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Resoconto del programma delle iniziative in diocesi per la settimana sociale, promossa in collaborazione con l'Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro

di Michele Pappagallo, presidente diocesano

Dal 24 febbraio al 14 marzo u.s. si sono svolti in diocesi i percorsi cittadini che hanno visto la nostra associazione impegnata a riflettere e a tradurre concretamente un valore, il Bene Comune, che da anni fa da sfondo alle celebrazioni delle settimane sociali dei cattolici italiani. Non è un caso, infatti, se pur non con il coinvolgimento di tutti gli aderenti, che l’A.C. diocesana ha quest’anno voluto privilegiare, tra le settimane, quella sociale, ricordando i 100 anni di promozione in tutte le diocesi italiane di tematiche e riflessioni molto care alla Dottrina Sociale della Chiesa.

 

Ispirare cristianamente la società” era l’obiettivo con il quale Giuseppe Toniolo, assieme al cardinale Pietro Maffi, proponeva nel 1907 la prima settimana sociale dei cattolici, caricando l’iniziativa di due compiti ambiziosi: ri-coinvolgere i cattolici italiani nella vita politica del Regno d’Italia, dopo lo strappo provocato dal “non expedit” e dal fallimento dell’Opera dei Congressi per le eccessive aperture di una parte del laicato cattolico verso la corrente modernista di Romolo Murri, ed elaborare un “pensiero sociologico cristiano” che proponesse risposte adeguate e specifiche ai problemi che caratterizzavano la società del tempo, specie per quelle classi sociali « che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo » e per le quali la Dottrina Sociale della Chiesa doveva dare un sostegno, originale e proprio, che non si confondesse con le soluzioni provenienti da ideologie antiche e nuove.

Senza scomodare un vecchio adagio storico, da tutti ormai conosciuto, secondo cui la storia si ripete, non certo nelle circostanze o negli episodi, ma sicuramente nei contesti culturali e nelle domande di senso, possiamo sicuramente affermare che, fatte le debite distinzioni, le difficoltà e le “aporie pregiudiziali” che accompagnavano il pensiero cristiano-cattolico sulle tematiche sociali dei tempi del Toniolo presentavano poche differenze da quelle che hanno caratterizzato la società italiana del secondo dopoguerra e da quelle che infiammano il dibattito pubblico e il dialogo attuale, con qualche specificità che sottolineerò più avanti.

È quanto è emerso, in sintesi, dai percorsi di riflessione cittadini sul Bene Comune, grazie agli interventi di alcuni relatori, il prof. Rocco d’Ambrosio a Ruvo, don Vincenzo De Palo a Giovinazzo, il prof. Franco Miano, vice presidente nazionale del settore adulti, a Molfetta, che hanno ripreso il concetto di Bene Comune secondo il pensiero sociale cristiano, applicandolo alla sfera concreta della partecipazione ad una cittadinanza attiva. Significativa è stata, inoltre, l’esperienza di Terlizzi, vissuta a livello laboratoriale con le altre associazioni di cittadini presenti sul territorio (Caritas, ARCI, Mediterrania, CLAD, Unitalsi), tesa a sottolineare più che gli aspetti che dividono i cristiani dagli altri cittadini, soprattutto quelli che li vedono protagonisti, insieme agli altri, a valorizzare forme concrete di partecipazione alla costruzione del Bene Comune, per trovare soluzioni condivise a problemi che insistono su un determinato territorio. È stata un’esperienza carica di significato non solo perché ha visto la partecipazione e l’incontro di molti giovani, il cui punto di vista su alcuni problemi che caratterizzano la città di Terlizzi sarà presentato in forma organica e riassuntiva al sindaco della città il 31 marzo in occasione della GMG diocesana, ma anche perché, nonostante qualche voce critica, supportata da una scarsa conoscenza degli obiettivi dell’iniziativa, si è realizzato effettivamente l’auspicato dialogo sociale che deve vedere i cristiani impegnati, accanto a tanti altri cittadini, per la costruzione della casa comune.

Ed è proprio sulla capacità di dialogo dei cristiani di oggi che vorrei spendere le ultime personali riflessioni di questo scritto. In un famoso libro intitolato “Introduzione al problema di Dio: discorso su Dio ed esperienza religiosa” l’autore, il prof. Carlo Cantone, parlando dell’importanza che oggi ha il dialogo con i non credenti per stimolare “ad intra” la ricerca religiosa a dare risposte a chi mette in dubbio la fattibilità e la funzionalità sociale dell’esperienza di Dio, che deve essere visibile e comunicabile, dice: « È necessario chiarire il significato di dialogo. Esso non è una semplice conversazione, né controversia polemica o proselitismo. Il dialogo presuppone negli interlocutori le seguenti consapevolezze reciproche:

profonda convinzione della verità del proprio punto di vista: sembra una ovvietà, ma non lo è, per evitare che ci si mette a dialogare senza aver nulla da dire;

profonda convinzione che il processo di ricerca della verità è lungi dall’essere concluso e che passa dall’atteggiamento di una reciproca apertura e ricerca;

impegno a raggiungere tale obiettivo.

Dunque, il dialogo è un incontro personale, è una ricerca comune della verità, in base alla quale si dovrà operare uno sforzo profondo di uscire da se stessi ed “entrare nell’altro“. Ed è qui, nella condizione di entrare nell’altro (ciò vale a dire capacità di “amore”), che si trova la ragione d’essere di un dialogo genuino » (ed. La Scuola, 1973, pag, 324-325).

Se dunque il dialogo anche con chi non ha una visione cristiana della società ha bisogno, soprattutto, di una conoscenza approfondita ed adeguata delle proprie convinzioni e del proprio credo per « dare ragione della propria speranza » (1Pt 3,15) e sostenere un rapporto costruttivo, certamente non possiamo essere contenti della partecipazione espressa ai momenti della settimana sociale diocesana da parte degli stessi aderenti all’A.C., forse molto impegnati in parrocchia e poco attenti al dialogo interculturale sui problemi di rilevanza cittadina. Forse come cattolici non ci rendiamo conto che il condividere con gli altri valori irrinunciabili, come la famiglia, l’indisponibilità della vita, la difesa della legalità, passa attraverso non solo pronunciamenti di principio, ma anche e soprattutto attraverso un dialogo costruttivo e che quest’ultimo ha bisogno di poggiarsi su basi solide e su principi comunicabili e comprensibili all’uomo di oggi? Forse che noi cristiani non riusciamo a dare all’uomo della strada un’idea di unione e compattezza su determinati aspetti della vita sociale che porti alla costruzione di quel famoso Bene Comune che, come idea di un tutto, deve superare le visioni particolaristiche o la semplice somma degli interessi individuali o particolari?

 

 

 

  

Materiali di studio e riflessioni:
  1. Resoconto diocesano
  2. Il convegno con Franco Miano
  3. Il laboratorio sulla cittadinanza a Terlizzi
  4. Bene comune, bene di tutti gli uomini e di tutto l'uomo.

    Relazione di don Rocco D'Ambrosio a Ruvo:

    file word

    presentazione power point

     

     

  5. Storia delle settimane sociali

  6. Biografia di Giuseppe Toniolo

  7. Il Bene comune nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa

  8. Bene comune negli scritti di Vittorio Bachelet

  9. Visita la sezione dedicata nel sito nazionale AC

  10. Il tema di quest'anno

  11. Scarica la locandina e inviala a persone da coinvolgere 

  12. Scarica il programma-invito

 

 

 

Ultimo aggiornamento:mercoledì 04 aprile 2007

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Realizzazione e aggiornamento a cura di Vito Lamonarca e Gino Sparapano

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