amante presso il quale il marito impallidisce, e così si giustifica: «l’amore capita una volta su un milione. Non bisogna lasciarselo scappare». Che questa giustificazione sia poi detta alla nipote come istruzione ad andare «dove ti porta il cuore» fa semplicemente orrore.

Ma quali sono le ragioni per custodire e crescere nella fedeltà coniugale? Di quale definitività coniugale stiamo parlando? Né di quella contrattuale che suona: «Io ho trovato la merce migliore e di sicuro non ne troverò un’altra che la superi», né di quella che suona congelamento: «Ormai ti ho sposato/a». Si tratta del fatto, anche umano, che le nozze scelte come definitive operano un cambiamento di relazione, a partire dal quale ambedue i coniugi evolvono.

La definitività della scelta introduce un salto di qualità, una novità che prima non c’era e che immette i coniugi in un nuovo flusso comunicativo. Il “per sempre” è una grazia che da una parte mette a nudo l’intero della persona, l’una di fronte all’altro, senza più calcoli e residui, con tutti i limiti e le povertà, dall’altra fa esplodere tutte le risorse nascoste, poiché, a partire delle nozze, è interesse di ciascuno lavorare a favore del proprio matrimonio, è interesse di ciascuno investire i propri talenti e scoprire che è dal ben‑essere dell’altro che deriva il mio. Questa regola che mantiene e fa crescere la fedeltà coniugale consiste nel preoccuparsi di far felice l’altro.

A tal proposito vorrei proporvi ciò che una santa moglie e madre, Gianna Beretta Molla, ispirandosi “alla donna perfetta” del libro dei Proverbi, della quale si dice che dà al marito felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita (cf Pr 31,12), scriveva al suo amato sposo:

 

«Pietro carissimo, tu sai che è mio desiderio vederti e saperti felice, dimmi come dovrei essere e ciò che dovrei fare per renderti felice. Ho tanta fiducia nel Signore e sono certa che Lui mi aiuterà ad essere la tua degna sposa».

Passare tutta  la vita a rendere felice l’altro, l’uomo o la donna della tua giovinezza: non vi sembra questa una ragione sufficiente per custodire e  crescere nella fedeltà coniugale?

La definitività, dunque, conduce a scoprire la fedeltà come il sentiero in cui si realizza la libertà. Ma dipende  tutto dallo ‘sforzo’ umano? Le coppie che sono in buona relazione da diversi anni sanno bene che no: sanno che nel proprio vivere insieme “per sempre” è all’opera l’Amore di Dio. Buon cammino.

                                                           

don Pietro Rubini

Ruvo, 29 gennaio 2006


 
 

top

 

 


 

 

Momento di preghiera

 

Cel. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Ass. Amen.

 

Invocazione allo Spirito Santo

Rit Effonderò il mio Spirito su ogni creatura

     effonderò la mia gioia, la mia pace sul mondo.,

 

Vieni, o Spirito Consolatore,

vieni, effondi sul mondo la tua dolcezza.

Vieni e dona ai tuoi figli la pace,

vieni e donaci la tua forza.

 

Vieni, o Spirito Onnipotente,

vieni, e crea negli uomini un cuore nuovo.

Vieni, e dona ai tuoi figli l’amore,

vieni, riscalda il cuore del mondo.

 

Preghiamo

Cel.: Guarda, o Padre, le famiglie a te consacrate nel vincolo matrimoniale: rafforza il loro amore e rendile capaci di vivere autentici sentimenti di carità, di accoglienza, e di reciproca donazione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera corale  dal salmo  85 (84): Il Dio che viene

 

Signore, sempre ci sei stato vicino

e tante volte hai rinnovato la nostra situazione

hai perdonato i nostri sbagli,

hai dimenticato i nostri tradimenti.

 

Signore, nostro Salvatore,

non badare alle nostre bestemmie,

dimentica le nostre cattiverie,

gli odii e le continue violenze.

 

Torna a vivere con noi,

a darci coraggio e gioia:

mostraci il tuo volto di tenerezza

e aprici il cuore alla fiducia.

 

Il Signore ha qualcosa da dirci,

sono sicuro che parlerà di pace

a noi, comunità di credenti in lui,

e a tutti gli uomini dal cuore sincero.

 

Sì, sono sicuro che Dio ci porterà salvezza,

che la nostra terra gusterà ancora una volta

la sua amorosa presenza

e i frutti del suo amore.

 

Così rifioriranno tra noi,

in maniera per molti insperata,

l’amore e la fedeltà,

la giustizia e la pace.

 

La giustizia sarà come la pioggia

che penetra e feconda il vivere insieme,

la pace sarà il raccolto abbondante

di una stagione lavorata da Dio

 

Dio stesso si è impegnato,

e noi con lui,

ad aprire nel mondo

una via alla pace. Gloria al Padre ...

 

Dal Libro della Genesi (2,18-24)

 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.

Allora l'uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta».
Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

 

Dall’Enciclica di papa Benedetto XVI, Deus caritas est

1 L.:     La prima novità della fede biblica consiste nell'immagine di Dio; la seconda, con essa essenzialmente connessa, la troviamo nell'immagine dell'uomo. Il racconto biblico della creazione parla della solitudine del primo uomo, Adamo, al quale Dio vuole affiancare un aiuto. Fra tutte le creature, nessuna può essere per l'uomo quell'aiuto di cui ha bisogno, sebbene a tutte le bestie selvatiche e a tutti gli uccelli egli abbia dato un nome, integrandoli così nel contesto della sua vita. Allora, da una costola dell'uomo, Dio plasma la donna. Ora Adamo trova l'aiuto di cui ha bisogno: « Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa » (Gn 2, 23). È possibile vedere sullo sfondo di questo racconto concezioni quali appaiono, per esempio, anche nel mito riferito da Platone, secondo cui l'uomo originariamente era sferico, perché completo in se stesso ed autosufficiente. Ma, come punizione per la sua superbia, venne da Zeus dimezzato, così che ora sempre anela all'altra sua metà ed è in cammino verso di essa per ritrovare la sua interezza.

 

2 L.:     Nel racconto biblico non si parla di punizione; l'idea però che l'uomo sia in qualche modo incompleto, costituzionalmente in cammino per trovare nell'altro la parte integrante per la sua interezza, l'idea cioè che egli solo nella comunione con l'altro sesso possa diventare « completo », è senz'altro presente. E così il racconto biblico si conclude con una profezia su Adamo: « Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne » (Gn 2, 24).

 

3 L.:     Due sono qui gli aspetti importanti: l'eros è come radicato nella natura stessa dell'uomo; Adamo è in ricerca e «abbandona suo padre e sua madre» per trovare la donna; solo nel loro insieme rappresentano l'interezza dell'umanità, diventano « una sola carne». Non meno importante è il secondo aspetto: in un orientamento fondato nella creazione, l'eros rimanda l'uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così, e solo così, si realizza la sua intima destinazione. All'immagine del Dio monoteistico corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano. Questo stretto nesso tra eros e matrimonio nella Bibbia quasi non trova paralleli nella letteratura al di fuori di essa.

 

Riflessione

 

Preghiera (Tutti insieme, lentamente)

Alla base della nostra vita di coppia

c‘è la fedeltà dell’uno per l’altro,

ma la sorgente da cui trae alimento

sei tu, Dio fedele e amante della vita.

La tua fedeltà dà senso alle nostre giornate e ai nostri gesti,

rinnova il nostro amore

e lo rende nobile, generoso, puro,

colmo di incanto nuovo,

come una primavera in fiore.

Perciò, noi ti preghiamo, o Dio fedele:

aiutaci a non essere spietati l’uno con l’altro,

ma ad accoglierci e a donarci amorevolmente,

e a condividere il tuo perdono senza porre alcun limite.

Fa’ che il Tuo Amore Fedele modelli il nostro,

perché la fedeltà dell’amore,

proposito sincero del giorno del nostro matrimonio,

diventi, in tutte le stagioni della nostra vita coniugale,

la meta da perseguire con pazienza e con il tuo aiuto.

 

Preghiamo

Cel.: O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perchè riuniti insieme nella stessa casa possiamo godere la gioia senza fine per il nostro Signore.

Ass.: Amen

 

Canto finale

 

Rit. Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ha fatto germogliare i fiori fra le rocce. Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha riportati liberi alla nostra terra. Ed ora possiamo cantare, possiamo gridare l’’amore che Dio ha versato su noi

 

Tu che sai strappare dalla morte, hai sollevato il nostro viso dalla polvere. Tu che hai sentito il nostro pianto, nel nostro cuore hai messo un seme di felicità.


 

top