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I pellegrini: ll volto della nostra AC
Gli accompagnatori: la responsabilità associativa
Non c’è viaggio senza spesa: la gestione amministrativa
2. Un’associazione in pellegrinaggio, non in gita
Una spiritualità vissuta nell’ordinario
La formazione come scelta qualificante
Il PFR (Progetto Formazione Responsabili)
Il contributo dell’AC alla parrocchia
4. L’incontro con la città: AC, cultura e territorio
L’impegno dell’AC sul territorio
5. A Loreto, guardando il mondo
Un mandato missionario esigente ed esaltante
Carissimi Amici,
all’inizio di questo secondo appuntamento assembleare è doveroso rivolgere, da parte mia e della Presidenza diocesana uscente, un saluto carico di riconoscenza al Vescovo, che condividerà personalmente buona parte dei nostri lavori; ai Sacerdoti; a mons. Giovani Ricchiuti e alla Comunità del Seminario Regionale, sempre pronto all’accoglienza; alle Autorità civili; ai Rappresentanti delle tante aggregazioni che abbiamo voluto invitare, in segno di vera comunione; a quanti hanno avuto in passato la responsabilità associativa diocesana, in particolari ai presidenti diocesani che mi hanno preceduto, al Consiglio diocesano uscente, a ciascuno di voi Delegati parrocchiali neo eletti, che qui rappresentate, e che io sento presente, ciascuno dei 4710 aderenti, dal più piccolo acierrino al più anziano. Un pensiero particolare va proprio agli amici e amiche anziani ed ammalati, così come il ricordo nella preghiera lo abbiamo riservato sabato scorso e lo rinnoviamo oggi agli aderenti che non sono più fisicamente tra noi, ma che ci incoraggiano dal cielo.
Vorrei collocare questa Assemblea diocesana nel contesto della missione dei settantadue discepoli, raccontata nel vangelo di Luca, i quali, inviati dal Maestro «avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi», tornavano pieni di gioia a raccontargli quanto avevano vissuto.
Ci ritroviamo infatti per raccontarci l’esperienza di questo triennio e del nostro impegno apostolico il cui fine non è stato quello di proporre noi stessi, ma di preparare il terreno al Maestro; né vogliamo inorgoglirci per quello che siamo riusciti a fare, come i discepoli quando scacciavano i demòni; non vogliamo nemmeno rattristarci per le inevitabili inadempienze; ma siamo qui per raccontare quello che il Signore ha fatto per noi e attraverso noi nella speranza di sentirci rivolte le parole del Maestro: «Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (cf Lc, 10,20).
E allora ho scelto come paradigma di questa relazione finale l’indimenticata esperienza di Loreto; sostiamo al capolinea di questo viaggio lungo un triennio, intensamente vissuto nella nostra amata diocesi, per ri-crearci, per verificare la strada fatta, dare una controllata al motore, guardare sulla carta il percorso da compiere, alternarci alla guida.
Oltre 200.000 da tutta Italia, circa 400 i partecipanti dalla nostra diocesi, per andare a Loreto, in rappresentanza dei ragazzi, giovani, adulti e anziani, espressione del volto popolare della nostra associazione; tra i pellegrini ci sono stati quanti hanno organizzato e accompagnato il viaggio.
I
pellegrini: ll volto della nostra AC
È certamente un’associazione giovane la nostra: 1097 adulti, 1058 giovani, 2555 bambini e ragazzi dell’ACR. 4710 persone che in quest’ultimo anno hanno scelto di far parte dell’AC, ai quali si aggiungono tanti altri che, pur non risultando aderenti, frequentano i gruppi e partecipano alle attività proposte. Nell’ultimo triennio l’AC, a tutti i livelli, ha lavorato intensamente per rinnovare, modificare e migliorare molti aspetti della vita associativa e uno di questi è stato l’adesione. Notevoli sono state le variazioni introdotte nel percorso che porta ciascuno di noi laici alla scelta di aderire all’Azione Cattolica. Sicuramente le novità generano cambiamenti ed il cambiamento ha bisogno del tempo necessario affinché possa essere interpretato nel miglior modo possibile. Abbiamo molto sottolineato, anche nell’Atto Normativo, la distinzione tra il momento dell’adesione e quello dell’autofinanziamento; ma questa è una novità ancora da assumere.
I dati provvisori del totale aderenti diocesano registrano ad oggi una flessione generale pari al 3,4% ossia 166 aderenti in meno, distribuita su tutti i settori. Questo dato racchiude interpretazioni varie; forse una può essere l’effettiva ricerca, stimolata dalla presidenza diocesana, di una adesione consapevole e non di tradizione. Altra chiave di lettura può essere ricercata nel forte tourn-over che colpisce anno dopo anno le parrocchie della nostra diocesi dove, da anni, scompaiono singoli aderenti o interi archi di età, per poi ricomparire negli anni seguenti.
Nell’insieme la nostra associazione manifesta il suo volto popolare, famigliare, ecclesiale, che la diocesi e le quattro città possono orgogliosamente vantare.
Questo
è stato il triennio in cui la parola “rinnovamento” è risuonata
insistentemente; e rinnovamento c’è stato. L’analisi dell’attuale
situazione sociale e religiosa in Italia e le non poche difficoltà incontrate
dall’associazione nel suo proporsi in questi ultimi anni, hanno indotto
l’Azione Cattolica a rivedere alcuni passaggi dello Statuto, facendolo con un
ampio coinvolgimento delle associazioni diocesane. L’aggiornamento non ha
toccato il “cuore” dello statuto del ’69 ma ne ha riletto e ribadito
alcune dimensioni, che possiamo ricondurre attorno ad alcune parole chiave: la
missionarietà, la diocesanità, l’unitarietà, la flessibilità
organizzativa.
Proprio questo desiderio di fedeltà alla «storia e alla geografia» delle singole chiese diocesane ha determinato la scelta di darsi un documento, l’Atto Normativo Diocesano (AND), che contenesse quegli elementi ideali, progettuali ed organizzativi necessari a disegnare il volto dell’unica Azione Cattolica Italiana nel “qui ed ora” della propria diocesi.
Noi ci siamo attivati da subito per questo obiettivo e, come sempre, lo abbiamo fatto coinvolgendo la base associativa, in più tappe, fino all’approvazione dell’AND avvenuta nel settembre scorso[1], che ha ottenuto pieno parere favorevole dal Consiglio nazionale. In esso abbiamo espresso le scelte qualificanti della nostra associazione diocesana e disegnato anche un volto possibile e proporzionato delle sue strutture associative.
La
parola chiave che tiene insieme tutte le scelte compiute nell’atto normativo e
che ci definisce, come AC di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi, è il voler
essere una fraternità contemplattiva. Una famiglia di persone che, pur
nella diversità delle situazioni ed esperienze, si sente unita da un legame
forte di fraternità, da uno stile di presenza semplice ma significativo,
vissuto nelle parrocchie e sul territorio; una fraternità che condivide la
propria azione perché sorretta dal comune anelito alla contemplazione.
Gli
accompagnatori: la responsabilità associativa
Questa fraternità è affidata a circa 500 responsabili associativi ed educativi, ai quali si aggiunge la preziosa opera degli assistenti, che quotidianamente si mettono a servizio delle persone, dei gruppi, delle comunità parrocchiali.
Il coordinamento generale è stato garantito dall’intenso ed esaltante servizio del Consiglio diocesano e della Presidenza, con la preziosa collaborazione delle èquipe dei settori ai quali va tutta nostra gratitudine.
Il Consiglio è stato ripetutamente convocato in questo triennio, oltre le sedute canoniche, perché coinvolto in tutto il lavoro relativo al rinnovamento. Più volte è stato allargato al Comitato dei Presidenti parrocchiali. Purtroppo, la sua composizione ha dovuto più volte modificarsi per una serie di partenze dovute al lavoro fuori sede, mai a contrasti o disarmonie interne.
La Presidenza diocesana è stata un continuo e diuturno laboratorio: 42 incontri formalizzati, ai quali si sono aggiunti incalcolabili momenti informali per sostenere e stimolare la vita associativa. Voglio dire apertamente qual è stato lo stile del nostro lavorare. Costante e fondante è stata la dimensione della preghiera, garantita da don Pietro, mai come ritualismo dovuto, ma sempre preparata e ispirata. Decisivo il confronto e la condivisione delle idee e delle valutazioni che, anche se diverse, mai hanno portato a fratture o contrapposizioni. A vivificare questo metodo di lavoro è stato il clima di amicizia consolidatosi perché, nonostante il rincorrere delle scadenze, non è mai venuta meno l’attenzione alle persone e alle relazioni. L’immagine di questa esaltante avventura la dà proprio l’ordine nel disordine del centro diocesano che impera particolarmente in questo periodo; luogo che si rivela ormai insufficiente a contenere le molteplici funzioni che vi si svolgono, ma che comunque è la sede viva, in ogni periodo dell’anno, del cuore pulsante dell’associazione. Qui esprimo vivamente la gratitudine mia e dell’intera associazione a Mariella Spadavecchia, segretaria diocesana, che ha manifestato col suo impegno e la sua sincera dedizione un servizio delicato, silenzioso, a volte poco esaltante per gli inevitabili aspetti pratici, ma non meno efficace e per questo prezioso. Ringrazio quanti, a vario titolo, hanno sempre offerto collaborazione ideativa e materiale, soprattutto per questa assemblea. Sul piano organizzativo si rende necessaria, vista la portata delle nostre iniziative, pensare in futuro ad una figura di collaboratore nel centro diocesano, anche con possibili forme di retribuzione da individuare, per consentire ai responsabili di riservare maggiori energie alle questioni di contenuto, più che a quelle materiali.
Non c’è viaggio senza spesa: la gestione amministrativa
L’Azione
Cattolica non ha scopi di lucro e la gestione delle risorse economiche è stata
funzionale alle finalità associative, così come emerso nei bilanci consuntivi
anno dopo anno approvati. È giusto ricordare che se fino all’anno solare 2002
la voce di maggiore rilievo nelle entrate era rappresentata dalle quote di
adesione all’associazione, successivamente sono state ricercate ed introdotte,
per esplicita volontà della Presidenza, altre voci in entrata legate ad
iniziative di autofinanziamento promosse in occasione di importanti
eventi associativi: i tornei sportivi a cui hanno partecipato alcune
parrocchie della diocesi; la realizzazione del musical “La Lampara”;
la festa diocesana IncontrACI.
Gli introiti, in parte redistribuiti alle stesse parrocchie partecipanti, hanno contribuito in modo determinante per l’acquisto di strumenti necessari a potenziare la funzionalità del centro diocesano. Sicuramente si è voluto intraprendere una strada che nei prossimi anni dovrà ancora più essere battuta e migliorata perché le risorse finanziarie a disposizione possano essere maggiori per adeguare proposte e strumenti alle innovazioni in atto.
Un
grazie tutto particolare lo dobbiamo rivolgere a Vito Scarimbolo,
amministratore diocesano, che ha pazientemente curato sia l’aspetto
amministrativo sia quello delle adesioni, con tutte le innovazioni relative. Lo
ringraziamo anche per tutto l’onere organizzativo del pellegrinaggio a Loreto.
Un’associazione
che offre opportunità e servizi sia di evangelizzazione sia di partecipazione
e promozione sociale e culturale non poteva non accedere anche a
contributi dei quattro Comuni e della Diocesi, così come avvenuto per alcune
iniziative di rilievo.
Il nostro grazie va al Vescovo e alle Amministrazioni comunali che, in varia misura, si sono manifestate sempre sensibili a patrocinare le nostre iniziative.
2.
Un’associazione in pellegrinaggio, non in gita
A Loreto l’AC è andata a vivere un pellegrinaggio, metafora della fede che non è mai arrivata, ma sempre in cammino, proprio come le esperienze fondamentali che stanno alla base della nostra proposta associativa: la spiritualità e la formazione.
Una
spiritualità vissuta nell’ordinario
Sin dalla precedente assemblea diocesana abbiamo voluto rivolgere costantemente lo sguardo fisso sul Volto del Signore; «Gesù Cristo, “centro vivo della fede” è il cuore della nostra proposta»[2]. Noi laici di AC ci siamo impegnati a «testimoniare nella vita l’unione con Cristo»[3] e lo abbiamo fatto inserendo ordinariamente nella nostra esperienza uno stile di spiritualità teso a far incontrare la fede con la vita, esulando da forme di spiritualismo e devozionismo disincarnato. Se la preghiera è il luogo dell’incontro «tra il tempo dell’uomo e il tempo di Dio che dà senso e pienezza alla nostra vita»[4] allora la nostra preghiera non può essere occasionale o casuale o abitudinaria.
Questa tensione a vivere l’esistenza e l’impegno nella consapevolezza di essere cristiani è stata sostenuta anche da proposte specifiche di preghiera e di spiritualità promosse dalla diocesi, per i giovani e le famiglie, o dall’associazione stessa. Il primo campo estivo del triennio è stato incentrato proprio sull’essere persone nuove dentro e questa intonazione è stata rispettata nelle successive esperienze: le settimane dello spirito, ad inizio di ogni anno; i Ritiri cittadini in Avvento e Quaresima per gli adulti; gli esercizi spirituali che proprio in questo triennio abbiamo sperimentato non solo a livello diocesano, ma anche a livello nazionale, con profonda soddisfazione di chi, troppo pochi purtroppo, vi ha partecipato. Nell’anno del Rosario abbiamo vissuto nelle città la preghiera mariana chiedendo il dono della Pace per i diversi conflitti dimenticati, come molteplici sono stati gli altri appuntamenti di preghiera per la pace promossi nelle città e nelle parrocchie. Per manifestare la nostra fede sempre in cammino abbiamo introdotto la proposta del pellegrinaggio, vissuta prima a livello cittadino, poi diocesano ad Alessano; in quest’ultimo anno, questa metafora della fede in cammino, è stata resa più plasticamente col pellegrinaggio a Loreto; ad esso ci siamo preparati con momenti di intensa spiritualità mariana quali l’indimenticabile esperienza della Peregrinatio Mariae e la Veglia alla Vigilia dell’Assunta, nella Concattedrale di Giovinazzo. La stessa veglia vissuta sabato scorso in apertura di questa assemblea ci ha dato il segno di quale vita spirituale vogliamo assumere, sotto la protezione materna di Maria.
L’anelito alla santità, intesa come “misura alta della vita cristiana ordinaria”, più volte richiesto dal Papa, dai Vescovi e riecheggiato nell’ultima lettera pastorale del nostro Vescovo, scritta per la ricorrenza corradiana[5], ci ha spinti a chiederci se e quanto la nostra AC fosse stata, ed è, scuola di santità, praticabile e affascinante oggi. La risposta sta nella storia dei quattro amici, Cristina Castore, Maria Lovino, Pino Chiarella e Massimo Cervone, recentemente scomparsi, che abbiamo voluto idealmente avere qui tra noi, come testimoni e segni tangibili di ordinaria santità[6]. In questo momento porgiamo il nostro saluto ed esprimiamo la nostra profonda amicizia ai famigliari di Pino, di Cristina, di Maria e di Massimo, che sentiamo parte della nostra famiglia associativa.
Parlando di spiritualità è doveroso rivolgere il nostro grazie agli assistenti diocesani, a don Mimmo Misciagna, a don Fabio Tricarico e a don Pietro Rubini. Non hanno mancato di essere tra noi, soprattutto nei momenti più impegnativi, come dei segnali indicatori dell’Essenziale. A Don Pietro, poi, mi permetterete di esprimere un sentimento di gratitudine tutto particolare perché è stato per me costante punto di riferimento umano e spirituale; egli ha amorevolmente accompagnato il mio servizio personale e quello di tutti noi responsabili, e talvolta di tutti gli aderenti, con le sue meditazioni proposte su Filodiretto, appunti preziosi tra le pagine della nostra vita, che appena possibile, vorremmo vedere raccolti e pubblicati. All’apporto degli assistenti diocesani si accompagna quello degli assistenti parrocchiali ai quali ho avuto modo di rivolgere i miei sentimenti di gratitudine e fiducia in una recentissima lettera.
La
formazione come scelta qualificante
L’altra dimensione del nostro pellegrinaggio è la scelta della formazione che per l’AC, in tutta la sua storia, costituisce proprio una esigente modalità di vivere la missionarietà. Il nuovo progetto formativo ribadisce come ci sia uno stretto rapporto tra ciò che l’Azione Cattolica è e il tipo di formazione che propone[7]. Per questo nel triennio abbiamo costantemente supportato il modello formativo nel suo evolversi, non trascurando il dovere di chiarire l’idea di formazione che sta alla base. Proprio in quest’ultimo anno, che ha visto rielaborato il progetto formativo consegnato a Loreto ai Presidenti parrocchiali, ne abbiamo fatto oggetto di attenzione nei moduli della scuola associativa e il bisogno di approfondirlo ulteriormente è stato espresso da quasi tutte le assemblee parrocchiali. Il servizio educativo messo in atto nelle associazioni di base, pur non senza le difficoltà di questo tempo, scaturisce da una chiara idea di formazione cristiana che vede nella persona il soggetto protagonista del suo prendere la forma di Cristo; essa fa sintesi in sé dei doni che gli provengono (Parola, sacramenti, comunità) nel dialogo fecondo con i suoi interlocutori diretti: lo Spirito e gli educatori. Abbiamo cercato di tenere alta quella “esemplarità formativa” che i Vescovi ci riconoscono, soprattutto oggi, in un contesto esistenziale in cui è difficile individuare una piattaforma di valori comuni e condivisi.
Sono molteplici, infatti, gli orientamenti delle persone e dei gruppi sociali nei confronti delle diverse dimensioni della vita: l’amore e la corporeità, costantemente denigrati dalla televisione pubblica e privata; la famiglia, nella sua ormai snaturabile identità; il lavoro, sempre più concepito e vissuto nella logica del profitto; la vita che nasce e che muore, considerata in maniera utilitaristica. La conseguenza è la difficoltà delle persone, soprattutto le più giovani e fragili, a fare sintesi in sé, a darsi un “centro di gravità” che offra criteri positivi di interpretazione della realtà. Proprio per questa tensione formativa i nostri itinerari hanno il difficile compito di restituire ai nostri aderenti il gusto delle dimensioni interiori, cioè la capacità di non lasciarsi vivere, ma di dare pienezza alla propria vita e, se possibile, a quelli di chi ci sta accanto. A questo compito gravoso, tanto gravoso che qualche volta viene accantonato anche nelle parrocchie per assecondare esperienze “più leggere”, l’AC non viene meno; anzi rinnova il suo impegno per contribuire a disegnare un profilo di laici adulti nella fede. Questo, però, non è più possibile farlo soltanto attraverso una successione di incontri ripetitivi, piuttosto mediante una pluralità di esperienze, che vanno a coinvolgere le persone nelle diverse dimensioni esistenziali, di silenzio e di ascolto, di preghiera e di riflessione, di coinvolgimento e di servizio; e queste esperienze vissute a più livelli: da quello della formazione personale a quella di gruppo; dalla proposta delle settimane associative agli appuntamenti cittadini e diocesani, fino a quelli nazionali o mondiali (vedi la GMG).
Il prossimo triennio, dunque, deve servire a fare nostro il progetto formativo, anche perché sarà sempre più responsabilità dell’associazione diocesana, come già lo è stato in questi anni con l’elaborazione di sussidi diocesani, mediare gli itinerari formativi a misura di persone e di contesti.
Il
PFR (Progetto Formazione Responsabili)
Sono passati diversi anni da quando abbiamo avviato questa esperienza di formazione sistematica ed organica per gli educatori e i responsabili e non possiamo certo dire che i frutti non siano venuti. Tanti sono i giovanissimi, i giovani e gli adulti, che hanno partecipato ai diversi moduli formativi, distinti per livello e per settore. Un dato è stato evidente: chi ha partecipato ha anche atteso i momenti e li ha vissuti con interesse, sviluppando anche un clima di amicizia e di comunione tra le realtà parrocchiali e il centro diocesano. Buono il livello formativo per i nuovi educatori ACR e SG, favorito dall’impianto abbastanza stabile della scuola, e dalla buona risposta dei partecipanti; mentre ancora da definire è la proposta formativa per educatori con esperienza. Circa 30 sono stati gli animatori adulti che hanno costantemente partecipato ai quattro moduli promossi dall’èquipe affrontando diversi aspetti dell’esperienza educativa tra gli adulti.
Determinanti, nel PFR, sono state le assemblee di inizio anno rivolte ai consigli parrocchiali; mentre delle scuole monografiche, entrate ormai nella tradizione formativa diocesana, solo una è stata promossa, quella sulla educazione alla interculturalità, patrocinata dall’Ufficio Scolastico Regionale e realizzata in collaborazione con la Caritas, la scuola di Pace “don Tonino Bello”, l’ufficio Migrantes.
Sarà un impegno prioritario nel prossimo futuro quello di reimpostare il PFR, armonizzandolo con la nuova scuola diocesana per operatori pastorali avviata in questo anno, anche in vista di nuove figure educative che il Progetto prevede: tutor, incaricati per la formazione, animatori di gruppi per la ricerca e la riscoperta della fede, animatori dei laboratori della partecipazione…
I primi tre giorni del pellegrinaggio lauretano sono stati vissuti nella diocesi di Senigallia, splendida esperienza di incontro con la Chiesa locale che è la dimensione costitutiva dell’AC. Ne è conseguito un bel rapporto di amicizia proseguito con successivi contatti e mantenuto oggi con l’invio del nostro Filodiretto.
La nostra identità associativa si riconosce nella dimensione della diocesanità, ossia nella scelta di vivere in piena comunione con il ministero del Vescovo. Personalmente ho trovato sempre piena accoglienza e disponibilità all’ascolto, da parte del nostro Vescovo, che ringrazio molto per la fiducia riposta in me e nell’associazione, espressa anche nei suoi scritti. Ho sempre consultato e informato lui, insieme all’assistente, di quanto si andava promuovendo e la sua presenza ai diversi appuntamenti diocesani li ha rivestiti del senso pieno di ecclesialità. Da parte nostra abbiamo condiviso gli orientamenti pastorali, che ci ha proposto in anteprima durante i campi estivi, ispirando ad essi la nostra proposta associativa annuale. C’è un impegno generoso al servizio della diocesi che l’AC ha garantito e che riguarda i singoli responsabili e aderenti, nella partecipazione agli uffici di pastorale (giovanile, catechistica, familiare, Luce e Vita, comunicazioni sociali, pastorale sociale e del lavoro, Caritas); c’è anche il servizio che l’intera Presidenza ha offerto, come in occasione del convegno diocesano per celebrare i dieci anni della morte di don Tonino Bello, il progetto didattico su don Tonino, e delle iniziative formative promosse in collaborazione con la Caritas diocesana (convegno sul Volontariato, seminario sull’educazione alla interculturalità, convegno sull’immigrazione) Anche le diverse fasi del cammino di rinnovamento le abbiamo voluto sempre condividere con la diocesi, attraverso Luce e Vita.
Personalmente ho sempre rappresentato l’associazione nel Consiglio pastorale diocesano, offrendo il contributo di riflessione; ma qui vorrei, umilmente, segnalare la necessità di valorizzare ulteriormente e rilanciare i luoghi ecclesiali della partecipazione, parrocchiali e diocesani, che, dobbiamo ammetterlo, non godono di piena vitalità. In essi è possibile e doveroso passare dalla collaborazione alla corresponsabilità nell’animazione della chiesa locale e particolare, portando in essi le attese e le speranze che provengono dalle nostre realtà territoriali. Riconosco la molteplicità delle iniziative, la complessità e la fatica nel mettere insieme espressioni e realtà diverse; ma sarebbe auspicabile una maggiore sinodalità nella programmazione pastorale. Le indicazioni del vescovo, ad inizio d’anno, non possono essere assunte autonomamente da ciascun organismo pastorale e tradotte in appuntamenti, di cui si ha notizia sul calendario pastorale, ma richiedono di essere condivise in via preliminare tra le diverse espressioni della diocesi, particolarmente nel Consiglio pastorale diocesano, per eventualmente comporsi in una organica progettualità e programmazione. Anche per questo non poche iniziative di notevole spessore qualitativo hanno incontrato l’indifferenza o la scarsa adesione da parte delle comunità.
Questo senso di diocesanità e di comunione tra le parrocchie abbiamo cercato di tenere alto, facendo nostre le iniziative promosse dalla diocesi, non senza difficoltà, e promuovendone di nostre a livello unitario e di settore.
Lo hanno fatto i giovani, con l’appuntamento di “don Tonino incontra i giovani” confluito poi nell’indimenticabile musical “La lampara”. Altri momenti diocesani promossi dal settore giovani sono stati: la festa dell’accoglienza dei giovanissimi e il meeting dei giovani. La diversa partecipazione dei due appuntamenti ha spinto l’èquipe a pensare per il 2003/2004 a due diverse “strategie d’incontro” per giovani e giovanissimi: per questi ultimi, sfruttando la scia emozionale dell’anno precedente, si è voluto privilegiare la dimensione cittadina e sono nate così le feste dell’accoglienza cittadine; per i giovani, si è pensato di incontrarli personalmente nelle loro parrocchie per parlare con loro; abbiamo pensato di parlare della possibilità di essere protagonisti della propria vita a 360°: è nato così il “percorso giovani” che si è concluso con un appuntamento diocesano. Ultimo appuntamento per giovani e giovanissimi, per una serata di festa, riflessione e preghiera, è stata la Festa del sì, controverso appuntamento di una serata di ottobre che, se decisamente valida come idea, ha però dovuto scontrarsi con non pochi problemi tecnico-organizzativi. Il grazie caloroso va a Manuela Barbolla, Lorenzo de Palma e Nico Visaggio i quali, con don Mimmo Misciagna, hanno sostenuto la non facile vitalità del settore giovani, garantendo anche la partecipazione al servizio di pastorale giovanile in vista dell’elaborazione del progetto diocesano. Nello scorso anno, infatti, la diocesi ha concluso l’indagine sociologica sulla condizione giovanile in diocesi, che ha anche analizzato il ruolo dell’esperienza giovanile in AC, ed ora ci si appresta all’elaborazione del progetto.
Anche l’ACR ha tenuto alto il senso di diocesanità tra i più piccoli; di fatto è l’unica realtà che propone momenti di incontro diocesano per bambini e ragazzi; lo ha fatto con l’incontro festa nel 2003; con le feste della pace cittadine e i relativi progetti di solidarietà internazionale. Lo ha fatto con l’attenzione rivolta ai gruppi di III media, dopo l’anticipazione della Cresima, vista la marcata riduzione di 14enni nelle parrocchie. Di fatto dei pochi gruppi di III media presenti quasi tutti sono di ACR. Una serie di incontri con gli educatori di questi gruppi, anche se solo di alcune parrocchie, sta tenendo alta l’attenzione su questa fascia delicata di ragazzi.
L’ACR ha costituito da anni l’èquipe diocesana dei ragazzi, espressione del protagonismo dei più piccoli, che si è incontrata a Roma proprio lo scorso gennaio. A Donato Lacedonia, Katy Ferrante, Marianna Annese e don Fabio Tricarico, va il grazie di tutti noi.
Gli adulti si sono incontrati a livello diocesano nei meeting, negli incontri delle coppie, nel campo scuola, nei laboratori della partecipazione. Un po’ più di fatica ha incontrato proprio il settore adulti per la difficoltà a muoversi e spostarsi dalle città. Tuttavia proprio loro hanno dato un forte contributo alla promozione e realizzazione dell’IncontrACI, dello scorso 16 maggio, il memorabile raduno unitario nel cuore della diocesi e della città, che, con una metodologia e una freschezza di presenza, ha fatto assaporare a tutti quanto la nostra associazione, dal più piccolo al più anziano, è giovane, viva e bella. Ringraziamo di cuore Anna Vacca, Franco Paparella e ancora don Pietro per il servizio svolto nel settore adulti.
A Senigallia siamo stati gemellati con tre parrocchie che hanno anche sperimentato la gioia di mettersi insieme per rendere bella e confortante la nostra permanenza.Io ringrazio la mia comunità parrocchiale e la mia associazione parrocchiale che mi è stata vicina in questi anni.
Perché abbiamo rinnovato la scelta della parrocchia, inserendola anche nell’Atto Normativo? Perché in essa riconosciamo la prima esperienza vitale della Chiesa, un elemento che dà identità all’AC, un legame che ci fa sentire appartenenti alla Chiesa, prima che all’Associazione.
Sin dal suo ingresso il Vescovo ha sollecitato la diocesi a mettere a fuoco “il tema della parrocchia come luogo di rinnovamento della nostra azione pastorale e centro propulsore della nuova evangelizzazione”[8]. È una riflessione che egli ha articolato nelle lettere pastorali e condiviso con tutti gli operatori, sia direttamente nelle parrocchie, sia nei convegni annuali. Noi abbiamo condiviso in pieno questa preoccupazione perché una sensazione di difficoltà e di incertezza nella vita delle parrocchie la sperimentiamo quotidianamente. Senza voler indugiare su elementi di analisi in negativo, che tutti sperimentiamo, voglio dare atto del lavoro che viene profuso per tenere vivo il senso di comunità nelle nostre parrocchie. Alle esperienze tradizionali si vanno sempre più aggiungendo nuove occasioni di incontro, non senza il rischio, però, di farlo più per un bisogno di ammodernamento e di aggregazione, che come espressione di un nuovo modello missionario. É necessario osare un passo nuovo nella promozione della parrocchia: è necessaria un’opera di conversione che rimetta in luce il suo volto missionario[9]. Sono i Vescovi, ancora una volta, che ci chiedono l’urgenza di mettere mano prima che a itinerari di catechesi, o addirittura dentro la catechesi, a itinerari di primo annuncio; prima dell’attività evangelizzatrice all’esterno è necessario rievangelizzare la comunità al suo interno.
Certamente, afferma il nostro vescovo, la parrocchia va ritrovando oggi il senso della sua identità e, non rassegnandosi “al compito meramente esecutivo di applicare (senza la fatica del pensiero) una figura istituzionale già definitiva”[10], accetta la sfida e la fatica di ripensarsi in situazione, avendo chiari i pilastri che la costituiscono: la Parola, l’Eucaristia, la Carità, compenetrati e sublimati nel giorno del Signore, la domenica, la cui valenza spirituale e i risvolti sociali e culturali saranno oggetto di preghiera e di confronto nel prossimo Congresso Eucaristico che vivremo a Bari, al quale ci stiamo preparando.
Vigilando rispetto al rischio di una deriva di tipo aziendale o di multiservizi, la parrocchia è provocata a rinnovarsi; ad essere non la sommatoria di incarichi e di operatori pastorali, qualche volta in affanno per le fitte agende, ma la comunità dei testimoni. Credo che le nostre parrocchie abbiano bisogno di essere non tanto un luogo di apprendimento della fede (moltiplicando incontri, scuole catechistiche, corsi vari…), quanto piuttosto diventare sempre più luogo di apprendistato della fede, dal momento che la nostra non è fede in una ideologia da comprendere, ma in una Persona da imitare. La parrocchia, sacerdoti e laici, è dunque educante ed evangelizzante, non per le cose che fa, nuove o vecchie, o per l’immagine esteriore che dà di sè, ma per lo stile che le sue persone incarnano quotidianamente; e di uno stile più accogliente, più tollerante, più sereno, più caldo, più comprensivo, oggi ne abbiamo estremo bisogno. Non è forse questa carenza la causa di taluni atteggiamenti di stanchezza, di contrapposizione, di “stress da pastorale”, e delle conseguenti relazioni disturbate? Se è luogo di apprendistato allora nella parrocchia vorremmo vedere sempre più incarnati i valori che predichiamo: educheremo alla preghiera semplicemente pregando di più; educheremo all’accoglienza mostrandoci più accoglienti con tutti, senza distinzioni; educheremo alla povertà e alla sobrietà come stile di vita, tanto necessaria in questo contesto culturale, essendo più sobri nelle scelte che compiamo, non assolutizzando il denaro e non lasciandoci travolgere dal business del sacro; educheremo all’amore andando alla ricerca di persone e famiglie sole che non mancano nei nostri quartieri; educheremo alla pace e al perdono dando prova di perdono soprattutto fra di noi; educheremo, infine, all’onestà non ricorrendo a compromessi, quand’anche fossero finalizzati a scopi nobili.
Chissà che proprio restituendo questa dimensione di apprendistato della fede, come era naturale nelle prime comunità cristiane, non riusciremo anche a ridurre la quantità di iniziative e incontri pastorali. Tocca a noi, a ciascuno di noi, laici e preti, far “vedere” Colui in cui crediamo.
Rispetto a questo bisogno di rilancio qual è il contributo che l’AC ha dato e dovrà sempre più dare?
Il
contributo dell’AC alla parrocchia
Si
sono concluse proprio da alcune settimane tutte le assemblee parrocchiali
e, in forme e tempi diversi, ciascuna associazione si è confrontata con le
istanze del tanto auspicato rinnovamento. C’è
veramente da rendere grazie al Signore per la ricchezza di doni che ha
disseminato nelle nostre parrocchie, testimoniato dallo straordinario esercizio
di discernimento comunitario svolto.
L’AC
offre il suo contributo al rinnovamento della parrocchia rinnovando se stessa,
il suo stile di presenza, riqualificando la sua proposta formativa e accettando
la sfida di provare nuovi percorsi di missionarietà, nuove vie per
l’annuncio del Vangelo. In questa prospettiva alcune assemblee parrocchiali
hanno anche promosso dei laboratori per elaborare i progetti, sintesi tra
formazione e missione: il progetto “Nicodemo”, con l’obiettivo
di avviare esperienze di evangelizzazione e di primo annuncio, creando occasioni
di dialogo e gruppi per la ricerca e la riscoperta della fede; il
progetto “Osea”, con l’obiettivo di curare la formazione
spirituale degli aderenti, condividendo con tutta la comunità, parrocchiale
e diocesana, occasioni qualificate di spiritualità essenziale e incarnata.
Accanto a questi anche altri progetti potranno e dovranno essere elaborati in
risposta a situazioni particolari, ma sempre nella prospettiva di una fraternità
che vive la propria fede e la trasmette, quasi per contagio, agli altri, in un
rapporto dinamico tra le situazioni della vita e le istanze della fede. Questa
progettualità l’AC mette a disposizione delle parrocchie; sta alle singole
comunità, ai parroci, valorizzarla e promuoverla.
La parrocchia non ha bisogno dell’AC se
l’AC replica se stessa sempre uguale; d’altro canto la parrocchia deve anche
accogliere e non semplicemente tollerare, il carisma dell’AC, che il Papa
definisce come necessario alla vita della Chiesa, riletto nell’ottica del
rinnovamento.
Ecco perché auspico che nel prossimo
triennio l’AC venga fuori dall’angolo in cui, in alcune realtà, si è
relegata, e ricercando una piena sintonia con i sacerdoti, giochi con nuova
grinta la sua sfida missionaria.
A
Senigallia siamo stati accolti nelle famiglie che hanno messo a completa
disposizione le loro case, i mezzi di trasporto, il tempo, non trascurando anche
di condividere momenti di scambio e di convivialità, che ora proseguono nelle
corrispondenze e nello scambio di visite. A Loreto ho condiviso il
pellegrinaggio con la mia famiglia per offrirle la bellezza di un’esperienza.
Alla mia famiglia, a Paola, Maria Consiglia, Salvatore ed Ester, dico un grazie
speciale perché in questi sette anni ha donato molto alla Chiesa e
all’associazione. Certo, dico che hanno donato, perché il servizio reso da me
come da ogni responsabile, più che un sacrificio è un dono che le rispettive
famiglie offrono.
La famiglia, nelle nostre città, mantiene una tradizione di solidità negli affetti e nelle relazioni esterne. Essa rimane il fondamentale ambito di formazione della persona umana e, per la funzione sociale che svolge, riceve attenzioni ed occasioni di promozione anche attraverso taluni interventi legislativi. Molto si è fatto anche in diocesi per promuovere la famiglia e aiutarla a “diventare ciò che è”. Nonostante però continuano a tenere i valori tradizionali, si riscontra un aumento del numero di famiglie “spezzate”. Anche per questo ambito di vita non è necessario entrare nel merito di precisi indicatori per comprendere la situazione di crisi sociale e religiosa cui è sottoposta la famiglia. È una crisi che preesiste alla celebrazione del matrimonio, se è vero che nell’analisi del Tribunale Ecclesiastico Pugliese[11] risulta evidente quanto siano deboli e soggette al tempo, le motivazioni che spingono i giovani al matrimonio. A questo ordine di problematiche si aggiungono quelle di carattere economico, dal momento che sempre più larga è la fascia di famiglie considerate povere: l’erosione del potere d’acquisto dei redditi familiari medi e medio-bassi, l’impatto dell’euro sui prezzi dei prodotti e dei servizi e i relativi aumenti, stanno originando una componente di famiglie in progressivo impoverimento (quella dei percettori di reddito fisso, da lavoro dipendente) e una componente in arricchimento (quella con redditi patrimoniale e da lavoro autonomo). Noi siamo un’associazione popolare composta da fasce medie e medio basse che vivono questa delicata situazione economica e che causa anche disagi interni alla famiglia stessa, per cui abbiamo ragione di affermare che la tanto osannata riforma fiscale non privilegia le famiglie più povere e con più figli. Sulla legge finanziaria anche i Vescovi hanno sottolineato l’urgenza di perseguire una politica organica a favore della famiglia, in grado di dare certezze di lungo periodo[12]. Collegata a questa problematica c’è anche la crisi occupazionale che impone ai nostri giovani di dover lasciare le nostre città per vedere soddisfatto al nord il diritto al lavoro. Lo hanno sperimentato proprio alcuni membri del consiglio diocesano, come tanti giovani validi e formati delle nostre parrocchie, che dopo anni di impegno li vediamo partire, lasciandoci impoveriti di preziose risorse. Anche la questione della sanità è un problema che ci tocca da vicino dal momento che, a fronte di un declamato miglioramento del sistema sanitario, noi, che siamo un’associazione popolare, viviamo sulla pelle il disagio di mesi di attesa per una semplice visita di controllo e ancor più per esami particolari; proviamo il disagio, ad esempio, di romperci un ginocchio a Molfetta ed essere ricoverati d’urgenza a Spinazzola; di subire un infarto a Ruvo e dover morire nell’ospedale di S.Severo. Salvo poi a tollerare l’immorale, ma ormai normalizzata, pratica delle cosiddette “visite a pagamento” dalle quali bisogna per forza passare per ottenere maggiore considerazione e garanzie. Il prezzo di tutto questo lo pagano le famiglie più povere, lo paga la dignità della vita stessa. Non a caso i Vescovi dedicheranno una riflessione sui problemi e sulle prospettive della pastorale della salute, quale tema principale della prossima Assemblea Generale che si svolgerà dal 18 al 22 aprile.
L’AC, famiglia di famiglie, crede nelle potenzialità della famiglia e nel suo ruolo sociale e spirituale, crede nella sua natura affettiva e sacramentale e nella sua funzione educativa e la sostiene. Ricordiamo che nel triennio il settore adulti ha avviato un percorso molto apprezzato e atteso con le coppie aderenti (sono 177) e nel futuro proprio le famiglie dovranno essere protagoniste del progetto Nazaret, con l’obiettivo di riconoscere e favorire la soggettività della famiglia sia nella vita della comunità cristiana sia in quella della realtà sociale, con una particolare attenzione ai fidanzati e alle giovani famiglie, non molto presenti nei gruppi parrocchiali.
4.
L’incontro con la città: AC, cultura e territorio
A Loreto l’AC ha dialogato con la città, lo Stato e le rispettive istituzioni, ha interagito nel mondo della cultura e della politica con la sua specifica visione, ha saputo utilizzare i mezzi di informazione come strumenti di cultura e di promozione culturale.
«Parrocchia, diocesi, città» era uno degli obiettivi del documento finale della precedente assemblea e l’attenzione al territorio più che fatta di iniziative è uno stile che ormai ci caratterizza. Siamo profondamente inseriti nelle nostre città e ne condividiamo gioie e fatiche.
Apprezziamo lo sviluppo edilizio a Molfetta,
che, anche se a prezzi elevatissimi, sta dando risposta ad annose domande di
abitazioni, andando incontro a giovani coppie che desiderano sposarsi ed a
famiglie che, dopo anni di “esilio” in paesi limitrofi, stanno per
realizzare il sogno di ritornare nel luogo di origine. Quartieri nuovi si
affacciano in aree periferiche, estendendo a dismisura il centro abitato con le
implicazioni che ne verranno dal punto di vista dei servizi, dei trasporti e
dell’assistenza religiosa dei condomini di nuova formazione. Lo sviluppo
economico porta Molfetta nel giro della grande distribuzione, con la città
della moda, gli ipermercati e le industrie che già compongono la zona ASI. Fra
non molti anni vi sarà una congiunzione tra Molfetta e Bisceglie e, anche in queste aree, le famiglie degli industriali e
degli artigiani si stanno impiantando creando nuovi caseggiati con nuove
prospettive di avanzamento civile e religioso.
Ma Molfetta, come anche le altre città, viaggia a due velocità. Persistono anche sacche di emarginazione sociale, come dimostrato dalle cronache giornalistiche, anche se la recente approvazione del Piano di Zona dei servizi sociali (per Molfetta e Giovinazzo) consente di porre aspettative e speranze per l’inclusione sociale delle fasce deboli. Preoccupante è la violenza che attanaglia le giovani generazioni: essa spesso deriva dall’assenza di una solida famiglia alle spalle, come anche dalla rinuncia al ruolo educativo che i genitori dovrebbero avere. Molfetta si caratterizza, anche, per un fiorente sviluppo del terziario, nel campo dell’impresa sociale viste le numerose cooperative che si occupano di disabili o del recupero di disagiati, e per una vivace propositività culturale. Dal punto di vista politico, il governo locale si mostra solido e durevole; bisogna persistere nel dialogo tra mondo cattolico e mondo politico per la ricerca di comuni soluzioni delle problematiche civili.
A Giovinazzo, la politica avverte la necessità di una spinta ideale, per non perdere di vista il fine stesso dell'attività amministrativa, chiamata a dare risposte ai gravi problemi che affliggono la città. Dopo due lunghi periodi di commissariamento prefettizio caratterizzati da grave stagnazione, l'attuale amministrazione si è trovata ad affrontare problemi da anni irrisolti e situazioni gravemente incancrenite di gestione dei servizi alla città, in una condizione economico-finanziaria globale di recessione e di tagli alla spesa pubblica. Pertanto, se da un lato vanno riconosciuti all'Amministrazione l'impegno ad assicurare i servizi essenziali, l'attenzione alle fasce più deboli e gli sforzi nell'avviare alcune opere di carattere sociale, dall'altro si lamenta la carenza di politiche giovanili e di processi economico-produttivi capaci di ridurre l'elevato tasso di lavoratori in mobilità e di giovani in cerca di prima occupazione.
Anche Terlizzi deve far fronte a numerose questioni: nell’ambito urbanistico l’amministrazione ha il compito inderogabile di risolvere i problemi del Piano Regolatore in modo da garantire la casa ai cittadini, specie alle future famiglie, a prezzi accessibili, e a trovare una possibile e sostenibile allocazione delle imprese produttive; c’è la crisi del mercato florovivaistico che richiede di essere affrontata con progetti mirati e per la quale già alcuni provvedimenti sono in fase di attuazione; ma c’è anche un grande impegno per quanto riguarda i servizi sociali e le molteplici questioni annesse: l’animazione di bambini e ragazzi, lo sportello immigrazioni, l’osservatorio sull’adolescenza, l’assistenza e l’animazione ai diversamente abili. Andrebbe fatta qualcosa in più con e per gli anziani, con e per i giovani; manca ancora, infatti, una politica giovanile e qui l’AC potrebbe impegnarsi per coordinare e studiare delle proposte.
Terlizzi si è impegnata con Ruvo e Corato per la definizione dei Piani di zona, in collaborazione con le associazioni del Terzo Settore, per la mappatura e la determinazione di tutti gli interventi sul piano sociale. L’Azione Cattolica di queste due città è parte attiva nei tavoli di concertazione, insieme con le parrocchie e altre associazioni ecclesiali.
Anche a Ruvo c’è una grande vivacità politico amministrativa, così come attestata anche sul recente numero del periodico “Palazzo Avitaja”: gli interventi per la soluzione dei problemi relativi alle cooperative edilizie, l’impulso dato alle attività sportive e culturali, la notevole spesa sociale che vede Ruvo tra i Comuni che più investono nel sociale; a questo riguardo segnalo anche il coinvolgimento del volontariato e delle parrocchie, che però ci piacerebbe vedere più che come destinatari di contributi, gestiti autonomamente, come soggetti che interloquiscono in una progettualità condivisa, così come è nello spirito della legge 285 e della 17. Oggi la città è attraversata da una aspra dialettica riguardante il contratto di quartiere II, dove entreranno in gioco svariati interessi; auspichiamo che il suo iter sia gestito nella più ampia concertazione, si ispiri alla massima trasparenza e che sia salvaguardato il rispetto della tradizione urbanistica che da sempre Ruvo può vantare.
Le prossime elezioni regionali sono una tappa importante e decisiva per lo sviluppo delle enormi potenzialità che la Puglia ha in sé; auspichiamo che il riferimento ai valori, presente in tutti gli slogan dei candidati, non sia un vacuo spot propagandistico, ma l’esigente criterio di riferimento quotidianamente assunto.
L’impegno
dell’AC sul territorio
La nostra associazione, la più importante e consistente associazione laicale sul territorio, è chiamata a farsi interprete delle istanze delle comunità cittadine e a dare la sua collaborazione nello stimolare tutte le forze sociali alla crescita civile. Questo impegno lo abbiamo assunto nel triennio con l’avvio delle settimane sociali, vissute a livello parrocchiale, cittadino e diocesano, che nel futuro dovranno assumere carattere di stabilità soprattutto nel livello cittadino. Abbiamo avviato i laboratori della partecipazione, a livello diocesano, con una nuova metodologia per la formazione sociale e politica: partire dalle istanze del territorio per costruire moduli formativi che contemplassero gli aspetti legislativi, economici, politici ed etici.
Infatti ci siamo interrogati sulla problematica dei “Servizi pubblici e servizi alla persona” e sugli aspetti innovativi della legge regionale n.17, dialogando gli assessori ai servizi sociali ed ora, come dicevo, siamo impegnati su questo; abbiamo discusso su “Gli spazi ed i tempi del territorio e la sua organizzazione urbanistica”, scendendo ad approfondire gli aspetti sociali ed etici cui devono ispirarsi gli interventi urbanistici. Abbiamo anche cercato di accompagnare quanti, soprattutto tra gli aderenti, hanno risposto alla vocazione politica, promuovendo incontri in occasione della pubblicazione della nota pastorale su “L’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” e, recentemente, il seminario su “La dimensione della gratuità nell’impegno sociale e politico”. Purtroppo a questi momenti, ai quali abbiamo invitato i consigli comunali, le segreterie dei partiti, i sindacati e altre associazioni di categoria, non c’è stata la partecipazione sperata.
Nelle
diverse città l’AC ha anche conservato alcune iniziative a carattere
religioso che fanno ormai parte della tradizione locale e raccolgono centinaia
di persone. Purtroppo non siamo riusciti a rilanciare il Movimento Lavoratori,
nonostante lo abbiamo voluto. È una consegna che affidiamo al nuovo Consiglio,
così come ci si dovrà attivare per creare i gruppi di interesse territoriale
previsti dall’AND. Ringrazio, a
questo riguardo, i quattro coordinatori cittadini, Tonia Angione,
Nunzia Di Terlizzi, Giulia Carlucci e Alfonso de Leo, per il generoso
impegno profuso in Presidenza, tra le associazioni parrocchiali e con le altre
realtà cittadine con le quali hanno interagito per diverse iniziative in rete.
Ringrazio anche Enzo Zanzarella, responsabile dell’ufficio
sociopolitico, per il competente e costante supporto in Presidenza.
Anche su questo versante il nostro impegno è stato significativo: nell’Atto Normativo abbiamo affermato che “già per il suo stesso carisma, l’Azione Cattolica è cultura, è territorio”[13] . Infatti i nostri itinerari e le nostre iniziative provocano gli aderenti e le comunità ad interpretare, con spirito critico e profetico, le istanze e le problematiche quotidiane.
L’apporto culturale dell’associazione è stato espresso anche con alcune iniziative rilevanti all’interno e all’esterno dell’ambito ecclesiale: la pubblicazione e la presentazione del volume sui “Centro anni di storia dell’AC diocesana”, tassello centrale ma non definitivo nell’impegno di recupero della nostra ricca memoria storica associativa che è anche memoria sociale e politica delle città. Abbiamo proseguito l’impegno dei convegni sul magistero di don Tonino ed espresso grande coinvolgimento operativo in occasione del convegno “Don Tonino , vescovo secondo il Concilio”. Sempre per consentire ulteriore diffusione delle idee e delle scelte incarnate dal compianto vescovo abbiamo realizzato il musical, che ci ha portati anche fuori diocesi a comunicare, a migliaia di persone, con i linguaggi più diversi, la bellezza e l’attualità di uno stile di vita e di un modello di chiesa capace di intercettare le attese dell’uomo di oggi. Positiva è stata anche la realizzazione del Progetto didattico che ha coinvolto tutte le scuole della diocesi, documentato nel DVD “Conosci don Tonino?”. Infine ci siamo attivati per la riedizione del volume “Fino in cima” affidata all’editrice dell’AC nazionale, AVE. Siamo consapevoli, però, che quello stile di vita e di chiesa testimoniato da don Tonino, riusciamo meglio a scriverlo, leggerlo e rappresentarlo, un po’ meno a tradurlo in prassi.
Ho parlato dell’AVE e dobbiamo necessariamente ringraziare Mimmo Facchini che, raccogliendo l’eredità di Leonardo Lucanie, ha portato avanti l’impegno di diffusione dei testi e dei sussidi prodotti dalla casa editrice dell’AC, non per una esigenza commerciale, ma proprio in spirito di promozione culturale.
In diverse circostanze l’AC ha espresso una chiara posizione su questioni di rilevanza nazionale ed internazionale, in particolare ricordo la mobilitazione promossa per la marcia Gravina-Altamura, in favore dell’istituzione del parco dell’Alta Murgia, occasione che fu sottolineata dal Vescovo con la sua lettera; poi il manifesto sul riordino ospedaliero, le vicende dei cassintegrati FIAT e della crisi argentina. Preziosa è stata l’attività del Movimento Studenti che coinvolge un buon gruppo di giovanissimi e che si fa soggetto di missionarietà nella scuola. Mentre ringraziamo Gabriella Illuzzi, segretaria uscente, per il paziente lavoro svolto in collaborazione con gli animatori, facciamo i nostri auguri a Francesco Cantatore segretario neo eletto dal Congresso. Appena avviata è stata anche l’esperienza del Movimento di Impegno Educativo di AC, anche questa da rilanciare in futuro.
L’AC deve farsi sempre più carico di annunciare una cultura della vita e della persona che contribuisca a smontare le logiche perverse che dominano sui mezzi di comunicazione di massa: noi vogliamo restituire alla persona la dignità e la coscienza dell’essere cittadino, prima che consumatore; protagonista e non spettatore; persona e non generico individuo. È doveroso precisare che l’AC, quando dialoga sulle questioni sociali e politiche, non è né di destra né di sinistra; è rispettosa delle scelte partitiche dei singoli ed auspica che il punto di riferimento di ogni opzione politica sia sempre il bene comune. Ma altrettanto doveroso è anche ribadire che il pensiero l’AC non può essere neutro quando sono è in gioco l’autentica visione della persona e della comunità nel mondo, i diritti fondamentali e i valori alla base della nostra coscienza cristiana, la salvaguardia dei più indifesi, la pace e la giustizia. A questo riguardo dovremo recuperare l’impegno non assolto di riproporre in diocesi i temi sviluppati nella 44^ settimana sociale dei cattolici, svoltasi nello scorso ottobre, sul tema “La democrazia, nuovi scenari e nuovi poteri”.
Una tra le altre urgenze sarà il prossimo referendum sulla legge n.40 relativa alla procreazione medicalmente assistita, per la quale non ci è chiesto di imbastire nuove crociate, piuttosto di annunciare il valore della vita, in tutte le sue fasi e situazioni, e aiutando le persone a capire e prendere coscienza: lancio un appello al Vescovo, agli uffici pastorali, in particolare quello per la famiglia e la salute, al consiglio pastorale diocesano, perché si costituisca subito un tavolo di lavoro per strutturare un percorso di coscientizzazione nelle città sulle materie referendarie. Sul sito nazionale e diocesano sono già state attivate delle apposite rubriche.
Tutto questo dinamismo di pensiero e di azione è stato costantemente accompagnato dalla umile ma preziosa opera editoriale di Filodiretto, il quindicinale che, pur nella sua semplicità e sobrietà, raggiunge tutti i nostri educatori e responsabili, ma anche tutte le diocesi pugliesi riscuotendo notevoli apprezzamenti, diffondendo informazione e formazione, quindi cultura. 60 numeri, nel triennio, tra i quali molto valore hanno avuto quelli inviati a tutti gli aderenti, in particolari circostanze e ricorrenze, e i numeri monografici sul conflitto israelo-palestinese, sul parco della Murgia, sulla interculturalità, sul Giubileo degli Oppressi, sul decennale di don Tonino, sul pellegrinaggio di Loreto. Il grazie dell’associazione va a Francesca Abbattista e a Michele Pappagallo, che si sono alternati alla responsabilità dell’ufficio, alla redazione che, tra mille difficoltà, ha programmato e organizzato i numeri, inserendo nuove rubriche, e a quanti si sono adoperati per l’allestimento, penso al gruppo giovani della parrocchia S.Achille e, ultimamente, a Mimmo Andriani di S.Agostino.
Accanto al giornale, il cui destino dovrà essere quello di una ben più definita gestione editoriale che lo porti anche fuori dal contesto associativo, è nato il 1° gennaio 2003 www.acmolfetta.it, il sito web dell’Azione Cattolica diocesana, che ha visto un incremento di visitatori e delle visite, nei primi due anni di vita, di circa il 50%. Anche la newsletter Comunic@ci, inviata periodicamente agli aderenti iscritti al servizio, ha contribuito ad incrementare i visitatori che venendo informati delle novità presenti potevano recarsi per prendere visione di notizie che altrimenti passerebbero inosservate. Ulteriori considerazioni sul sito sono presenti nella scheda in cartella. Le potenzialità del sito web sono a tutti note, e proprio il Papa ha avuto modo di ribadire il valore culturale ed anche religioso di internet, per questo dovrà essere sempre più implementato. A Vito Lamonarca, nostro web master, un particolare grazie per il paziente e puntuale impegno di aggiornamento del sito, fatto dal computer di casa sua, in generosa e sincera gratuità.
5.
A Loreto, guardando il mondo
A Loreto l’AC ha portato con se gli avvenimenti in atto sullo scenario mondiale, coinvolgendosi con la preghiera e con gesti di solidarietà.
Abbiamo voluto esprimere anche nella grafica del logo associativo diocesano la nostra tensione tra il micromondo, rappresentato dalla diocesi e dalle sue quattro realtà cittadine, ed il macromondo. Pur avendo dovuto, nel triennio, riservare maggiore attenzione ed energie alla cura di sé, l’associazione non ha trascurato di guardare alla mondialità e ai fenomeni che, nell’era della globalizzazione, coinvolgono tutti gli abitanti del pianeta. È stato un triennio segnato da gravi tragedie: il maremoto, Beslan, il terremoto in Italia e nelle altre zone della terra. È stato il triennio in cui ancora la guerra ha prevalso sulle ragioni della pace disseminando focolai di violenza e terrorismo: pensiamo all’attentato di Madrid, al conflitto in Terra Santa e l’occupazione della Basilica della Natività, ai sequestri dei nostri connazionali, ancora di tragica attualità, e alla strage di Nassirya e ai mille conflitti dimenticati. È stato anche il triennio che ha visto nascere l’Unione Europea con la recente firma del Trattato costituzionale che impegna gli attuali 25 Paesi a una conseguente ratifica e a una concreta attuazione specie sul versante di principi democratici condivisi, tra cui quello del pieno rispetto della libertà religiosa.
Questo
grande scenario, minimamente tratteggiato, è stato costantemente oggetto di
riflessione e di sussidiazione da parte dell’associazione, attraverso
Filodiretto. Abbiamo intensificato la preghiera in diverse circostanze,
coinvolgendo l’intera diocesi; abbiamo espresso la nostra posizione ferma
contro ogni guerra; ci siamo coinvolti in iniziative di sensibilizzazione
con altre associazioni, in momenti di preghiera e di marcia, nel Giubileo
degli Oppressi, e le attività promosse nel mese della pace. Non sono
mancate le opere di solidarietà, penso in particolare alle raccolte promosse
dall’ACR per le scuole di Sarajevo, i bambini-soldato, ed,
ultima, una casa per l’Iraq.
Siamo certamente convinti che molto ancora ci sarebbe da fare su questo versante.
Un
mandato missionario esigente ed esaltante
Non posso non concludere richiamando il momento culmine del pellegrinaggio lauretano, nella piana di Montorso, con la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre, che ha beatificato alcuni nostri aderenti, sotto la protezione amorevole di Maria, donna del Sì. A lui rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra preghiera in questo momento di precaria salute. Gli dobbiamo molto, come associazione, perché negli ultimi anni ha manifestato chiaramente e con parole inequivocabili la preziosità del nostro carisma, facendoci sentire amati da Dio e dalla Chiesa. Io, con Donato e due bambini dell’ACR, ho avuto la grande gioia di fargli gli auguri personalmente, prima di Natale, con una delegazione dell’ACR. Nel breve istante di una stretta di mano gli ho detto “Santità, la diocesi di Molfetta, ti ama!” ed oggi glielo ripetiamo nella preghiera. Una preghiera innalziamo anche per don Luigi Giussani, che proveniente dall’Azione Cattolica, fondò il movimento di Comunione e Liberazione. A Montorso abbiamo percepito la bellezza della nostra associazione sparsa in Italia e c’è da essere grati alla nostra presidente nazionale, Paola Bignardi, la cui testimonianza e dedizione, temprata anche dai momenti di sofferenza, è stata scintilla del rinnovamento associativo. Siamo grati a Mons. Francesco Lambiasi, che domani avremo la gioia di incontrare, e a tutti i responsabili nazionali e regionali.
Il mandato missionario del Papa, contemplazione, comunione e missione, che traduce l’antico motto associativo, preghiera, azione e sacrificio, è la luce che orienta il nostro presente e orienterà il nostro futuro. Penso di aver abbondantemente espresso, quanto quel mandato, esaltante ed esigente, sia già assunto nella nostra esperienza e richiede di esser sempre più sviluppato.
A conclusione di questa, relazione, certo lunga ma doverosa e, spero, non noiosa, sarebbe lecito chiedersi: ma dove sono i frutti di tutto questo lavoro?
Io potrei rispondere, senza sbagliare, ribaltando la domanda: è forse possibile vedere il lievito nel pane? Oppure il sale nella minestra? Il Papa ci ha detto più volte: “So che ci siete, anche quando scegliete le forme del nascondimento…..”.
Ma a ma piace rispondere a quella domanda dicendo, con estrema gioia e un pizzico di sano orgoglio, che i frutti di tutto il lavoro svolto in questi anni siete voi, ciascuno di voi qui presenti, che con il suo volto più o meno conosciuto, manifesta il carisma che lo Spirito ogni giorno ripone nell’Azione Cattolica.
E allora, carissimo, don Gino, carissimo Padre e Pastore di questa amata chiesa che è in Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, ti riconsegno il mandato di presidente diocesano con la serenità di aver svolto il mio compito come un semplice operaio che nulla ha omesso delle sue capacità. Te lo consegno con lo spirito della parabola del seme raccontata da Marco, alla quale mi ispirai sette anni fa, all’inizio del mio primo mandato:
“Così è il Regno di Dio: come un uomo che abbia gettato il seme in terra, e poi dorme e veglia, di notte e di giorno, mentre il seme germina e si sviluppa, senza che egli sappia come. La terra da sè produce prima l’erba, poi la spiga e poi nella spiga il grano pieno. Quando, infine, il frutto lo permette, subito si mette mano alla falce, poiché è giunta la mietitura”. (Mc 4,26-29).
Vi voglio bene!
[1] Cf L.Sparapano, Per essere sempre più una fraternità contemplattiva, in Filodiretto n.12-2004, pp.35.
[2] ACI, Perché sia formato Cristo in voi, Roma 2004, p.27 (da ora: Progetto Formativo)
[3] ACI, Statuto dell’Azione Cattolica, art.3/c (da ora: Statuto)
[4] D.Amato, Testimoni di speranza. Vivere da laici la vita secondo lo spirito, Terlizzi 2003, p.14.
[5] L. Martella, Un Santo per amico: Corrado di Svevia. Lettera pastorale in occasione del IX centenario della nscita di San Corrado, Molfetta 2005.
[6] ACI Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi, Storie di ordinaria santità. Quattro profili di laici cristiani, adulti nella fede, Molfetta 2005.
[7] ACI, Perché sia formato Cristo in voi, Roma 2004, p.9.
[8] L.Martella, Sulla tua parola, Molfetta 2002, p. 5
[9] CEI, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale, 2004.
[10] Ib., p.13
[11] cf. Tribunale ecclesiastico regionale pugliese, Inaugurazione dell’Anno giudiziario 2004, Bari 2004.
[12] Cf: CEI, Comunicato finale del Consiglio permanente svoltosi a Bari dal 17 al 20 gennaio 2005.
[13] AND, art. 2.4.