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Anno Associativo 2004 - 2005

 

Il tema formativo del prossimo anno sarà “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
La gratuità rappresenta una delle condizioni fondamentali per la realizzazione di quella “pienezza di vita” su cui la nostra fede aspira a fondarsi: essa infatti è dono gratuito e chiede a sua volta di essere comunicata per amore e nella libertà. È la buona notizia della salvezza ciò che ci ha raggiunto in modo immeritato e sovrabbondante.

 

"Un Anno di Grazia" editoriale NR5 di Paola Bignardi
"Gratuitamente, ossia come lui"
 
di Mons. F. Lambiasi
"Buona Notizia in Sette Parole"
"Il progetto e le settimane"

 


"Un Anno di Grazia" editoriale NR5 di Paola Bignardi

 

È un numero speciale quello che avete fra le mani, per diversi motivi. In primo luogo perché contiene un dossier più ampio degli altri, dedicato al tema formativo del prossimo anno: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Anche nella sua forma rinnovata, Nuova Responsabilità non si sottrae al compito di accompagnare il cammino associativo, sostenendo la vita ordinaria delle associazioni parrocchiali e soprattutto la riflessione degli educatori, i primi a dover affrontare la sfida di “pensare la formazione” localmente.
 
Quello della gratuità, a ben guardare, non è un tema offerto alla discussione. È molto di più. La gratuità è la caratteristica stessa di Dio e dunque anche dei suoi discepoli. Allo storpio che mendica sulla porta del tempio, Pietro dà più di un’elemosina e di più anche della stessa guarigione fisica, che pure va oltre ogni aspettativa dell’uomo: «Non possiedo né argento né oro – dice – ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (At 3,6). È il Vangelo che rimette in piedi le nostre vite e infonde la speranza che non muore.
La gratuità nasce dal radicarsi nella Grazia, per essere a nostra volta tramite della vita nuova che viene da Dio. Ecco la missione: prima che un dovere, la consideriamo un dono ricevuto, che ci mette in grado di generare novità di vita nella libertà e vicinanza profonda a ogni persona. Se volessimo individuare un’icona della gratuità evangelica, il pensiero non potrebbe che fermarsi su Maria, la cui grandezza consiste, prima di tutto, nell’aver accolto il dono che Dio faceva a lei e a tutta l’umanità, con un “eccomi” carico di stupore e di fiducia incondizionata.
 
A rendere mariano l’anno associativo che sta per iniziare è certo l’appuntamento di tutta l’Associazione a Loreto, ma se è vero che il nostro pellegrinaggio è già iniziato da tempo – attraverso la vita associativa ordinaria di questi mesi – è altrettanto vero che proseguirà anche di ritorno dal santuario della Santa Casa. E si distenderà lungo i mesi di un anno ricco di tappe significative. Alla Settimana sociale nazionale del prossimo ottobre indicheremo la gratuità come chiave per rinnovare la società e la politica italiana, carica com’è della paradossalità del vangelo vissuto nella storia; al Congresso eucaristico di Bari, nel maggio 2005, riconosceremo nel Pane spezzato il modello di ogni gratuità e dunque di ogni amore.
Anche per questo ci diamo ora appuntamento a Loreto. Abbiamo bisogno di tornare ad ascoltare e a pronunciare quel “sì”. E vogliamo farlo insieme. Siamo certi che dopo il 5 settembre, l’Azione Cattolica non sarà più la stessa. “Perché Cristo sia formato in noi” occorre mettersi in cammino, uscire, assaporare la serena vitalità del vangelo nella fraternità che ci porta a far festa insieme, nella piana di Montorso, guardando a Maria e accogliendo la parola del Papa.

Paola Bignardi


 

"Gratuitamente, ossia come lui"  di Mons. F. Lambiasi

 

Gratuitamente, cioè gratis, cioè per dono, per grazia. Ecco, grazia: in queste poche sillabe si annoda un massimo di misericordia, condiscendenza, tenerezza, con il di più di un alone luminoso di splendore, incanto, stupore. Nel vocabolario ebraico chesed-grazia rimandava alla voce “amore”; in quello greco charis-grazia faceva il paio con “bellezza”; nel vocabolario cristiano indica tutt’e due: amore e bellezza; la bellezza dell’Amore e l’amore della Bellezza. Probabilmente non esiste un’altra parola più svelta e intensa per dire il tutto dell’evangelo e centrarne il cuore: per balbettare Dio senza sporcarlo; per definire l’uomo senza diminuirlo; per raccontare l’avventura di Dio con l’uomo senza rinnegare l’uno e tradire l’altro.
 
Grazia dice Dio, innanzitutto. E vuol dire che Dio in se stesso è fatto d’amore: “dentro” Dio c’è l’Amore infinito, perfetto, totale. E questo Amore ha il volto e il nome di Padre. Dunque Dio non è una gelida entità, non è un vecchio monarca solitario e arcigno. È Padre da sempre e per sempre, perché genera il Figlio per comunicargli tutto ciò che ha ed è, senza trattenere nulla per sé: la vita, la gloria, la potenza, la sua stessa “sostanza”. Egli è il massimo dare, l’assoluta e incontaminata e irreversibile gratuità. E il suo Figlio diletto è l’eterno Amato, perché si lascia generare e non si appropria di nulla di quanto riceve, ma si riconsegna interamente al Padre. È l’amore che accoglie e ricambia, e si chiama gratitudine: è il grazie in persona. La vita intima di Dio è tutta dono, tutta scambio di reciproco amore: ecco lo Spirito Santo, colui che apre vicendevolmente il Padre al Figlio e li unisce entrambi nell’amore. Ed ecco la grazia: l’incontro tra la gratuità del dare e la gratitudine del ricevere. Davvero, prima che per noi, vale per Dio l’affermazione del giovane curato di campagna: «Tutto è grazia».
 
Grazia dice Cristo: la legge fu data per mezzo di Mosè; ma è da Gesù, Parola fatta carne, che ci è venuta la grazia, anzi dalla sua pienezza tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Infatti il Figlio di Dio non ha trattenuto come un tesoro geloso il suo essere uguale al Padre, ma è vissuto a mani aperte e a braccia spalancate: si è donato senza riserve e senza sconti, tutto a tutti, perché - si sa - non si è donato nulla finché non si è donato tutto. Il dinamismo della grazia - ricevere-dare - non è quindi solo il succo del messaggio di Gesù: è la sintesi della sua vita, la password per entrare nel mistero della sua più intima e vera identità. Finalmente, con l’Emmanuele, un uomo compie sulla terra la volontà di Dio, come in cielo, ma attraverso un cuore di carne, con il suo duplice ritmo vitale di sistole (ricevere) e di diastole (dare). E poiché il segno più grande dell’amore è dare la vita, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva messo tutto nelle mani, ha donato tutto se stesso ai suoi e ci ha amati fino all’estremo istante della vita, fino al massimo delle possibilità: si è abbandonato alle mani del Padre e si è lasciato da lui abbandonare alle nostre mani omicide. Risorto da morte, ci ha fatto il più bel regalo di Pasqua: ci ha donato lo stesso Spirito, ricevuto dal Padre. È davvero una storia che dà il capogiro e fa piangere di gioia: se il Padre ha dato il Figlio per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? E se dal Risorto abbiamo ricevuto in caparra lo Spirito che ci fa figli, come non sperare di ricevere anche la gloria futura che dovrà essere rivelata in noi?
 
Grazia dice anche l’uomo. Il nostro essere è ricevuto in dono, e con l’essere tutto il corredo dei doni che servono per vivere: la salute e il pane, la famiglia e il mondo. Non siamo oggetti del caso; siamo stati pensati e voluti, cioè amati. Ma ciò che è ancora più stupefacente è che siamo stati perdonati: siamo stati amati quando eravamo ancora peccatori. O felix culpa! Ogni uomo, che a causa del peccato e dell’egoismo era un povero condannato a morte, grazie alla croce di Gesù è un reo “graziato”, un colpevole perdonato e salvato. La possibilità di vivere riconciliati con Dio «non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia» (Rm 9,16). Grazie a Cristo possiamo entrare in relazione d’amore con Dio: noi crediamo che il Padre può fare infinitamente di più di quanto noi possiamo domandare o pensare e che egli è più pronto a dare di quanto non siamo noi a ricevere. Per la grazia del battesimo Cristo è la nostra vite e noi i tralci: i destini di Dio e dell’uomo non sono più distinguibili, perché un unico mistero li comprende: l’amore. La vita di Dio è la nostra: la sua si fa umana, la nostra più umana, divina. Per la grazia dello Spirito tu puoi ricevere tutto e dare tutto, e ti è consentito di fare ciò che puoi e di chiedere ciò che non puoi. Tutto, anche l’impossibile, diventa possibile, anche amare come Cristo e compiere addirittura le sue opere, anzi di più grandi, e vivere alla sua misura.
 
In un tempo come il nostro, occorre prendere atto che la gratuità è morta, e con essa è scomparsa la gratitudine. Responsabili sono il materialismo marxista, che ha relegato la gratuità nel mondo delle favole, e il materialismo capitalista che ha mercificato tutto, anche la gratitudine, basti pensare all’industria dei regali. Poi va denunciato l’idolo seducente dei nostri giorni, il narcisismo, con tutto il corteo scintillante dei suoi miti: l’autoliberazione, l’autorealizzazione, l’autogratificazione, con annessa l’illusione che con i soldi si possa comprare la gioia.
La verità – secondo l’evangelo – è che tutti siamo abbastanza poveri per dover ricevere, abbastanza ricchi per poter dare. Abbiamo bisogno di grazia: di gratuità, per dare senza interessi, e di gratitudine, per ricevere senza calcoli. Dobbiamo – perché possiamo, per grazia! - riattivare il circuito dell’amore: ricevere e dare. Possiamo – e perciò dobbiamo, con la grazia di Dio! – fare della vita un dono e del cammino dei nostri poveri giorni un canto di lode. Perché non siamo orfani né schiavi né mercenari: siamo figli e perciò fratelli.
Siamo già introdotti in una “storia infinita”, la storia dell’Amore, della Bellezza, in una parola, della Grazia.

+ Francesco Lambiasi


"Buona Notizia in Sette Parole"

 

Breve viaggio tra le sette tappe che scandiscono l’itinerario formativo del prossimo anno

Se la vita cristiana è un cammino, ogni proposta che intenda aiutare a percorrerla non può che essere scandita in tappe: momenti di sosta e di esperienza profonda della fede. L’itinerario dell’AC, che prende forma dal vangelo dell’anno liturgico, non fa eccezione e, proprio seguendo il ritmo del racconto di Matteo, individua in sette parole il messaggio fondamentale da ascoltare, contemplare, condividere. Eccone una presentazione essenziale.

L’attesa. I primi due capitoli di Matteo presentano la lunga attesa di Israele. L’Emmanuele, il Salvatore è un dono che va atteso con fiducia e dev’essere accolto con umiltà e gratitudine. La salvezza che egli offre si può solo sperare, non si può conquistare. Il filosofo danese Kierkegaard definisce l’uomo un “crepaccio assetato di Infinito”. Perciò è sempre in attesa: ma attende veramente la salvezza o solo la soddisfazione dei suoi bisogni? La missione è risvegliare le attese più profonde del nostro cuore sempre inquieto, è preparare all’incontro con il Dio vivo e vero, che “non realizza sempre le nostre attese, ma compie sempre le sue promesse” (Bonhoeffer).

La felicità. Dopo la preparazione di Giovanni il Battezzatore, Gesù affronta la lotta nel deserto con lo spirito del male; poi chiama i primi discepoli e inizia a predicare “la buona novella del Regno” e promulga la nuova legge della felicità vera. Cos’è il vangelo: un codice di leggi e divieti? un manuale di buon senso? Un ricettario di consigli utili per il proprio benessere? Il vangelo è l’annuncio di un evento: Dio viene a salvarci! Questa notizia non può che renderci felici, purché l’accogliamo con un cuore povero e disarmato. La missione è sperimentare la beatitudine promessa da Gesù ai suoi discepoli, testimoniare la nostra gioia nei vari ambienti di vita, aiutare la gente a riconoscere il bisogno di salvezza dentro di sé e “rendere ragione della speranza che è in noi”.

La condivisione. La nuova società introdotta da Gesù spezza radicalmente lo spirito esclusivista e favorisce la reintegrazione degli emarginati: i lebbrosi, i pagani, le donne, i malati, gli indemoniati, c’è posto per tutti nella comunità di Gesù, anche per i pubblicani come Matteo. Inviando i suoi discepoli in missione, il Maestro vuole che la sua azione sia raccontata e proseguita: gratuitamente hanno ricevuto, gratuitamente devono dare. In una società malata ed egoista, prevale la paura di perdere. Missione è raccontare il vangelo facendo dono di sé.

Il mistero del Regno. Intorno a Gesù si vanno creando due poli contrapposti: gli scribi e i farisei respingono il suo messaggio, solo i “piccoli” lo accolgono. La buona novella del Regno non segue la logica del buon senso, dell’opinione dominante, della pubblicità… è un mistero che può essere compreso solo da cuori disponibili. Ciò che il discepolo non deve mai dimenticare è che il regno di Dio è un tesoro troppo grande per non valere la pena di una scelta radicale che orienti tutta l’esistenza. Oggi prevale la logica dell’utile, dell’effimero; siamo dominati dai criteri dell’apparenza, della convenienza e dell’efficienza, eppure non si resiste al fascino del gratuito. Missione non è fare propaganda, ma “fare mistero”: è vivere la logica del seme che dona la vita.

La Chiesa. Il segno del Regno è una tavola aperta a tutti. Solo se ci orientiamo verso la misteriosa bellezza del Regno, veniamo strappati alla disperazione. Riportando l’episodio del Signore che cammina sulle acque, Matteo sottolinea l’irruzione del nuovo mondo nella persona di Gesù: quando Pietro si è voltato verso Gesù, egli lo ha salvato. Così avviene per la Chiesa. La Chiesa è la fraternità che nasce non dalla nostra buona volontà, ma dallo Spirito di Gesù: il vangelo è la sua legge, il regno di Dio il suo fine, la comunione la sua regola, Pietro il segno della sua unità. Missione è lasciarsi edificare come pietre vive sulla roccia di fondamento; è anche – per la nostra parte e sempre insieme ai fratelli – “riparare” la Chiesa, come san Francesco.

La vita eterna. Nei confronti dei beni, come nel campo degli affetti e della vita sociale, il discepolo non può fare come il giovane ricco, non può pensare come i farisei riguardo al matrimonio, come i figli di Zebedeo che puntavano ai primi posti. La logica di Gesù è diversa. E’ sempre difficile entrare in una visione disinteressata del bene comune e sacrificarsi per tutti. Il Regno non si può confondere con la città terrestre. Guai a coloro che si accaparrano Dio a proprio vantaggio. Alla fine saremo giudicati tutti sull’amore.
I cristiani credono che Gesù è venuto farci passare dalla morte alla vita già nel nostro pellegrinaggio terreno: siamo “già” risorti con Cristo, anche se “non ancora” pienamente. La risurrezione è in corso… Missione è annunciare con la vita e la parola la vita “bella, buona e beata” di Gesù Cristo nella sua Chiesa.

Il dono di sé. All’origine del dramma di Gesù c’è l’appello disperato di un popolo alla libertà, ma anche il suo rifiuto di pagarne il prezzo. In Gesù si compie la vera pasqua, il vero passaggio: dal mondo della schiavitù a quello della libertà, dalla morte alla vita. Amare – diceva don Tonino Bello – è voce del verbo morire: morire al peccato, all’egoismo, al male, per risorgere alla vita nuova. Amare è donare: quando si prende, ci si riempie le mani, quando si dona, ci si riempie il cuore. Ma questo è possibile? Sì, anzi è già realtà: con il Battesimo siamo già morti e risorti. Ora il Battesimo in Cristo ci dona e ci chiede di vivere da “morti al peccato e risorti a vita nuova”.

“GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO GRATUITAMENTE DATE”
In missione con il Vangelo di Matteo

1

UNA LUCE NELLA NOTTE
La preparazione del Regno nel Messia fanciullo
Mt 1-2
L’attesa

2
BEATI VOI
L’annuncio del Regno davanti alla folla
Mt 3-7
La felicità
3
L’AMORE CI SPINGE
La missione per il Regno
Mt 8-10
La condivisione
4
IL SEME E LA TERRA
Gli ostacoli che il Regno deve incontrare
Mt 11-13
Il mistero del Regno
5
LE “REGOLE” DELLA COMUNIONE
Gli inizi del Regno nella Chiesa
Mt 14-18
La Chiesa
6
GIUDICATI SULL’AMORE
La crisi che precede la venuta del Regno
Mt 19-25
La vita eterna
7
SI COMPIE LA PROMESSA
La venuta del Regno
Mt 26-28
Il dono di sé

Il Progetto e Le Settimane

 

Spiritualità, condivisione, pace, passione sociale, comunità: i pilastri del cammino annuale dei laici di AC.
Così ne parla il Progetto: “Nella proposta formativa dell’anno si innestano le Settimane, come tappe in cui formazione e missione si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente.
Qui si situano anche tutte le altre proposte che ogni gruppo riterrà di aggiungere per integrare l’itinerario di base e fare in modo che la proposta formativa corrisponda alle esigenze delle persone di quel gruppo”.

 

Settimana dello spirito
3-10 ottobre 2004 “Spandete il buon profumo di Cristo”

Settimana della carità

29 novembre – 5 dicembre 2004 “Quando il servizio forma la comunità”

Mese della pace

gennaio 2005 Il tema è quello indicato dal Papa
per la Giornata mondiale della pace

Settimana sociale

12-19 febbraio 2005 “Rigenerare la democrazia a partire dalla città”

Settimana della comunità
8-15 maggio 2005 “Domenica giorno della gratuità”