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Per una cultura della speranza
di Mons. Luigi Martella
Si constata, con rammarico, che il clima creatosi intorno al tema del referendum sulla cosiddetta procreazione assistita non è favorevole alla razionalità e alla riflessione pacata e serena su questioni complesse e delicate.
è difficile far capire che siamo di fronte a problemi che riguardano la visione globale dell’uomo e della società. è triste vedere che la vita umana è sempre più sotto il segno della tecnica, e sempre meno sotto il segno dei valori umani prima ancora che di fede.
La procreazione assistita non è faccenda medica ma è questione antropologica che tocca il nostro modo di essere madri, padri, figli, uomini. Il rapporto tra la tecnica e l’umano non è neutro, innocente, sempre virtuoso, come diffusamente tende a far credere la mentalità scientista, tanto funzionale agli interessi economici in gioco. Vi sono questioni riguardanti la vita in genere e dell’essere umano in particolare, che non possono essere lasciate a disposizione di una libertà senza limiti.
Francamente, sono sorpreso del modo aggressivo con cui viene affrontata la delicata materia. Nello stesso tempo sono sconcertato da certe affermazioni che puntano decisamente a strappare consensi e a far credere in soluzioni che risparmierebbero (dicono) la vita umana da sofferenze inutili. Ma le cose non sono così semplici né scontate e lo sanno bene anche coloro che si affrettano ad offrire artificiose e grossolane argomentazioni dettate da posizioni preconcette.
La complessità e la delicatezza di questo sfondo fanno subito intuire quanto inadeguato sia lo strumento referendario per decidere di tali tematiche. La radicalizzazione delle dialettiche e le contrapposizioni amplificate dalla logica inesorabile dei media non contribuiscono alla chiarezza, tanto necessaria in questa materia.
Mi piace qui ricordare quanto Giovanni Paolo II raccomandava, rivolgendosi ai membri della Pontificia Accademia della vita, qualche anno fa: «La radicalità delle sfide che oggi vengono poste all’umanità, da una parte, dai progressi della scienza e dalla tecnologia, dall’altra, dai processi di laicizzazione della società esige uno sforzo appassionato di approfondimento della riflessione sull’uomo e sul suo essere nel mondo e nella storia. è necessario dar prova di una grande capacità di dialogo, di ascolto e di proposta, in vista della formazione delle coscienze. Solo così si potrà dar vita ad una cultura fondata sulla speranza e aperta al progresso integrale di ogni individuo nei vari Paesi, in modo giusto e solidale. Senza una cultura che mantenga saldo il diritto alla vita e promuova i valori fondamentali di ogni persona, non si può avere una società sana né la garanzia della pace e della giustizia».
Le parole del Papa, di venerata memoria, possono risuonare come garanzia che, con buona pace di chi predica il contrario, la chiesa non è contro la libertà, semmai è contro la libertà senza morale; la chiesa non è contro la scienza e il progresso: oltre venti secoli di storia possono ampiamente dimostrarlo.
Alla luce, pertanto, delle considerazioni sopra accennate è da sottolineare la legittimità e la validità della scelta di non partecipare al voto referendario. A questo autorizzano l’alta posta in gioco e l’importanza di evitare modifiche peggiorative di una legge che tutela valori basilari per la nostra società.