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Intervento dell’Assistente al primo incontro del nuovo consiglio diocesano

 

 

Verità, Umiltà, Amore, Gratuità: le caratteristiche del servizio in AC

 

don Pietro Rubini

 

 

Sin dalle origini i segni distintivi dell’Azione Cattolica sono stati due: corresponsabilità associativa e democraticità delle scelte. E proprio per dar seguito a tali criteri, ogni tre anni l’associazione rinnova il Consiglio, scegliendo tra coloro che manifestano la disponibilità a servire la Chiesa, impegnandosi più direttamente nella vita associativa.

Anche quest’anno, i nostri 4710 aderenti, attraverso i propri delegati, sono stati chiamati a rinnovare il volto dell’AC diocesana.

Il volto nuovo dell’AC siete voi cari consiglieri eletti. A voi viene affidato il compito di tradurre in concreto le indicazioni del documento finale consegnatevi dalla XII Assemblea come «piattaforma di impegni e scelte di programma… in ordine alla formazione e alla missione» (Documento Finale della XII Assemblea dell’AC).

Provando a parafrasare lo slogan che è risuonato dopo Loreto, vi ricordo che tocca a voi fare in modo che l’Azione Cattolica non sia più la stessa, facendo tesoro della ricchezza che vi è stata consegnata.

Ma questo sogno, coltivato dallo stesso Giovanni Paolo II, diventerà realtà solo se saprete coniugarlo con il Vangelo del Servizio.

«Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Servizio! Questa Parola, cuore di tutto il Vangelo, è il motivo del nostro incontro e dei nostri futuri impegni.

Dal servizio d’amore vissuto da Gesù, traggo alcuni aspetti che possono caratterizzare il nostro servizio in Azione Cattolica.

Anzitutto il servizio è la verità della nostra vita. Non possiamo vedere nell’altro un concorrente, ma un segno della presenza di Dio, un fratello da incontrare nel rispetto e nell’amore. Pertanto ogni incarico che ci viene affidato nell’ambito dell’associazione, richiede la consapevolezza di essere un dono da mettere al servizio degli altri.

Ma il servizio, per essere vero, richiede il coraggio dell’umiltà. Gesù si è cinto del grembiule, tipico strumento utilizzato dallo schiavo. Spesso anche il bene imbocca la strada dell’immagine, della gratificazione e dell’ostentazione. Il vero bene, però, quello vissuto secondo la logica del Vangelo, conosce solo una strada, quella della croce. Perciò l’umiltà del servizio è il suo consumarsi nella quotidianità, è il restare senza notizia, dietro le quinte, nell’ombra, nel silenzio, in una fedeltà ignorata.

Il servizio per essere evangelico è la testimonianza della gratuità di Dio. La gratuità sconfigge la logica mondana del diritto esasperato, del do ut des e va nella direzione dell’amore che trova in se stesso la ragione del dono. Dire gratuità significa assenza di contropartita, di riconoscenza e di riconoscimento, nonostante che il cuore reclami corrispondenza. È pur vero che l’Azione Cattolica non è solo il luogo del servizio, ma della formazione alla riconoscenza, la quale però entra nella dinamica del dono e non del diritto.

Infine, il servizio che deve qualificare lo stile del nostro Consiglio, non può che essere animato dall’amore. Il servizio è il linguaggio delle mani, dei gesti, della mente, delle parole; l’amore è il linguaggio del cuore. Il servizio è la concretezza dell’amore; l’amore è lo spirito del servizio e fa si che il servizio sia vero, puntuale, liberante e paziente; e per questo motivo non occasionale, né sull’onda dell’emozione, ma sulle attese e sulle esigenze delle persone e dell’associazione. Se viene a mancare l’amore, ogni altra motivazione che sta alla base di un servizio è debole e inaffidabile. Alle prime asperità, all’ombra della prima croce ci si tira indietro, si sperimenta la delusione e si alimenta il risentimento. Insomma, cari consiglieri neo eletti, avete il compito di abbozzare il volto nuovo dell’AC diocesana, ma a una condizione: «Al di sopra di tutto vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione» (Col 3,14).

Auguri e buon lavoro.