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L’AC per me…un tesoro particolare!

L’esperienza di Anna Vacca, già vicepresidente adulti

 

La Presidenza diocesana, a conclusione del triennio associativo e in vista della XII Assemblea, ha pensato di raccontarsi attraverso le persone che hanno condiviso la bella avventura della responsabilità diocesana per dire, a chi si avvicenderà, che l’esperienza di servizio all’interno dell’Associazione e della Chiesa è possibile ed affascinante. Dal racconto certamente affiorerà la dimensione emotiva ma non vorrei inciampare nella trappola della retorica in cui facilmente si cade quando si guarda indietro perché si tende ad osservare solo elementi positivi che coincidono con aspetti ideali di vita e di situazioni.

Dico subito che ho sempre considerato un privilegio la mia appartenenza all’AC perchè mi apre con novità al discernimento, alla lettura dei grandi temi della vita e con intensa carica spirituale e umana mi aiuta a scoprire la pienezza della vita e a rompere quel cerchio di affanni che ingabbiano il mio io e alla fine……. mi ritrovo. Per questo ritengo che come responsabili o semplici aderenti dobbiamo fortemente desiderare che l’associazione assicuri e custodisca come un tesoro il particolare servizio della ordinaria attività educativa-formativa. E’ patrimonio prezioso che non si può svendere né si può sciupare ma che con impegno va valorizzato in tutte le sue espressioni facendo ricorso alle proprie risorse competenze.

Con l’XI assemblea si concludeva un percorso di servizio assunto insieme e mio marito in  qualità di coppia cooptata nella presidenza diocesana, un impegno vissuto nella sicurezza del sostegno reciproco e della condivisione delle scelte e accolto come dono che il Signore ci aveva riservato. La nostra fede, divenendo più matura, modellava la nostra vita di coppia e di famiglia. Questo ci ha fatto percepire l’importanza di spenderci un po’ per gli altri.

Col nuovo triennio feci appello al valore dell’ubbidienza per accogliere la responsabilità di vicepresidente del settore adulti insieme a Franco Paparella.

E’ stato un triennio segnato dalle tappe del percorso di rinnovamento associativo che credo sia partito innanzitutto dal cuore di ognuno di noi allorché ci siamo messi in gioco personalmente verso la verità con lo stile della essenzialità prima ancora di mettere mano al rinnovamento strutturale –organizzativo; quest’ultima dimensione poi ha creato sì un po’ di problemi, ma ha suscitato un interessante dinamismo che ha dato significatività a tutta l’esperienza associativa nazionale e diocesana.

La XII assemblea che ci accingiamo a vivere si pone quindi come ponte tra questo percorso straordinario di rivisitazione dello statuto, del regolamento nazionale, del progetto formativo e dell’atto normativo diocesano, oltre che dello stile associativo e il futuro dell’Azione Cattolica.

Anche se abbiamo avvertito il peso di tutto il pacchetto formativo - le tappe, le verifiche, le analisi dei cammini formativi annuali con la novità delle scansioni delle settimane, i cammini di formazione di base personale e di gruppo, le proposte formative diversificate, le assemblee straordinarie, i meeting per adulti e famiglie, i progetti formativi responsabili, i laboratori della partecipazione, i convegni di inizio d’anno,……. la pausa dei campi estivi …. la sosta degli esercizi spirituali - sappiamo che resta questa la specifica formula di formazione affinché sia “alta la misura per la vita cristiana ordinaria”. Noi di AC non ne possiamo fare a meno.

Infine non posso tralasciare il momento importante vissuto per l’anno della fede: la peregrinatio Mariae in diocesi e il pellegrinaggio nazionale a Loreto. Abbiamo celebrato il pellegrinaggio dello spirito per vivere l’essenziale e per dire al mondo che l’AC per il suo mandato missionario trova slancio e dinamismo nelle consegne del Papa: contemplazione, comunione e missione.

Sono certa che la vitalità di questo triennio ha dato frutti ad ogni sforzo di discernimento e orientamento spirituale e formativo. Per me è stato un dono aver condiviso la responsabilità con persone speciali, ricche di fede e appassionate nel donare impegno, tempo, idee, competenze, amicizia in un costante confronto generoso e gratuito per la voglia di accompagnare le persone in un cammino di ricerca, l’uno accanto all’altro, e di rafforzare lo slancio per fare meglio.

Queste persone le ringrazio tutte.

Per finire attingo dal testo degli adulti per dire ciò che dobbiamo imparare insieme:

 

L’uomo sogna e desidera…

una vita bella, buona, beata…

possibile soltanto insieme,

condividendo ciò che si è e ciò che si ha…

cercando di decifrare il disegno di Dio

sull’uomo e sulla storia …

nella fraternità,

sviluppando profonde relazioni ai vari livelli,

oltre le ragioni psico-affettive…

in vista di una maturità e di una pienezza,

che superano tempo e spazio…

per la via dell’amore.

A tutti l’augurio di un buon cammino.


Mille volti incontrati

L’esperienza di Franco Paparella, già vicepresidente adulti

 

Ripensando alla mia esperienza come responsabile diocesano del settore Adulti mi ritornano alla mente i tanti volti incontrati e i momenti più salienti vissuti.

Come fotogrammi rivedo i primi Consigli Diocesani, i vari campi scuola e, soprattutto, il primo senza la presenza della corresponsabile Lucia Minervini, la presentazione della Regola Spirituale, gli incontri cittadini con i responsabili e quelli parrocchiali con gli aderenti, il lavoro in equipe per mediare i percorsi formativi e per programmare le attività del settore, i momenti di spiritualità, la partecipazione a Roma all’incontro delle Presidenze Diocesane, l’incontro nazionale degli Adulti in Piazza S. Pietro con il Papa, la riconferma dell’incarico e l’avvicendamento di Anna Vacca, i Convegni e i meeting per coppie e famiglia, gli incontri regionali, l’indimenticabile momento festa “incontrACI”, la peregrinatio Mariae, il pellegrinaggio nazionale unitario a Loreto. Ritengo che in questi sette anni di servizio abbia più avuto che dato. Ringrazio il Signore per avermi dato la possibilità di conoscere le tante persone incontrate, ascoltato e empatizzato le tante testimonianze di vita, imparato ad approfondire alcune tematiche attraverso i laboratori della partecipazione e, soprattutto, di aver condiviso e vissuto con gli assistenti e gli amici della Presidenza le ansie, le speranze, le gioie e, come in tutte le famiglie, anche i momenti tristi di questa nostra Associazione Diocesana.

Personalmente ho sempre richiamato la comunione e la testimonianza di fede vissuta nel quotidiano e non disgiunta dalla vita. Il mio grazie particolare va a don Pietro per il suo esemplare e appassionato modo di provocarci e di formarci sotto l’aspetto spirituale e a Gino per la sua capacità di orientare e dirigere la vita associativa diocesana.

Ai nuovi responsabili l’augurio di buon lavoro, di contare sempre su Gesù Cristo e non sugli uomini, la mia preghiera affichè lo Spirito Santo li assista nell’impegnativo lavoro di guidare l’AC Diocesana nel prossimo triennio.


Servitori del Padre celeste e dell’associazione

L’esperienza di Nico Visaggio, già vicepresidente giovani

 

Ci sono esperienze di cui apprendi l’importanza solo vivendole: è quello che è capitato a me con l’incarico di vicepresidente diocesano Giovani. Anzi, come mi è capitato di sottolineare spesso, di vicepresidente diocesano “supplente”. Ho preso il posto di Lorenzo, che, come tanti miei coetanei, per lavorare ha dovuto rinunciare alla permanenza nella nostra diocesi. Così poco più di un anno fa, quando avevo ormai dimenticato di avere fatto parte dei candidati dell’ultima assemblea, e a 3.000 km da casa, mentre passeggiavo per i viali di Bilbao, Gino ha pensato bene di chiamarmi, per chiedere se la disponibilità manifestata con la candidatura in assemblea era ancora valida.

Ho dovuto pensarci davvero tanto: cerco sempre di fare le cose al meglio, ed il mio dubbio, in questo caso, era proprio quello di non potercela fare. Nello stesso periodo altre novità mi avevano “travolto”, e così temevo di non essere in grado di servire l’associazione come sarebbe davvero servito, così come non potrei giurare che i risultati del mio impegno si siano avvicinati a quelle che erano le mie migliori intenzioni a gennaio del 2004.

Ma alla mia memoria, dell’esperienza diocesana, ritornano soprattutto i ricordi di tanti momenti importanti, che vissuti da una prospettiva diversa mi hanno permesso di apprezzare in maniera nuova le cose che già conoscevo da aderente. Il primo momento di cui conservo un ricordo piacevolissimo, è l’esperienza del Percorso Giovani, condotto nel corso della primavera del 2004 in giro per i gruppi giovani delle nostre parrocchie, dove abbiamo potuto entrare a contatto con le differenti situazioni associative, a dimostrazione che seppure partiamo tutti dalla stessa base formativa, poi la decliniamo (non sempre con piacere) differentemente da parrocchia a parrocchia: è una “ri-scoperta” di cui fare assolutamente tesoro, da mettere in circolazione il più possibile, perché chi più sappia fare sia di aiuto a chi ha più difficoltà a fare, e perché chi ha bisogno di più sostegno trovi un “forum” dove essere aiutato a crescere, sempre nell’ambito associativo.

Altro tesoro scoperto in quest’anno è stata l’irripetibile esperienza di comunione e di collaborazione che si vive in ogni seduta della presidenza diocesana, dove si è riuscito a creare un clima che rende il lavoro assolutamente piacevole, anche nei periodi (come quest’ultimo) in cui Gino ci ha richiamati alla necessità del superlavoro. E poi c’è proprio Gino, che, con la sua benevola “tenerezza”, quasi da papà, mi ha sempre spinto a vivere a pieno l’esperienza dell’incarico diocesano, suggerendomi anche di sacrificare qualche momento di vita in famiglia o con gli amici per aiutare l’associazione a crescere… forse però un anno scarso di “allenamento” a questa abitudine, rispetto ai suoi sei, è troppo poco perché le sue parole fruttassero una mia maggiore operatività.

E come ultima immagine che compare alla mia memoria, c’è l’esperienza della dimensione nazionale dell’Associazione, in cui si comprende davvero come anche dietro il più grosso ideale servono tante “piccole” persone che lavorino per concretizzarlo e portarlo avanti.

Cosa mi sento di dire a chi proseguirà il nostro lavoro? Essere cosciente che nel mandato non siamo che servitori dell’Associazione e del Padre Celeste, quindi dare il meglio di sé, per quanto ci è possibile, senza aspettarsi gloria o ringraziamenti: anche dai semi più piccoli, ma diffusi con coscienza, l’Amore del Padre vi aiuterà a far fruttare ciò che serve davvero alla crescita dell’Associazione, anche a dispetto di ogni aspettativa razionale.


Amicizia, impegno e gratitudine

L’esperienza di Lorenzo de Palma, già vicepresidente giovani

 

Per parlare della mia esperienza nel secondo triennio da Responsabile diocesano, non posso che partire  dalla fine e cioè dal fatto che purtroppo non sono riuscito a portare a termine il servizio, causa impegni di lavoro che mi hanno  portato, all’inizio del 2° anno del triennio, lontano dalla diocesi.

“Partire dalla fine” significa per me rivedere quell’esperienza con gli occhi di chi, gioco-forza, si è trovato lontano dall’AC e che quando ripensa a quei giorni, lo fa con sentimento di nostalgia. Nostalgia per il clima di amicizia che si respira in associazione, e soprattutto nella nostra diocesi, sia in presidenza che nelle equipe e che rappresenta il punto di forza del nostro stile associativo. Spero tanto che questo resti sempre un punto fermo: è importante lavorare per l’AC, senza sentire l’obbligo delle cose ma perché chiamati, assieme ad altri, a servire il Signore attraverso l’associazione.

Certamente anche la parola impegno, fa capolino nei miei pensieri. E’ innegabile che molte volte la mole di cose da fare è così tanta che si rischia di perdere l’obiettivo finale delle cose, anche perché spesso purtroppo si è in pochi a farle. Mi hanno aiutato le riflessioni, le parole dei nostri assistenti, che mi suggerivano di tenere lo sguardo fisso verso il Signore.

Proprio questa considerazione sulle tante cose da fare me ne fa venire in mente un’altra legata al rischio di avere a che fare talvolta con un associazione di responsabili: non so bene se sia l’impegno ad allontanare i più o invece il non sentirsi al passo con un associazione con ritmi intensi (e con persone super-impegnate) fatto sta che anche io da quando me ne sono allontanato fatico, sicuramente anche per la mia lontananza, a starne al passo, e non solo alla dimensione diocesana di per se più complessa, ma anche a quella parrocchiale.

Se penso più particolarmente al lavoro in presidenza, mi viene in mente tra le tante cose, lo sforzo che si è fatto, per far entrare “il mondo” nella vita associativa. Tanto è stato fatto per offrire degli spunti di riflessione agli aderenti sui tanti aspetti della vita civile, dal sociale al politico, dai temi della pace a quelli più territoriali delle nostre città. Non sempre si è raggiunto l’obiettivo ma è importante far capire che la nostra vita di fede si gioca lontano dalle nostre sagrestie.

L’ultimo sentimento che mi affiora, ma il più intenso, è quello di gratitudine:

gratitudine al Signore perché mi ha fatto crescere in AC portandone per qualche anno la responsabilità assieme ad altri, e gratitudine verso i compagni che Lui ha posto accanto a me per questo compito.


Grazie, grazie ed ancora grazie!

L’esperienza di Vito Scarimbolo, già amministratore diocesano

 

Il primo sentimento che provo dovendo rappresentare sinteticamente la mia esperienza di servizio in questo ultimo triennio all’interno della presidenza diocesana, è GRAZIE GRAZIE ed ancora GRAZIE. La crescita spirituale ed umana che ho avuto durante tutto l’arco di tempo e non solo nell’ultimo triennio, non è quantificabile ma sicuramente ricca di spunti ed esperienze che hanno avuto come primo risultato quello di avvicinarmi al Signore in più circostanze e con maggior vigore cristiano. La figura dell’amministratore sicuramente fino a tre anni fa non era piena di contenuti come erano le altre (presidente, assistente , vice presidenti di settori, ecc) ma, soprattutto partendo dal centro nazionale è stata riempita di valori e compiti sempre più vicini alle altre figure che compongono la stessa presidenza. Dover avere come compito “solo” quello di amministrare nel miglior modo possibile le risorse economiche dell’associazione diocesana, in apparenza, potrebbe sembrare sterile e privo di qualsiasi anima cristiana ed associativa, ma in realtà essere presente e partecipare agli incontri di presidenza mi ha dato modo di crescere perché animato da spirito cristiano coltivato all’interno dell’associazione. Vivere momenti forti e coinvolgenti al fianco di persone come don Pietro, Gino, Franco, Anna ecc. (nessuno escluso) è un dono che Dio mi ha voluto fare e che io ho cercato di “sfruttare” fino in fondo. Elencare tutti i momenti vissuti sarebbe troppo lungo ma viverli è stato grande.


Servire l’AC…tra fotocopie e telefonate

L’esperienza di Mariella Spadavecchia, già segretaria diocesana

 

Eccomi giunta alla fine(quasi ………manca l’assemblea) del mio servizio!!!!!

Ora alla fine di questo triennio posso ringraziare sicuramente …il Signore,per avermi fatto conoscere l’AC al di là delle parrocchie ma in un centro diocesano incasinato che pulsa però di amore per l’associazione,di poter aggiungere nel mio zaino questa esperienza di servizio in diocesi, questa testimonianza di fede vissuta con altri amici della presidenza.

Posso ritenermi “fiera” di aver visto L’Ac rinnovarsi   e averla servita fra fotocopie e telefonate ,di aver votato per lo Statuto a Roma e di aver incontrato 32 parrocchie che pur fra mille diffocoltà testimoniano un’AC forte vive e bella. Avere pregato  nella Peregrinatio mariae con tanti fedeli e aver preparato tanti badge per l’Incontraci di maggio 2003.

Credo che all’AC io devo tanto; con l’Ac sono cresciuta anche nella fede, ho incrociato Lorenzo tanti anni fa sul mio cammino e abbiamo condiviso la responsabilità in questa prima parte di triennio. Ma grazie  ad essa  ho  conosciuto tanti ragazzi, adulti e assistenti  che credono in questa bella associazione. Credo che il servizio di segretaria diocesana sia quello meno formativo ma sicuramente piu’ ricco di lavoro “manuale” per tutti i compiti pratici che li  competono.

Probabilmente in futuro occorrerà pensare  a un equipe di segreteria (un segretario di settore o uno cittadino) che con i quali collaborare e poter realizzare un lavoro piu’ sistematico e puntuale.

 

“Compagni di viaggio…”

L’esperienza di Manuela Barbolla, già vicepresidente giovani

 

Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata a “raccontare” com’è stata la mia esperienza diocesana! Com’è stata…già. Ciò presuppone che il tempo sia passato…e ne è passato un po’! Tre anni. Quante cose sono successe in questi tre anni a me, nella mia vita. Un nipotino meraviglioso, la laurea, tanti nuovi amici, ma anche la ricerca di un lavoro che vada oltre il doposcuola o le ripetizioni, la perdita di persone care…Gioie e dolori inevitabilmente condivise con i “compagni di viaggio” della presidenza diocesana: a loro ho mostrato le prime foto del mio piccolo Davide, ero in presidenza la sera prima della mia seduta di laurea, ero con loro a Senigallia quando lo scorso settembre…sono tornata a casa per una triste perdita…

Compagni di viaggio con cui ho condiviso un tratto di strada a servizio dell’associazione diocesana. Già a servizio! perché è proprio con questo spirito che siamo riusciti ad andare avanti, nonostante la fatica, nonostante le difficoltà, nonostante le delusioni, le offese, le incomprensioni. Anche tra di noi, per lo meno per quanto mi riguarda, non sono mancate occasioni di confronto…”decisamente  forti”, ma la cosa bella, quella che porterò nel mio cuore, è che sempre c’è stata e si è cercata l’occasione per il chiarimento, per il confronto, per la riconciliazione ed il ritorno alla serenità. Credo di poter affermare senza problemi che in questi tre anni, oltre ad essere evidentemente cresciuta anagraficamente (mica a caso ho fatto la tessera come adulta! In questo l’AC è davvero crudele!!!),  sono cresciuta anche umanamente e spiritualmente e quest’ultimo aspetto è per me molto importante!

Certo anche le difficoltà non sono mancate: anzitutto la difficoltà di inserirsi in una presidenza quasi tutta al secondo triennio; mamma quanto mi sono sentita un pesce fuor d’acqua! Ho pensato che i tre anni che mi attendevano sarebbero stati i p i ù  l u n g h i d e l l a  m i a  v i t a! Mi sentivo un souvenir, un complemento d’arredo di cui, di tanto in tanto, qualcuno si ricordava per “togliere un po’ di polvere”! Ma poi le cose sono cambiate e…Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto essere considerata un complemento d’arredo! Ma in Ac non è possibile! c’è sempre qualcosa da fare ed è proprio questo il bello! Ed è bello non perché siamo un tantino masochisti, ma perché tutti si danno da fare!

 E poi l’èquipe! Un conto è farne parte, un conto è esserne responsabile! Non è tanto una fatica fisica quanto “umana”. Devi esserci sempre e comunque e più ci sei, più ti leghi a quelli che ci sono…e più stai male quando li vedi partire per inseguire un sogno, per lavorare, per rispondere alla propria Vocazione! Ma sei anche immensamente felice perché sai che ad un distacco che fa male a tutti corrisponde la loro realizzazione professionale ed umana e la loro felicità.

L’èquipe è però anche “convivenza” e la convivenza porta al confronto e,  come ci insegnano quei “grandi maesti di vita” che sono i reality show!!!! , talvolta porta allo scontro e questo non può non far soffrire specie se non avviene in un clima di fraternità e di rispetto reciproco. Ma noi non siamo in un reality! e non possiamo accapigliarci o vomitarci addosso chissà quali cattiverie!  Si deve all’ora ripartire con tutta l’umiltà necessaria – ma questo i reality non lo insegnano; la fede si! - nella consapevolezza che si sta rendendo un servizio non per se stessi o per la propria fama (vi assicuro che in tre anni nessuno mi ha chiesto un autografo! Perché nessuno di voi mi ha mai chiesto un autografo?!?), ma per una associazione il cui scopo è indicare la strada che conduce a Gesù Cristo…e si impara a pregare, non più per se stessi, non più per i propri interessi, non solo per chiedere qualcosa, ma anche per qualcuno che soffre, per l’associazione, per offrire la propria sofferenza, per ringraziare…

Se qualcuno mi chiedesse se ne è valsa la pena risponderei: «sicuramente sì!»; se, ancora, mi chiedesse se coscientemente lo rifarei direi: «forse!»; se, infine, mi chiedesse di dire qualcosa a chi sarà chiamato nel prossimo triennio ad assumere una responsabilità diocesana direi: «se hai paura e non ti senti all’”altezza”, forse sei la persona adatta!ma, se te lo chiedono, pensa che sei chiamato a rendere un servizio e non riflettere troppo…perché altrimenti passa la dose d’incoscienza necessaria per dire di sì!».

Concludo con le parole di una canzone del “mio” De Gregori: «due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai, potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai!»: in questa mia avventura ho trovato compagni di viaggio splendidi; molti di noi non saranno nel nuovo consiglio o nella nuova presidenza, ma saremo sempre “marinai” della stessa associazione, l’AC!


Un’avventura in oceano aperto

L’esperienza di Marianna Annese, già responsabile ACR

 

L’esperienza di servizio nell’ACR diocesana? Per me è stata come una grande Avventura in oceano aperto, in balia delle correnti marine, dell’alta e bassa marea, delle imbarcazioni di pirati che possono assalirti di notte quando si è più fragili, o di quelle amiche che si avvicinano anche solo per farti sentire il calore di una presenza benevola. Sempre con il cardiopalmo nell’attesa di nuove mete da raggiungere sapendo poi, di dover ripartire subito dopo, per altri, incontaminati lidi, senza sosta, portando con sé solo l’Essenziale e scoprendo di volta in volta i DONI che Dio Padre ha voluto concedermi per rinfrancare e ritemprare il Cuore. Tra questi, i meravigliosi ragazzi del PFR con la loro contagiosa carica di entusiasmo che sovverte qualsiasi inchiesta-dossier sui giovani di oggi: niente affatto superficiali, hanno dimostrato di voler dare tanto pur consapevoli del limite dato dalla loro poca esperienza. Sono davvero delle persone Speciali!

Altro dono le intense amicizie createsi con coloro che hanno a vario titolo “vissuto” il centro diocesano: legami indissolubili, tenaci, resistenti alle intemperie, nati dalla condivisione di  una esperienza forte, in cui quasi con l’incoscienza di un bambino, non si è avuto il timore di mettersi in gioco, cercando di andare reciprocamente incontro all’altro, limando le divergenze, per creare un perfetto ingranaggio, una complicità che è divenuta condivisione e rispetto di ciò che l’altro è, e può dare, in una comunione d’intenti che solo la Fede in Gesù Cristo e la voglia appassionata di farLo conoscere ai più piccoli riesce a creare.

Avrei voluto custodire come un Tesoro di inestimabile valore questa mia breve ma intensa esperienza di servizio, perché un tesoro come fai a raccontarlo? Può solo trasparire attraverso uno sguardo o un sorriso, non esistono vocaboli adatti a farne comprendere a pieno il suo splendore e insieme farne apprezzare il Mistero che cela. Ogni parola adoperata sembra possa fargli perdere in lucentezza, banalizzando le emozioni che in questi mesi si sono susseguite vorticosamente. Però se ci sono degli amici accanto non puoi non provarci, e allora spero che un po’ della Gioia che provo vi raggiunga e riscaldi in un tenero abbraccio.


“Il seme germina e sviluppa senza che egli sappia come”

L’esperienza di Gino Sparapano, già presidente diocesano ACR

 

Quando, sette anni fa’, il vescovo Mons. Donato Negro mi affidò l’incarico di presidente diocesano, e anche dopo la conferma di Mons. Martella, ispirai i lavori del consiglio e della presidenza alla parabola del seme raccontata dall’evangelista Marco: «Così è il Regno di Dio: come un uomo che abbia gettato il seme in terra, e poi dorme e veglia, di notte e di giorno, mentre il seme germina e si sviluppa, senza che egli sappia come. La terra da sè produce prima l’erba, poi la spiga e poi nella spiga il grano pieno. Quando, infine, il frutto lo permette, subito si mette mano alla falce, poiché è giunta la mietitura» (Mc 4,26-29).

Se non è dato vedere i frutti al seminatore spetta sicuramente svolgere il suo lavoro con serietà.

Deve anzitutto conoscere il terreno, il campo affidatogli. Così ringrazio il Signore per avermi permesso di conoscere ed incontrare tante persone nelle parrocchie tra le quali mi sono aggirato senza soste. Mi sono arricchito della fede di quanti ho conosciuto, ho visto le opere che il Signore compie. Ho imparato a conoscere anche gli amici della presidenza e ne ho guadagnato in esempi e testimonianza di abnegazione.

I momenti di preghiera, prima di ogni incontro, sono stati brevi e intensi istanti, abilmente proposti dall’Assistente, che hanno consentito di decentrarmi rispetto agli ordini del giorno, sempre sovrabbondanti, che volta per volta ho preparato. Ma anche ogni viaggio in macchina, tra le quattro città, è stato un dono per me perché ho potuto pensare, riflettere, pregare. Certo, anche la mia fede si è irrobustita grazie a questa esperienza diocesana.

Al seminatore spetta anche selezionare il tipo di coltivazione adatta al terreno affidatogli e scegliere i tempi giusti per la semina. Ecco allora l’altro grande motivo di gratitudine al Signore e agli amici di presidenza. Ho avuto la possibilità di esercitarmi nello studio delle questioni, nell’analisi dei fenomeni, nella sperimentazione di iniziative e proposte, cosa che non avrei potuto imparare se non stimolato dall’impegno. Decisivo il confronto e la condivisione delle idee e delle valutazioni che, anche se diverse, mai hanno portato a fratture o contrapposizioni. A vivificare questo metodo di lavoro è stato il clima di amicizia consolidatosi perché, nonostante il rincorrere delle scadenze, non è mai venuta meno l’attenzione alle persone e alle relazioni. 

Ringrazio ancora ciascuno dei responsabili e assistenti per la manifestazione di affetto che mi hanno riservato.

Il confronto a livello regionale e nazionale hanno esaltato questo dono.

Anche la mia famiglia si è arricchita, certo dico arricchita, perché parafrasando un altro brano evangelico, sono convinto che Dio dona a chi ama con gioia.

Allora, con la consapevolezza dell’operaio che nulla ha omesso delle sue capacità, chiudo questo racconto con la parola che ha corso  trasversalmente in queste pagine: Grazie per quanto il Signore mi ha dato!